1  2  3  4  5  6  
1  2  3  
Voci dal passato

“Buona parte di questo libro si basa sugli scritti di persone che hanno vissuto direttamente gli avvenimenti riportati nelle sue pagine. Il lettore più attento potrebbe, alla fine, scoprire che l’autore dichiarato non è il vero autore ma solo un interprete, attraverso il quale delle voci lontane sono riuscite a farsi sentire”. Inizia in questo modo il libro “Il Governo Provvisorio di Lombardia”, il cui autore dichiarato è Pietro Martini. Alla fine del testo ci si accorge che le cose stanno proprio così: l’autore non è lui ma loro, i protagonisti di quegli eventi. Ci sono pagine che ti portano direttamente dentro il racconto, e ti pare di vederli, di sentirli, quegli uomini. Ci sono scene di battaglia, descrizioni di avvenimenti che sembrano scritte da chi le ha vissute. Un volume frutto di ricerche d’archivio durate parecchi anni, nelle principali biblioteche di Milano e di Torino, oltre che in alcune biblioteche di famiglia. Il risultato è un’opera dai contenuti molto approfonditi. Si intuiscono specifici studi monografici sottostanti allo sviluppo dei singoli capitoli, come dimostra il dettaglio delle note a supporto, sempre molto precise. Eppure il libro fa l'effetto di un romanzo, anzi di un film d'azione. C'è molta passione, spesso una certa violenza. E c'è il senso dell'amicizia, un sentimento vivo e forte, tanto che il libro potrebbe anche essere inteso come un atto di amicizia, una sfida al tempo. Per questo è giusta la dedica alla fine e non all’inizio. Così si capisce a chi è rivolta.

 

Foto 1: copertina del libro "Il Governo Provvisorio di Lombardia (Marzo-Agosto 1848)".
Foto 2 e 3: immagini della presentazione del libro il 26 marzo 2011 a Crema (fonte: associazione "Araldo").
Foto 4 e 5: due dei fogli contenenti la richiesta di intervento piemontese, firmati da molti esponenti milanesi (visibile anche la firma di Alessandro Manzoni) e portati da Enrico Martini a Carlo Alberto tra il 22 e il 23 marzo, insieme alla notizia della costituzione a Milano del Governo Provvisorio di Lombardia.
Foto 6: Carlo Alberto nei mesi della campagna di guerra del 1848.
Documenti 1, 2 e 3: articoli di stampa sulla presentazione del libro.


[Torna indietro]

1  2  3  4  5  6  
I componenti del Governo Provvisorio di Lombardia

In occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, tra i fenomeni prevedibili ma pur sempre anomali va annoverato quello dell’errato accreditamento di numerosi soggetti come componenti del Governo Provvisorio di Lombardia del 1848. Eppure, basterebbe una rapida occhiata alle fonti d’archivio per rendersi conto che mai vi furono dubbi sugli effettivi componenti di questo Governo. Quando la sera inoltrata del 21 marzo 1848 la Congregazione Municipale di Milano taglia i ponti col passato e decide la costituzione del Governo Provvisorio, i nomi dei suoi membri, tranne due, sono subito indicati nei verbali. Si tratta di Gabrio Casati, Presidente, Vitaliano Borromeo, Vice Presidente, Antonio Beretta, Giuseppe Durini, Cesare Giulini, Anselmo Guerrieri Gonzaga, Marco Greppi, Pompeo Litta, Alessandro Porro e Gaetano Strigelli. Rispetto alla Congregazione Municipale che, dopo essere stata ridotta dagli avvenimenti ai soli Casati e Beretta, era stata ridefinita ed ampliata il giorno prima, escono Ricciardi e Lechi mentre fanno il loro ingresso Greppi e Litta. Il primo dei due su cui occorre attendere qualche ora è Cesare Correnti, che Giulini propone come Segretario e che altri osteggiano. In ora già notturna, passa la proposta di Giulini e Correnti assume questo incarico, entrando nel Governo. Il secondo dei due è Francesco Borgia, che prende tempo e poi all’alba decide di non entrare nel Governo. Borgia è un esponente della destra albertista e le ragioni di questo suo disimpegno non sono mai state chiarite dagli studiosi delle Cinque Giornate. La formazione del Governo Provvisorio è annunciata alla popolazione, con un proclama, la mattina del 22 marzo, quando Radetzky tiene ancora la cerchia dei bastioni e stanno per iniziare gli scontri a Porta Tosa. Dopo un paio di settimane circa, l’8 aprile, entrano a far parte del Governo i rappresentanti delle province: Moroni per Bergamo, Rezzonico per Como, Grasselli per Cremona, Anelli per Lodi e Crema, Turroni per Pavia e Carbonera per la Valtellina. Si decide che il mantovano Guerrieri Gonzaga, già membro del Governo, sia pure il rappresentante di Mantova. Il 12 aprile entra nel Governo anche Dossi, in rappresentanza di Brescia. La compagine governativa assume il nome di Governo Provvisorio Centrale di Lombardia e la sua composizione non subisce modifiche sino al termine della sua esperienza istituzionale, con la fusione, insieme al Regno di Sardegna, alla Repubblica di Venezia, alle Province di Terraferma veneta, al Ducato di Parma e Piacenza ed al Ducato di Modena e Reggio, nel nuovo Stato creatosi in alta Italia in base ai trattati nel frattempo stipulati. Questo non toglie che intorno al Governo si muovano innumerevoli soggetti ai quali il Governo assegna incarichi, compiti, missioni e via dicendo ma che, senza dubbio, di questo Governo non fanno parte. Fin qui, la realtà. Vediamo ora, a titolo meramente esemplificativo, alcuni degli errori citati all’inizio del testo.

Carlo Cattaneo membro del Governo – Da un paio di testi scolastici per le medie inferiori. Errore forse dovuto al ruolo che Cattaneo giocò (o cercò di giocare) in quei mesi. Stupisce che dei testi scolastici arrivino a semplificare in tal modo la vicenda politica lombarda di quel periodo. Si potrebbe trattare della solita storiografia per cui il Risorgimento non è stato fatto dai reggimenti piemontesi ma dai repubblicani meneghini. Insomma, è difficile dire quanto giochi il pressapochismo degli autori oppure il solito campanilismo camuffato da patriottismo.

Giuseppe Mazzini membro del Governo – Da un fascicolo proveniente da un Assessorato alla Cultura. Mazzini arrivò in effetti a Milano e, in quel periodo, si dimostrò corretto, professando sempre la propria fede repubblicana ma rifiutandosi di aderire al golpe filo-francese, poi fallito, organizzato a fine maggio da Cattaneo e Ferrari contro il Governo. Comunque, nulla a che vedere con la partecipazione diretta al Governo di Casati e Borromeo.

Luciano Manara membro del Governo – Da un libro di testo per il liceo. Vogliamo talmente bene a Luciano Manara che ci verrebbe voglia di dire che è vero. Di certo lo avrebbe meritato più di tanti altri componenti effettivi. Non fu così. Ma l’eroe di Villa Spada può farne a meno, tanti e tali sono i suoi meriti davanti alla patria e agli italiani.

Faustino Sanseverino membro del Governo - Lampante l’origine della forzatura, lampanti gli scopi elettorali per cui fu utilizzata nel 1861. Sanseverino fece invece parte della Commissione governativa per la legge elettorale, nella quale il suo ruolo meriterebbe maggiore studio e considerazione. Faremo tutti un favore alla memoria storica di Sanseverino quando lo ricorderemo per i meriti che ebbe per davvero, come studioso, scrittore e parlamentare, e non per le strumentalizzazioni elettorali che lo coinvolsero nel 1861.

Vincenzo Toffetti membro del Governo – Anche l’amicizia cede davanti a certe affermazioni.


Foto 1: Cesare Correnti, Segretario del Governo Provvisorio di Lombardia, Milano, Museo del Risorgimento.
Foto 2: Giuseppe Durini, membro del Governo Provvisorio di Lombardia, tra i più energici fautori della fusione tra il Governo Provvisorio di Lombardia e il Regno di Sardegna, poi membro del primo Ministero piemontese-lombardo-veneto a fusione avvenuta, Milano, Civica Raccolta delle Stampe.
Foto 3: Gaetano Strigelli, membro del Governo Provvisorio di Lombardia, poi della Consulta Lombarda, Milano, Museo del Risorgimento.
Foto 4: Cesare Giulini della Porta, membro del Governo Provvisorio di Lombardia, Bergamo, Museo Camozzi.
Foto 5: Pompeo Litta, membro del Governo Provvisorio di Lombardia, Milano, Civica Raccolta delle Stampe.
Foto 6: Anselmo Guerrieri Gonzaga, membro del Governo Provvisorio di Lombardia, Milano, Civica Raccolta delle Stampe.


[Torna indietro]