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Il Diario di Ferdinando Meneghezzi

Il manoscritto è esposto in una delle teche del Museo di Crema e del Cremasco, circa a metà della lunga sala che termina, in fondo a sinistra, con il quadro di Brjullov. Presso la Biblioteca di Crema è invece disponibile una copia dattiloscritta che occupa poco più di dodici fogli, preceduta da un frontespizio a mano con le indicazioni d’archivio (MSS. / 78 – N° 272 e altre). E’ grazie alla disponibilità e alla cortesia della Direttrice della Biblioteca di Crema, dott.ssa Francesca Moruzzi, e del benemerito personale che vi opera, se questa copia dattiloscritta è consultabile e riproducibile. Le numerose segnature che accompagnano il testo e una certa trasparenza della carta non ne impediscono la lettura e lo scanning in formati utili per la gestione su file. E’ un testo che si presenta in modo volutamente piano e con un tono molto colloquiale, che non trae però in inganno chi indovina dietro l’apparente semplicità del suo andamento la penna esperta di quel fine letterato che fu il suo autore. Di questo “Diario delle cose notabili avvenute in Crema nel mese di marzo, ossia nel tempo della rivoluzione di Milano nel 1848”, si può dire molto di bene e qualcosa di meno bene. Intanto, si tratta di un testo che costituisce un unicum per quel periodo a Crema, almeno sino a quando qualche paziente studioso riuscirà a dare forma agli appunti di Pellegrino Grioni, anch’essi presso la Biblioteca di Crema. Inoltre, si tratta di uno scritto ben fatto, gradevole e piuttosto interessante. Per di più, sono presenti in queste pagine certe concatenazioni inaspettate che fanno la gioia dei ricercatori d’archivio. Chi sapeva ad esempio che tra gli ostaggi presi dagli austriaci, indicati da Ferdinando Meneghezzi a pag. 4 del dattiloscritto, compare proprio quel Pellegrino Grioni, già citato per i suoi appunti non ancora approfonditi, che anni dopo fronteggerà lo stesso Meneghezzi nella vera e propria guerra giornalistica (e non solo) tra L’Eco di Crema e L’Amico del Popolo? Il Grioni sarà il principale collaboratore, per un certo periodo, di Matteo Benvenuti, mentre Ferdinando Meneghezzi si batterà per Enrico Martini. Oppure ancora, chi sapeva ad esempio che Ranieri dormì a casa Pesadori e, soprattutto, perché? E non trascuriamo il fatto che troviamo un’importante conferma su quanto avvenuto tra Torrero (“Torres”) e Manara, con conseguenti interrogativi sul perché Manara non tagliò direttamente per Brescia evitando l’inutile (almeno apparentemente) deviazione per Crema. Certo, si potrebbe dire che il Risorgimento italiano presenta fatti molto più rilevanti di questi e che poco importa, in fondo, capire meglio le dinamiche tra Meneghezzi e Grioni, Ranieri e Pesadori, Torrero e Manara, Manara e Bixio, in quelle giornate del ’48. Può darsi. Comunque, la lettura del Diario di Ferdinando Meneghezzi resta raccomandabile per chiunque abbia lo spirito di chi preferisce indagare e comprendere, prima di dare giudizi. Anche perché il nostro Professore, mantovano di origine ma vissuto a Crema per quasi tutta la vita, conosceva Crema e i cremaschi meglio dei cremaschi stessi e pare tenesse in certi suoi archivi una mole cospicua e ben calibrata di informazioni, documenti ed elementi conoscitivi che di certo non finirono, alla sua morte, nelle raccolte istituzionali locali. Quel qualcosa di un po’ meno bene che si può dire consiste solo in alcuni errori, strani da parte di chi era ben presente in quei momenti e in quei luoghi. Ad esempio, Manara non arriva a Crema il 30 ma il 28 ed in questo il nostro autore induce in errore anche il Benvenuti. Sempre ad esempio, Carlo Alberto parte per Cremona, e ci arriva, il giorno 2 aprile, la domenica, non il giorno dopo, il lunedì, anche se qui il testo presenta un “se mal non mi ricordo” che esprime almeno un certo livello di dubbio. Insomma, poca cosa rispetto ai pregi di questo scritto, che meriterebbe di essere pubblicato accompagnato da uno studio, rigoroso e serio, sull’autore, sul testo stesso e sul contesto storico, nazionale e locale.

 

Documento 1: riproduzione del dattiloscritto esistente presso la Biblioteca di Crema


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L'onore agli avversari

Vi fu un tempo in cui, pur in mezzo alle contese politiche, anche acerrime, la scomparsa di un avversario poteva essere motivo di testimonianza dei suoi meriti, anche da parte di chi, fino al giorno prima, l’aveva aspramente combattuto. E’ un concetto molto antico, quello del rispetto verso l’avversario sottratto alla lotta dalla falce del tempo. L’onore dovutogli costituisce infatti un valore superiore agli interessi in gioco. Questo senso dell’onore è espresso da Francesco Sforza Benvenuti nell’Almanacco Cremasco per l’anno 1864 nei confronti di Ferdinando Meneghezzi, da poco scomparso. I cenni biografici che gli dedica non sono esenti da qualche offensivo rilievo verso chi, tra gli avversari di Benvenuti, è ancora vivo ed in via di politica affermazione, ma l’onore agli avversari deceduti non sempre comporta il riconoscimento del valore degli avversari ancora in vita, soprattutto se in fase di vittoriosa ascesa parlamentare. Comunque, è ammirevole il fatto che Benvenuti, pubblicamente e per di più in un Almanacco reso da tempo uno strumento di pesante propaganda politica da parte del fratello Matteo, riesca ad offrire ai lettori delle pagine così equilibrate e corrette, di apprezzabile equanimità, riguardo alla vita e all’opera di Meneghezzi. E dire che quest’ultimo, dall’Eco di Crema, proprio all’indirizzo dei due Benvenuti e della loro consorteria riunita intorno all’Amico del Popolo, aveva lanciato strali micidiali, conficcatisi ben al centro del bersaglio avversario. Ancor più ammirevole quindi il Benvenuti, in queste sue pagine dedicate al Meneghezzi, proprio perché era stata una lotta elettorale e giornalistica di una violenza inaudita quella in cui Meneghezzi gli si era schierato contro. Una guerra che aveva opposto, anche a Crema, due schieramenti rappresentativi di quei poteri forti che a livello nazionale, tra il 1859 e il 1862, si erano contesi il terreno, non solo politico ma anche culturale ed economico, lasciato sgombro in Lombardia e nei Ducati dagli apparati istituzionali austriaci. L’onore che Benvenuti rende a Meneghezzi ci porta oggi ad onorarlo, a sua volta, per quel suo nobile gesto.

 

Documento 1: Copertina dell’Almanacco di Crema e del suo Circondario per l’anno 1864.

Documento 2: le pagine dell’Almanacco con i Cenni Biografici su Ferdinando Meneghezzi.


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