Storia e Fatti del Risorgimento Italiano - Società Nazionale


Presentazione della Sezione

In questa Sezione del sito è proposta una scelta di fatti del Risorgimento italiano che si riferiscono sia a capoluoghi come Torino, Milano e Roma, sia alle città di Pinerolo e di Crema, dove la Società Nazionale ha trovato un valido supporto organizzativo. Sono tuttavia gradite segnalazioni di fatti di comune interesse anche da ogni altra parte d'Italia. Il sito è costituito da circa tre anni ed i contenuti iniziali saranno rapidamente ampliati e arricchiti, meglio se con i contributi provenienti da tutto il territorio nazionale.

Cliccando sul titolo di alcuni fatti è possibile accedere ad ulteriori informazioni poste al livello inferiore. In altri casi non vi sono dati ulteriori ed il fatto si esaurisce nel testo posto al livello superiore.




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La marcia di Radetzky

La Radetzky Marsch è una marcia militare composta da Johann Strauss padre in onore dell’ottantaduenne feldmaresciallo verso la fine di agosto del 1848, per celebrare la sua vittoria contro gli italiani. Johann Joseph Wenzel, conte di Radetzky (1766-1858) era infatti riuscito a sconfiggere l’esercito piemontese dopo una dura campagna di guerra, conclusasi con il ritorno degli austriaci a Milano e l’armistizio Salasco del 9 agosto. A Vienna questa vittoria venne accolta con grande gioia dalla maggioranza della popolazione, fedele alla monarchia asburgica. L’intraprendente Friedrich Pelikan, funzionario statale ed anche proprietario del “Cafè-pavilion”, posto sulla Wasserglacis a Vienna, organizzò per la sera del 31 agosto un “Festival per la gran vittoria”, insieme a Carl Hirsch, un esperto di illuminazioni. I volantini che pubblicizzarono l’evento annunciarono che il direttore dei balli imperiali di corte, Johann Strauss, avrebbe diretto la musica eseguita nel corso della serata ed avrebbe anche presentato in anteprima una sua nuova opera, composta in onore dell’anziano comandante. Secondo l’amico e collega di Strauss, il musicista Philipp Fahrbach senior (1815-1885), quest’opera per i festeggiamenti del 31 agosto non era stata ancora creata e Strauss la compose poco prima dell’evento, su pressioni di Fahrbach. Vuole la tradizione che la marcia venisse creata addirittura in sole due ore. Il successo della Radetzky Marsch fu evidente sin dalla sua prima esecuzione, quella sera sulla distesa verde del Wasserglacis. La Wiener Allgemeine Theaterzeitung, nel suo numero del 2 settembre, riportò in proposito: “Questa festa imponente è stata una delle più belle dell’anno. In particolare la nuova Radetzky Marsch di Strauss è stata molto ben accolta e su richiesta pressante ha dovuto essere ripetuta più volte”. Ancor oggi questa marcia viene eseguita con frequenza in Austria, in molte celebrazioni pubbliche e in molte rievocazioni storiche. E’ divenuto uno dei pezzi musicali più eseguiti in Europa e nel resto del mondo. Gran parte della sua celebrità deriva dal fatto che la Radetzky Marsch chiude tradizionalmente il concerto di capodanno che si svolge ogni anno a Vienna, al Musikverein. Immancabilmente, secondo la consuetudine, il pubblico presente in sala partecipa attivamente all’esecuzione battendo il tempo con le mani. Spesso lo stesso direttore d’orchestra si volta verso la platea e dirige tutti i presenti nella sala, conducendoli come fossero un altro strumento. Questa abitudine a battere le mani, per chi in Austria conosce il significato dell’opera, ha spesso un duplice valore, uno istintivamente musicale e ritmico, un altro di gioia ed approvazione per la vittoria di Radetzky, per la sua marcia trionfale sui terreni italiani di guerra nel 1848, dalla battaglia di Custoza alla rioccupazione di Milano. Viene da chiedersi quanti italiani abbiano battuto e battano ancor oggi le mani alla fine del concerto di Capodanno. A distanza di più di un secolo e mezzo, probabilmente non resta che apprezzare il ritmo coinvolgente di questa marcia. L’importante è però sapere chi si applaude.

Foto 1: ritratto del Feldmaresciallo Radetzky, Venezia, Museo Correr.
Foto 2: ritratto del Feldmaresciallo Radetzky, Milano, Collezione Giuseppe Camesasca.
Foto 3: ritratto del Feldmaresciallo Radetzky, Genova, Museo del Risorgimento.
Foto 4: ritratto del Feldmaresciallo Radetzky, Vicenza, Museo del Risorgimento, Raccolta Fantoni.
Foto 5: ritratto del Feldmaresciallo Radetzky, Venezia, Museo Correr.
Foto 6: stampa celebrativa del Feldmaresciallo Radetzky, Milano, Civica Raccolta delle Stampe.




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Rodolfo Gattinara a Governolo

Ci sono fatti che sono importanti per il rilievo concreto delle loro conseguenze. Altri che non producono effetti sul successivo andamento pratico delle cose ma che assumono un significato emblematico, una valenza simbolica. I primi diventano un frutto per il presente. I secondi possono divenire un seme per il futuro. Nella nostra epoca, ad essere maggiormente celebrati sono i fatti che incidono sulla realtà tangibile. Qui invece ricordiamo un fatto che non cambiò il corso degli eventi storici ma che costituì un esempio di coraggio e di senso dell’onore, di virtus come direbbero gli antichi, qualità oggi posposta all’abilità nelle faccende e nei negotia. Parliamo ovviamente di un soldato, rectius di un cavaliere. Rodolfo Gattinara di Zubiena fu un giovane tenente del Genova Cavalleria, uno dei sei reggimenti della Cavalleria piemontese che nel 1848 combatterono sui campi di battaglia della prima guerra di indipendenza italiana. Scegliamo il fatto da lui realizzato, innanzitutto, perché mai come in questa prima campagna risorgimentale il nostro esercito seppe battersi con impegno, dedizione ed eroismo. Inoltre, perché la Cavalleria costituì in quella guerra un punto di forza per fedeltà, disciplina ed ardimento, compiendo imprese che suscitarono spesso l’ammirazione degli avversari. Infine, perché l’azione individuale di Rodolfo rappresentò qualcosa di veramente eccezionale. Il suo gesto colpisce ancor oggi per la fulminea determinazione con cui fu deciso e per l’incredibile audacia con cui fu compiuto. Purtroppo, dopo i vittoriosi fatti d’arme di Governolo, non solo non si riuscì a sfruttare il successo acquisito portando a buon fine l’assedio di Mantova ma si giunse, in circa due settimane, alla sconfitta di Custoza, alla ritirata generale ed all’ultimo disperato scontro di Milano. Eppure l’esempio, dato quel giorno all’Europa intera, di come sapesse combattere e morire un cavaliere italiano, segnò un punto fermo nella mente e nel sentimento di tutti coloro che, da allora, hanno avuto testa e cuore per capire ed agire di conseguenza, sia nei periodi di maggiore sviluppo della nostra storia nazionale, sia in quelli, come gli attuali, della maggiore decadenza istituzionale. Molti storici sostengono che l’Italia sia nata in buona parte dalle trattative diplomatiche, nel momento in cui gli equilibri tra le nazioni europee lo hanno consentito. Può darsi. Ma per chi ha spirito di cavaliere è bello pensare che l’Italia sia nata anche nel momento in cui Rodolfo ha visto i fucili austriaci puntati, ha estratto la sciabola, ha dato di speroni ed ha caricato.

Foto 1: il tenente del Genova Cavalleria Rodolfo Gattinara di Zubiena carica i fucilieri austriaci ed è abbattuto con il suo cavallo a Governolo, litografia a colori di Stanislao Grimaldi del Poggetto, allora sottotenente del Genova Cavalleria e partecipante a quell’azione.