La Relazione

La prima parte della relazione ha descritto i fatti accaduti a Crema dalle Cinque Giornate di Milano all’inizio della prima guerra d’indipendenza, partendo dalla realtà cremasca del tempo.

Da più di trent’anni la popolazione era saldamente guidata dalla propria aristocrazia, che era a sua volta saldamente guidata dal governo austriaco. Molte cariche cittadine, come quella di Podestà, erano concesse alle famiglie nobili di Crema di sicura obbedienza all’Austria. Ancora più apprezzabile, dunque, è l’azione dei patrioti guidati da Enrico Zurla, che il 19 marzo tentano, purtroppo senza successo, di far insorgere la popolazione contro la guarnigione austriaca. E’ stata poi esposta la vicenda dei cremaschi arrestati in quei giorni e condotti in prigionia a Kufstein ed a Vienna. E’ inoltre seguita una sintesi di quanto accaduto con l’arrivo di Radetzky a Crema, insieme all’esercito austriaco in ritirata verso il Quadrilatero. Quindi si è avuta la descrizione dell’arrivo a Crema delle formazioni dei volontari italiani, la colonna di Torres e la milizia guidata da Luciano Manara, reduce dalle Cinque Giornate. Menzionati alcuni noti patrioti che passano allora da Crema, come Nino Bixio e Goffredo Mameli. Si è infine descritto l’arrivo di Carlo Alberto e dell’esercito piemontese in città, il suo soggiorno a San Bernardino e la sua partenza il giorno dopo per il fronte, a combattere la prima vera guerra nazionale italiana contro l’occupante straniero. Al termine si è fatto cenno al ritorno degli austriaci dopo Custoza.

La seconda parte della relazione è stata dedicata ai personaggi cremaschi che hanno dato il loro contributo alle Cinque Giornate e alla prima guerra di indipendenza.

Innanzitutto Vincenzo Toffetti, uno dei cospiratori del 1821, attivo a Milano nella preparazione dell’insurrezione del 1848, inviato del Governo Provvisorio di Lombardia presso Ferdinando II. Poi esule in Piemonte, in relazione con Cavour per la guerra in Crimea, ritiratosi a San Michele, presso San Remo, e deceduto nel 1866. Quindi Enrico Martini, inviato del Governo Provvisorio presso Carlo Alberto, probabilmente il maggior propugnatore della fusione tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Ammesso da Carlo Alberto alla cittadinanza piemontese, ambasciatore, Capitano di Fregata, Commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro, inviato da Gioberti in missione a Gaeta presso Pio IX e l’Antonelli nel 1849. Viaggia in Francia e Inghilterra, stabilisce relazioni con Thiers, Guizot, Lamartine, Mamiani e altri protagonisti della vita politica e culturale europea. Intimo di Cavour, non è estraneo all’estromissione di d’Azeglio e al “connubio” con Rattazzi. Viene eletto quattro volte al parlamento, nel 1849 a Genova e nel 1860, 1865 e 1867 a Crema, nonostante le campagne diffamatorie di taluni conservatori locali. Probabile ministro nei governi successivi, se non fosse prematuramente scomparso nel 1869. Poi Lodovico Oldi, personaggio enigmatico, patriota impegnato nel 1848 e nel successivo decennio di preparazione, uno dei cinque reggitori della municipalità dopo la cacciata degli austriaci nel 1859, al centro di una rete di relazioni politiche e culturali di difficile decifrazione ma di sicura rilevanza istituzionale. Indi Paolo Marazzi, avvocato e scrittore, fervente patriota nei mesi del Governo Provvisorio, di indiscussa fedeltà alla causa italiana anche dopo il ritorno degli austriaci, apprezzato dopo il 1859 per i meriti acquisiti nelle cariche politiche locali. Infine Ottaviano Vimercati, noto sin da giovane al bel mondo milanese, ufficiale della Legione Straniera francese in Algeria, Aiutante di Alessandro Lamarmora nella campagna del 1848. Diviene amico di Vittorio Emanuele II, che lo vuole con se’ nel difficile momento di Vignale. Esule in Piemonte, Ispettore delle Cacce Reali e diplomatico di rilievo dopo l’unità, inviato presso Napoleone III ed altre corti europee. E’ nominato senatore poco prima della morte, nel 1879.


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La Bandiera

Esposta un'antica e rara bandiera tricolore sabauda, nella prima configurazione approntata subito dopo il Consiglio di Guerra del 23 marzo 1848, in sostituzione della bandiera azzurra sabauda prevista dallo Statuto del 4 marzo. A campi verticali verde, bianco e rosso, con al centro croce di Savoia in campo bianco, ancora priva della tradizionale cornice azzurra introdotta successivamente.

Interessante cimelio del nostro Risorgimento, in quanto appartenente ai primi lotti di bandiere tricolori predisposte per l’esercito di Carlo Alberto, in occasione del passaggio del Ticino il 26 marzo 1848. Lo stendardo ha quindi probabilmente seguito il Re in tutta la prima campagna della prima guerra di indipendenza. Visibili i segni di intenso uso sul campo. Presenta piccoli strappi (specie in campo rosso), varie macchiature sull’intera superficie, estese tracce di affocatura per forte contrasto termico (specie in campo bianco). Generale e marcata la scoloritura, causata in quei mesi dall’esposizione agli agenti atmosferici. 

La bandiera misura cm. 150 x 160 ed è montata in modo permanente, tramite chiodi con testine ornamentali in ottone, su una lunga asta smontabile in legno, rivestita in velluto rosso (aree di consunzione). Puntale in ottone traforato con stemma coronato di Savoia poggiante su globo, per una lunghezza di cm. 37. La foggia dell’asta e del puntale lasciano supporre una loro datazione successiva a quella della bandiera. 

L’intero complesso di bandiera, asta e puntale è appartenuto a lungo a famiglia privata, per essere poi ceduto al mercato antiquario. Dopo alterne vicende, il lotto è stato esposto dalla casa d’aste von Morenberg di Trento nel 2004 (asta n.6, lotto n.1365) e aggiudicato a un collezionista privato.

Foto 1, 2, 3, 4, 5 e 6: immagini della bandiera.


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Armi bianche
Esposte una spada e due sciabole.

Foto 1: spada da Ufficiale "albertina", modello 1833.
Foto 2: sciabola da Ufficiale di Artiglieria a cavallo, modello 1819.
Foto 3: sciabola da Ufficiale di Stato Maggiore, modello 1843.

Documento 1: scheda della spada da Ufficiale "albertina", modello 1833.
Documento 2: scheda della sciabola da Ufficiale di Artiglieria a cavallo, modello 1819.
Documento 3: scheda della sciabola da Ufficiale di Stato Maggiore, modello 1843.


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Armi da fuoco lunghe

Esposti tre fucili, uno d'ordinanza e due da caccia.

Foto 1: fucile da fanteria di linea piemontese, modello 1844.
Foto 2: fucile da caccia italiano.
Foto 3: fucile da caccia francese.

Documento 1: scheda del fucile da fanteria di linea piemontese, modello 1844.
Documento 2: scheda del fucile da caccia italiano.
Documento 3: scheda del fucile da caccia francese.


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Armi da fuoco corte

Esposte tre pistole, due per uso vario e un mazzagatto.

Foto 1: pistola italiana con fornimenti in ottone.
Foto 2: pistola italiana con fornimenti in ferro.
Foto 3: mazzagatto.

Documento 1: scheda della pistola italiana con fornimenti in ottone.
Documento 2: scheda della pistola italiana con fornimenti in ferro.
Documento 3: scheda del mazzagatto.


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