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09 settembre 2013
La cerimonia di inaugurazione del monumento di Vittorio Emanuele II a Crema

Si è svolta a Crema, nella mattinata di sabato 7 settembre 2013, la cerimonia di inaugurazione del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II. La statua del Re, scolpita da Francesco Barzaghi nel 1881, è stata così restituita al suo contesto urbano originario, in una delle piazze più centrali di Crema, gremita per l’occasione da moltissimi cittadini che hanno manifestato in questo modo il loro apprezzamento per il progetto di ripristino condotto in circa due anni dal suo Comitato promotore. La riconsegna del monumento alla cittadinanza è stata caratterizzata da una notevole unanimità di opinioni da parte dei cremaschi, giunti molto numerosi a testimoniare la propria soddisfazione per il successo dell’iniziativa di ricollocazione in centro città della statua gravemente danneggiata dall’attentato vandalico del 1946. E’ intervenuta Stefania Bonaldi, Sindaco di Crema, che ha tenuto un discorso molto atteso e fortemente apprezzato dai presenti. A seguire, sono stati il precedente Sindaco di Crema Bruttomesso, il Presidente della Provincia Salini, il Consigliere Regionale Malvezzi e altre autorità politiche come Orini e Agazzi a dar voce, tra gli applausi di tutti, ai sentimenti di riconoscenza della popolazione di Crema verso i fautori del restauro dell’opera del Barzaghi. Oltre agli esponenti della classe politica, erano presenti le principali autorità della Pubblica Sicurezza, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, le associazioni combattentistiche e d’arma, i maggiorenti della società civile e del mondo culturale, gli esponenti degli ordini professionali e delle principali realtà economiche, delle associazioni e dei club di servizio, delle testate giornalistiche più diffuse sul territorio, insomma tutto l’establishment locale, circondato da innumerevoli cittadini accorsi a salutare il ritorno nella sua piazza originaria del primo Re dell’Italia unita e indipendente. La piazza in cui il primo Re d’Italia è ritornato dopo sessantasette anni di assenza ha acquistato un decoro architettonico e un pregio estetico sinora assenti, che ne aumentano il gusto urbano e dunque la vivibilità. Il progetto è stato definito da tutte le autorità presenti un esempio virtuoso di sinergia tra l’iniziativa privata e le istituzioni preposte al pubblico interesse. Le uniche voci di dissenso che sono state espresse in proposito, su una popolazione cittadina di oltre trentamila abitanti, si sono manifestate con due diverse modalità. La prima è stata quella di otto persone che hanno stazionato silenziosamente in prossimità della piazza con un paio di bandiere delle loro formazioni politiche di estrema sinistra, senza però provocare alcuna turbativa. La seconda è stata quella di dieci sedicenti anarchici sopraggiunti urlando slogan e insulti, subito bloccati dalle forze dell’ordine e tenuti agevolmente alla larga dalla piazza. Uno di loro in particolare ha continuato a gridare in modo molesto durante la cerimonia, senza tuttavia alcun costrutto se non quello di essere opportunamente fotografato, identificato e schedato.

 

Foto 1: Vittorio Emanuele II in un ritratto giovanile.

Foto 2: Stefania Bonaldi in un’immagine del 2012, poco dopo la sua elezione a Sindaco di Crema.

Documento 1: il testo del discorso pronunciato da Stefania Bonaldi, Sindaco di Crema, durante la cerimonia di inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II.

Documento 2: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 7 settembre 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da CremaOggi il 7 settembre 2013.

Documento 4: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 7 settembre 2013.

Documento 5: l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera l’8 settembre 2013.

Documento 6: l’articolo pubblicato da La Provincia l’8 settembre 2013.


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06 settembre 2013
Agitata la vigilia del'inaugurazione del monumento del Re a Crema

Vigilia agitata, quella precedente all’inaugurazione della statua restaurata di Vittorio Emanuele II a Crema. A dir la verità, non sono agitati i cittadini di Crema, che aspettano tranquillamente la mattina del 7 settembre per testimoniare il loro apprezzamento al Comitato promotore del progetto di ripristino del monumento. Non sono neppure agitati gli otto membri del Comitato, che dormiranno la notte della vigilia il sonno del giusto, paghi dell’impegno profuso e del risultato raggiunto. No, ad agitarsi sono altri. Sono i pochi contrari alla ricollocazione della scultura di Francesco Barzaghi, che esprimono tutta la loro agitazione attraverso un profluvio di esternazioni giornalistiche e un intensificarsi del volantinaggio urbano contro il Comitato e la sua iniziativa. La loro agitazione è comprensibile, visto che si avvicina il momento della verità e della conta finale: il 7 settembre infatti si conteranno, da un lato, i cittadini che riempiranno la piazza a sostegno del Comitato e, dall’altro, la decina di contestatori che, isolati dalla società civile, dovranno compensare l’inconsistenza del proprio numero con la rumorosità delle proprie intemperanze. Senza contare che queste poche persone ostili al monumento del Re sono tutte molto note alle forze dell’ordine e saranno messe nell’impossibilità di nuocere prima ancora di riuscire a entrare nella piazza dell’inaugurazione. Ma c’è di più. Stefania Bonaldi, il Sindaco di Crema, ha fatto sapere che parteciperà alla cerimonia. Ci si aspetta che faccia un discorso teso ad unire e non a dividere, non avallando quindi le uscite polemiche della sua ala consiliare più estremista. Insomma, il Sindaco farà il Sindaco per davvero. Sarà il Sindaco di tutti, con una presa di posizione che restituirà alla città non solo la statua del Re ma anche una guida politica attenta al sociale senza però essere condizionata da eccessive turbolenze ideologiche. Giochi chiusi, quindi, per chi aveva tentato di mettere l’amministrazione locale contro la propria cittadinanza, pienamente favorevole alla statua del primo Re dell’Italia unita e indipendente. Giochi chiusi per gli scarsi provocatori che potranno tutt’al più lanciare qualche imprecazione e volgarità durante l’inaugurazione, tenuti agevolmente alla larga dalla forza pubblica. Dopo tante esternazioni giornalistiche piene di invettive contro questo progetto e dopo tanti volantini offensivi contro il suo Comitato promotore, saranno i fatti a dire come la pensano davvero i cittadini di Crema, uniti al loro Sindaco.

 

Documento 1: versione aggiornata del volantino messo in circolazione a Crema contro il progetto di restauro del monumento a Vittorio Emanuele II.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 6 settembre 2013, che informa sulle dichiarazioni degli oppositori a quel progetto nell’imminenza dell’inaugurazione.

Documento 3: l’articolo pubblicato da CremaOggi il 6 settembre 2013, in linea con l’articolo precedente quanto ai contenuti.

Documenti 4 e 5: gli articoli pubblicati dal Nuovo Torrazzo il 31 agosto 2013, che danno testimonianza, con la consueta correttezza, della situazione effettiva.

Documento 6: l’articolo pubblicato da Primapagina il 6 settembre 2013, in linea con gli articoli precedenti quanto ad obiettività.


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31 agosto 2013
La città e il suo monumento

Il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, realizzato nel 1881, fu voluto e finanziato dalla generalità della cittadinanza di Crema. Dal 1878 al 1881, un’ampia sottoscrizione tra tutti i cittadini rese possibile il compimento di quest’opera importante, scolpita da un autore valido e affermato come Francesco Barzaghi, da poco professore presso la cattedra di Scultura all’Accademia di Brera a Milano e già molto noto in Italia e in Europa per il suo valore artistico. I cremaschi vollero infatti onorare, al tempo stesso, Vittorio Emanuele II e la loro città con un monumento che rappresentasse il meglio, senza condizionamenti di spesa. E ci riuscirono in pieno. Il risultato fu una statua molto bella, sentita come propria da tutta la popolazione, un qualcosa che per decenni fece parte del patrimonio artistico ma anche del sentimento profondo degli abitanti. In molti a Crema rammentano ancora le parole di ammirazione e di affetto con cui i propri genitori ed avi hanno sempre ricordato questa statua del primo Re d’Italia, che costituì per generazioni un elemento di forte coesione ed identificazione sia italiana che cittadina, fino all’attentato del 1946. I contributi per la realizzazione di quest’opera erano stati raccolti negli anni immediatamente successivi alla scomparsa del Re Galantuomo, venuto a mancare il 9 gennaio 1878, a cura di un Comitato promotore composto da otto cremaschi (l’attuale Comitato promotore del restauro del monumento ha voluto per questo costituirsi nello stesso numero di componenti, in onore di quei precedenti benemeriti concittadini). Il gruppo dei promotori era guidato da un Presidente molto volitivo e generoso, l’avv. Pietro Donati, personaggio politico di spicco ed uomo di probità e capacità non comuni, coadiuvato nella sua azione dal Segretario Paolo Samarani, dal Cassiere Giovanni Battista Pivetti e dagli altri cinque membri del Comitato: l’artista Angelo Bacchetta, il dott. Emilio Bruschini, il cav. Franco Fadini, il rag. Carlo Lovera e il conte Paolo Premoli. I contributi furono offerti non solo dai privati ma anche da molti enti e Comuni del territorio, primo tra tutti quello di Crema, che allora seppe cogliere l’importanza di un progetto così significativo, e dalla Provincia di Cremona, che fu tra tutte l’istituzione di gran lunga più generosa, in quanto offrì circa un terzo dell’intero ammontare necessario all’iniziativa. Si organizzarono anche eventi dai quali ricavare offerte cospicue, come il “Gran Ballo al Pozzo Nuovo del 10 febbraio 1879” e la “Lotteria al Veglione del 25 febbraio 1879 da apposita Mascherata”, nel periodo di carnevale. Scorrendo gli elenchi dei sottoscrittori si ha un’idea chiara e precisa di quanto la statua del Re fosse fortemente voluta dall’intera città di Crema, dai nobili, dai borghesi, anche dai cittadini meno abbienti, tutti impegnati a contribuire all’impresa secondo le possibilità economiche di ciascuno. E’ stato merito del geom. Ernesto Moruzzi, poi divenuto Presidente del Comitato promotore del restauro della statua, l’aver trovato negli archivi locali, l’aver pazientemente trascritto e quindi generosamente messo a disposizione questi elenchi dei donatori, inserendoli nella parte finale della sua nota informativa del 23 novembre 2008, inviata alla fine di quell’anno a tutti gli interlocutori interessati a un possibile recupero del monumento. Si tratta di una trascrizione che evidenzia anche le varie modalità di quella raccolta fondi, dalle normali offerte individuali a quelle raccolte “sul bacile”, dal “prodotto dell’affitto del palco a teatro ceduto dai Signori Impiegati di P. S.” al ricavato di altri palchi “di prima fila a teatro”, sia sul “proscenio a destra” che sul “proscenio a sinistra”. Le opportunità di sensibilizzazione della cittadinanza collegate al teatro, allora luogo di diffuse relazioni e frequentazioni per numerose famiglie cremasche, appaiono davvero notevoli, anche alla luce della rilevante cifra incassata come “Introito netto di spesa dell’Accademia in Teatro (30 gennaio 1879)”. Partecipano alla raccolta fondi anche gruppi legati da comuni interessi professionali, come quello composto dal “Presidente e i Giudici del Tribunale” e come la “Amministrazione della Gazzetta di Crema”. Non mancano poi i cosiddetti “corpi morali”, come i già citati Comuni, quello di Crema e quelli del circondario, come il “Comizio Agrario” e come il “Sindacato del Colatore Cresmiero”. C’è anche la “Associazione dei Cacciatori del Moso”. Si è detto degli introiti derivanti dal “Gran Ballo” e dalla “Lotteria al Veglione”, a testimonianza di un notevole dinamismo organizzativo del Comitato promotore. I suoi membri smuovono l’interesse e ottengono il coinvolgimento delle istituzioni politiche locali, delle realtà associative, degli ambienti intellettuali. E’ significativa la partecipazione, naturale ma non scontata, del Comune di Crema e della Provincia di Cremona, che erogano importi importanti, e colpisce anche l’adesione all’iniziativa di ben sedici Comuni del territorio circostante. In particolare, l’azione del Presidente, l’avv. Pietro Donati, si dispiega a tutto campo facendo ben comprendere ai cremaschi l’importanza dell’iniziativa e riscuotendo consensi, appoggi e offerte di tutto rispetto. E’ un Presidente, come si direbbe oggi, che riesce a “fare squadra” puntando sul lavoro di gruppo. Il mondo culturale cremasco dimostra tutto il suo appoggio all’avv. Pietro Donati e al suo Comitato e tale considerazione è dimostrata dagli elenchi dei donatori, nei quali spiccano molti personaggi impegnati in prima linea nella promozione della cultura e del progresso intellettuale del territorio. La risposta della società civile è insomma piena, forte e sincera. Tutto questo porta a un grande successo, tanto che alla fine la somma reperita è addirittura superiore al fabbisogno di spesa. Gli elenchi delle offerte appaiono dettagliati, chiari ed esaustivi, a riprova di una tenuta impeccabile dei registri contabili. Né sarebbe potuto avvenire diversamente, vista l’importanza del progetto, non solo di natura culturale ma anche storica, artistica, sociale. E anche vista la delicatezza delle circostanze in cui si vennero a trovare i membri del Comitato, ai quali i concittadini offrirono importi economici anche di rilievo e che dovettero quindi dar prova di effettiva capacità gestionale, abilità di previsione e consuntivazione, precisione e diligenza nel trattare somme provenienti da atti di liberalità tanto disinteressati quanto meritevoli di rigorosa tutela. Si è ritenuto utile partire da questi elenchi dei donatori, trascritti dal geom. Ernesto Moruzzi, per riformularne una versione emendata da alcuni refusi e per consentirne una lettura più agevole a tutti gli interessati. Si tratta della versione contenuta nel documento qui allegato. Questa riformulazione ha inteso innanzitutto correggere talune imprecisioni facilmente individuabili circa i nomi e i cognomi dei sottoscrittori. Inoltre, si sono “normalizzati” e completati i dati esistenti negli elenchi, allineando e integrando in modo coerente titoli professionali, accademici e nobiliari, risolvendo talune carenze e “puntature” anonime e dando visibilità a talune “consorti”. Come allora era d’uso in simili frangenti, la menzione esplicita di tali “consorti”, talvolta anche per nome, fu senz’altro indice di partecipazione economica diretta da parte delle stesse alla concessione dei fondi, talora in modo più che rilevante, in termini di fatto e di diritto. Soprattutto, essendo i nominativi dei donatori spesso distribuiti in elenchi separati, si è ritenuto importante ricostruire un elenco generale delle offerte, mancante nel testo originario trascritto nel 2008, da cui poter intendere, in riferimento a ciascuno dei soggetti coinvolti, la reale e complessiva entità del contributo offerto, sia pure in circostanze e momenti differenti. Ci sono infatti sottoscrittori che hanno erogato importi in tre diverse modalità e che risultano quindi in tre differenti elenchi. Si tratta dell’elenco generale delle offerte in base all’importo posto all’inizio del documento qui allegato. Senza questo elenco generale la visione d’assieme sarebbe meno agevole. Si è infine affrontato l’aspetto di una “quadratura” riepilogativa delle cifre in questione, mancante nel documento trascritto nel 2008, giungendo alla constatazione che le 8.898,51 lire, in valuta del tempo, a disposizione del Comitato promotore alla fine della raccolta (“totale delle somme raccolte, compresi gli interessi maturati nei depositi”), non coincidesse con il totale delle offerte effettivamente incassate e riportate nei vari elenchi, i quali, sommati tra di loro, evidenziano in tutto entrate per il minor importo di lire 8.522,25. Si è arguito che, probabilmente, la differenza di lire 376,26 vada spiegata proprio in termini di “interessi maturati nei depositi”, così come indicato nella locuzione sopra riportata, avuto riguardo al tempo trascorso dall’inizio delle sottoscrizioni alla fine del progetto.

 

Foto 1: un’immagine dell’avv. Pietro Donati, nato a Crema il 10 dicembre 1832 e morto a Crema il 3 novembre 1883, intraprendente e appassionato Presidente del Comitato che curò le sottoscrizioni degli anni 1878-1881 e che rese possibile l’edificazione del monumento a Vittorio Emanuele II a Crema (per ulteriori informazioni sull’avv. Pietro Donati si vedano, nella Sezione Iniziative di questo sito, gli approfondimenti sottostanti alla parte “Serie di Incontri ‘Biografie per immagini’  ”.

Documento 1: la riformulazione degli elenchi dei donatori negli anni 1878-1881, basata sul testo trascritto dal geom. Ernesto Moruzzi nel 2008.


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26 agosto 2013
Crema, si temono vandalismi contro la statua del Re

Aumentano a Crema le intimidazioni e le minacce contro la statua di Vittorio Emanuele II e contro il Comitato promotore del suo restauro. Con l’avvicinarsi della data di inaugurazione del monumento, si è scatenato l’assalto alla scultura di Francesco Barzaghi, già riposizionata nella sua piazza originaria. Per ora le aggressioni sono solo verbali, attraverso volantini e fogli ciclostilati che incitano ad abbattere ed a fare a pezzi l’effigie del Re. Ma i danneggiamenti e gli atti di vandalismo sembrano ormai imminenti. Polizia e carabinieri sono in preallarme. Il salvataggio della scultura dal degrado fisico in cui era stata lasciata sino ad ora viene definito, su questi fogli anonimi, come frutto di una “logica perversa”, che si incita a “spezzare” con “rabbia”. L’espressione inglese “tear down the king”, vale a dire “buttate giù il re”, magari con una bomba come già accaduto nel 1946, compare su un volantino distribuito nei principali punti d’incontro cittadini. Si tratta di materiale che contiene precise istigazioni contro l’ordine pubblico ed esplicite provocazioni intese a fomentare disordini. Si ritiene che la presenza di questi agitatori a tempo pieno, professionisti della piazzata e dell’intimidazione, possa far temere il peggio. Se non altro, una indegna gazzarra la mattina dell’inaugurazione. La stragrande maggioranza della popolazione ha dimostrato di apprezzare e di sostenere il progetto di restauro, non solo con numerose testimonianze sulla stampa ma anche con fatti concreti, visto il successo della raccolta di contributi tra i cremaschi e le realtà associative cittadine. Non ci sono dubbi sul fatto che i contestatori locali non rappresentino in alcun modo la volontà e il sentire della città, schierata con forza a sostegno del Comitato promotore. Appare dunque assurdo che una simile impresa, di notevole valenza storica, artistica e civica, tanto disinteressata quanto ben compiuta, possa venire vituperata da pochi individui definitisi anarchici e del tutto isolati dalla società civile di Crema e del suo territorio.

 

Documento 1: uno dei volantini distribuiti contro il restauro della statua di Vittorio Emanuele II, con l’invito ad abbattere il monumento del Re.

Documento 2: l’articolo pubblicato da La Provincia il 24 agosto 2013, che come altri apparsi sulla stampa locale informa sul timore di vandalismi contro la scultura di Francesco Barzaghi.


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21 agosto 2013
Tutto pronto a Crema per l'inaugurazione della statua del Re: ultima conferenza stampa del Comitato promotore

Si è svolta a Crema, nella mattinata di lunedì 19 agosto 2013, l’ultima conferenza stampa del Comitato promotore del restauro del monumento di Vittorio Emanuele II, prima della sua inaugurazione prevista per il 7 settembre. Presenti cinque degli otto membri del Comitato, oltre alla dott.ssa Severina Donati, che ha strettamente collaborato all’iniziativa, e alla prof.ssa Paola Orini, Assessore della Provincia di Cremona per l’Istruzione, la Formazione e il Lavoro. Con un paio di eccezioni, dovute al periodo feriale, sono intervenuti all’incontro tutti i rappresentanti della stampa locale. Ha preso per primo la parola il Presidente del Comitato, che ha fatto il punto della situazione, fornendo le ultime informazioni sul programma della cerimonia di inaugurazione e riassumendo il significato e il contenuto del progetto di riposizionamento della statua scolpita da Francesco Barzaghi nella sua piazza originaria. Sono seguiti gli interventi del Vice Presidente e degli altri promotori, anche in risposta alle domande poste dai giornalisti partecipanti alla riunione. E’ stato confermato alla stampa, con molta chiarezza e semplicità, che la restituzione del monumento di Vittorio Emanuele II alla cittadinanza di Crema è solo un gesto disinteressato compiuto da alcuni privati a favore della società civile, senza alcun risvolto politico o ideologico. Si tratta di un atto che deriva da una motivazione civica, quella del miglioramento del contesto urbano, frutto del senso di appartenenza alla propria comunità, e da una motivazione storico-artistica, quella della valorizzazione del patrimonio figurativo locale, attraverso il ripristino dell’opera di un apprezzato scultore italiano del XIX secolo. In estrema sintesi, durante la cerimonia di inaugurazione otto cremaschi, con il sostegno economico di certe entità pubbliche, di alcune realtà associative e di numerosi privati, doneranno ai loro concittadini un’opera d’arte, per rendere ancora più bella la loro città. Le entità pubbliche sono innanzitutto la Regione Lombardia, che ha già erogato circa 27.000 euro e che più avanti dovrebbe versarne altri 9.000. Si tratta di un importo che faceva parte degli stanziamenti economici destinati ai progetti approvati a livello regionale per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, che il Comitato promotore è riuscito a farsi riconoscere in virtù della validità dell’operazione di recupero del monumento. Si è poi in attesa di conoscere quale sarà la cifra stanziata dal Ministero dei Beni Culturali, attraverso la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Brescia, Cremona e Manova, sempre in riferimento alla specifica tipologia di progetto realizzato dal Comitato. Sembra ormai sicuro anche il contributo della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, che dovrebbe versare 5.600 euro. Inoltre, un privato cittadino di Crema e tre realtà associative hanno sostenuto l’impresa con importi che vanno, da parte di ciascuno di questi soggetti donatori, dai 14.000 agli 11.000 euro. Le tre associazioni sono, nell’ordine, la nostra Società Nazionale, attraverso la sua Delegazione Lombarda, quindi l’Associazione Popolare Crema per il Territorio ed a seguire l’Ordine Alato dei Cialtroni dell’Oca. La generosità di molti altri privati, con cifre che vanno dai 5 euro di alcuni ai 1.000 euro del Rotary Club Cremasco San Marco, ha poi consentito di avvicinarsi alla meta, vale a dire all’importo complessivo necessario alla copertura totale delle spese, pari a 160.000 euro. A tre settimane dall’inaugurazione la cifra mancante è di circa 30.000 euro. Si tratta di un importo ancora ragguardevole, che il Comitato promotore si impegnerà a raccogliere entro il mese di settembre. Alla fine, la cifra che mancherà dovrà essere versata personalmente dai suoi otto membri per far fronte agli ultimi pagamenti prima dello scioglimento del Comitato, dividendo l’ammanco in parti uguali. In nessun modo il costo dell’operazione di ripristino del monumento è gravato sulle casse del Comune o di altri soggetti incaricati del pubblico interesse o comunque preposti alle necessità sociali ed economiche della popolazione locale. I contributi della Regione e delle altre entità pubbliche, qualora non fossero stati incassati dal Comitato, sarebbero andati perduti o destinati a progetti riferiti al 150° anniversario dell’unità d’Italia intrapresi in altri territori regionali. Al termine della conferenza stampa, il Comitato promotore si è accomiatato dai rappresentanti della stampa locale ringraziandoli per l’attenzione dimostrata nei due anni di svolgimento delle varie fasi progettuali e invitandoli alla cerimonia di inaugurazione del monumento per il saluto finale. E’ infatti previsto che, compiuta l’impresa, il Comitato si sciolga e che ognuno dei suoi componenti torni alle proprie attività e occupazioni.

 

Documento 1: l’invito alla cerimonia di inaugurazione del monumento restaurato.

Documento 2: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 19 agosto 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da Mondo Padano il 19 agosto 2013.

Documento 4: l’articolo pubblicato da CremaOggi il 19 agosto 2013.

Documento 5: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 19 agosto 2013.

Documento 6: l’articolo pubblicato da La Provincia il 20 agosto 2013.


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16 agosto 2013
Crema, continua la guerra al monumento del Re: adesso anche gli anarchici scendono in campo

E’ l’immagine di Gaetano Bresci quella che appare sul volantino contro il monumento di Vittorio Emanuele II, affisso a Crema sulle transenne del cantiere di restauro nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2013. Bresci l’anarchico. Bresci l’uccisore di Umbero I a Monza il 29 luglio 1900. L’uomo dei due misteri. Il primo, quello del vero mandante del regicidio, che già la relazione di Giovanni Giolitti identificava, prove alla mano, con la vendicativa Marie Sophie Amalie von Wittelsbach, Herzogin in Bayern, vedova di Francesco II di Borbone, ex Re delle Due Sicilie. Il secondo, quello del suo poco credibile suicidio in carcere, circa dieci mesi dopo l’attentato. Bresci l’incomprensibile, venuto dall’America con protezioni di altissimo livello ma espostosi prima dei fatidici colpi di pistola in modo volutamente sconsiderato. Bresci divenuto il simbolo dei tanti anarchici in lotta contro l’ingiustizia sociale, la violenza del potere, l’avidità della borghesia. Un personaggio davanti al quale è difficile restare indifferenti, ci si trovi da una parte o dall’altra della barricata. Già, ma quale barricata? Ne esistono ancora? C’è ancora la lotta di classe? Per chi ha lasciato davanti alla statua del Re il volantino firmato “anarchici e creature varie”, la risposta è sì. Sono rimasti in pochi a credere alla lotta del popolo contro il trono e l’altare. Contro lo Stato. Contro la società capitalista, consumista, basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ma ci sono ancora e per loro Vittorio Emanuele II ha rappresentato a suo tempo tutto ciò. Come suo figlio Umberto I, sfuggito a Passanante e Acciarito ma non a Bresci. Come suo nipote Vittorio Emanuele III, il sovrano del fascismo, delle leggi razziali, dell’alleanza coi nazisti, della fuga a Brindisi. Quindi, sarà di certo lotta dura da parte di questi oppositori nei confronti del Comitato promotore del restauro del monumento. Si può dire che il volantino anarchico di Crema metta chiaramente Bresci e tutto ciò che Bresci rappresenta in voluta ed esplicita contrapposizione agli otto componenti di questo Comitato. Una mossa di forte impatto politico e mediatico. Alla quale i promotori del restauro stanno reagendo come da tempo sono abituati a fare, anche a fronte delle aggressioni politiche e giornalistiche più pesanti. Vale a dire, non facendo nulla, astenendosi da ogni risposta ed evitando ogni discussione. In pratica, scegliendo il solito “muro di gomma” nei confronti di ogni attacco al loro operato e ai loro obiettivi. Un po’ come il già citato Giolitti. E proprio in stile giolittiano, sobrio e di basso profilo, appare l’arrivo in porto della nave di questi otto cremaschi, i quali, dopo due anni di tempestosi contrasti e burrascose polemiche, approdano adesso senza alcun clamore, molto in sordina, alla cerimonia di riconsegna del monumento alla cittadinanza, con la loro aria riservata, indifferenti alle accuse e alle offese scagliate contro di loro. Più che indifferenti, addirittura impermeabili ad ogni dissenso. Affabili e disponibili con tutti, persino con i loro più accaniti detrattori. Garbati nel farsi qua e là, quasi alla chetichella, zelatori di contributi e di patrocini. Mittenti, verso gli interlocutori ritenuti di maggior riguardo, di inviti d’autore a tiratura molto limitata, con possibilità di annullo collezionistico, per la cerimonia di inaugurazione. Pazienti intrattenitori di esponenti politici e culturali del territorio sino a ieri contrari al ripristino della scultura di Francesco Barzaghi ed oggi desiderosi di un posto in prima fila la mattina del 7 settembre. Otto personaggi agli antipodi di Gaetano Bresci. Di quelli che non finiranno mai in un sacco preso a randellate dalle guardie carcerarie. Ma dei quali, tra cent’anni, nessuno si ricorderà più. Mentre di Bresci, tra cent’anni, saranno ancora ricordati il nome, il gesto, l’idea, celebrati o denigrati a seconda delle opinioni di ciascuno. Però i membri del Comitato non sembrano interessati ad alcuna visibilità, considerazione, memoria. Raggiunto l’obiettivo, toglieranno il disturbo, con discrezione. Hanno capito che il grazie per quanto hanno fatto dovranno dirselo da soli.

 

Foto 1: una delle più note immagini fotografiche dell’anarchico Gaetano Bresci (Prato, allora provincia di Firenze, 10 novembre 1869 – Isola di Santo Stefano, oggi Comune di Ventotene, provincia di Latina, 22 maggio 1901), utilizzata anche per la preparazione del volantino affisso a Crema dagli anarchici, sulle transenne del cantiere di restauro del monumento a Vittorio Emanuele II, nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2013.

Foto 2: Umberto I di Savoia (Torino, 14 marzo 1844 – Monza, allora provincia di Milano, 29 luglio 1900), ucciso dalla pistola di Gaetano Bresci dopo essere sopravvissuto ai due precedenti attentati compiuti da Giovanni Passanante e da Pietro Acciarito, qui effigiato nel quadro di Michelangelo Pittatore (Asti, 12 febbraio 1825 – Asti 24 marzo 1903) dipinto nel 1879, un anno dopo la sua ascesa al trono, opera presentata all’Esposizione di Belle Arti di Torino del 1880 e riprodotta nel volume “Michelangelo Pittatore”, pubblicato a cura del Comune di Asti nel 1983.

Documento 1: il volantino redatto dagli anarchici.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 30 luglio 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da La Provincia il 10 agosto 2013.


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12 agosto 2013
Completata a Crema la ricomposizione della statua di Vittorio Emanuele II

E’ stato completata a Crema la ricomposizione, in ogni sua parte, della statua di Vittorio Emanuele II, ricollocata il 31 luglio 2013 nella sua piazza originaria. Alla scultura di Francesco Barzaghi mancavano infatti, al momento del suo riposizionamento, la testa, la mano sinistra e la sciabola. Tra il 2 e il 12 agosto l’opera è tornata ad essere, in ogni particolare, uguale a quella inaugurata nel 1881, grazie al gruppo di specialisti scelto dal Comitato promotore per restituire ai cittadini cremaschi, nelle sue forme originarie, il monumento dedicato al primo Re dell’Italia unita e indipendente. Si tratta degli specialisti che da più di un anno sono impegnati in questa impresa di restauro e integrazione delle parti mancanti, con l’obiettivo di rimediare all’avanzato stato di degrado in cui i resti della statua sono stati rinvenuti nel 2011, dopo sessantacinque anni di abbandono, frantumazione ed esposizione alle intemperie. Lo scultore Manuele Parati, che è intervenuto su incarico della società Serina Marmi, viene da una solida preparazione accademica braidense ed ha già avuto modo di dimostrare la propria capacità artistica in ambito non solo locale. Va ricordato il rapporto che da sempre unisce Brera alle arti figurative cremasche e ai loro protagonisti, così come va rammentato l’importante ruolo che proprio Francesco Barzaghi ebbe presso l’ateneo artistico milanese. Anche Veronica Moruzzi, apprezzata restauratrice, ha già portato a termine operazioni di notevole rilevanza come, ad esempio, quella del ripristino del monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi a Crema, sempre di Francesco Barzaghi. Gabriele Costi, l’architetto responsabile, per la parte tecnica, del progetto di ricomposizione del monumento e della direzione lavori, ha reso possibile con il suo impegno e con la sua professionalità la fattibilità di questa difficile iniziativa, garantendo un risultato finale caratterizzato da un’ottima resa estetica. Il complesso monumentale, alto circa sette metri, quattro per la base con il piedistallo e poco meno di tre per la statua vera e propria, esercita un notevole effetto visivo in questo contesto urbano e completa l’impianto architettonico di una piazza utilizzata per decenni solo come mero contenitore di parcheggi o di attività commerciali di massa e sino ad oggi sprovvista di elementi di una certa valenza storica e artistica. Dopo il completamento dell’effigie di Vittorio Emanuele II, ora munito di testa, mano sinistra e sciabola, si apre l’ultima fase di attività del progetto, che si svolgerà nel corso della seconda metà del mese di agosto e che consisterà nel paziente lavoro di sistemazione estetica delle porzioni lapidee in cui le parti ricostruite si uniscono al materiale originario. In base alle prescrizioni della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Culturali di Brescia, occorre infatti assicurare in proposito un risultato armonico e improntato a continuità stilistica ma, al tempo stesso, tale da consentire una certa leggibilità degli esiti del restauro rispetto a quelli della realizzazione originaria. Intanto, la testa del Re, che molti cittadini ricorderanno appoggiata alla meno peggio su un manufatto nei chiostri del Museo Civico di Crema, malridotta e senza il naso, ora è collocata sul collo del sovrano con le opportune giunture a livello della barba e con un naso fedelmente ricostruito nelle sue fattezze originarie. La mano sinistra è stata rimodellata, fissata all’avambraccio e appoggiata sopra l’elsa della sciabola. Quest’arma è stata oggetto di apposite ricerche e valutazioni da parte del Comitato promotore. Attraverso una verifica su fonti e immagini d’epoca, la conclusione è stata che si trattasse, nella scultura originaria di Francesco Barzaghi, di una sciabola piemontese Modello 1855. La vecchia parte scultorea è andata distrutta e qualche dubbio su tale interpretazione rimane. Appare tuttavia condivisibile nel merito la scelta del Modello 1855, in quanto fu con questa lama che il Re combatté sui terreni di guerra della seconda guerra d’indipendenza. Per riferimenti iconografici e storici di base sulla sciabola Modello 1855 si vedano: Piancastelli, ed. 2007, pagg. 184-192; Arrigoni, Catalogo Armi Museo Risorgimento Milano, ed. 1988, pagg. 112-113 e 144, rif. 18-S69, 19-S31 e 20-S247; Ales, ed. 1990, vol. 1843-1861, pagg. 194 e 381. Inoltre, esistono diverse fotografie che ritraggono il sovrano con questa sciabola negli anni del compimento dell’unità d’Italia. Infine, è appurata l’esistenza di una interessante sciabola Modello 1855, in versione più elaborata rispetto ai normali esemplari d’ordinanza, sicuramente appartenuta a Vittorio Emanuele II ed oggi conservata dal principe Amedeo d’Aosta. Si veda per questa specifica sciabola: Calamandrei, ed. 1999, pag. 62, dove tuttavia il riferimento dell’autore a Villafranca e al celebre Quadrato del 49° lascia perplessi, visto il ruolo che ebbe invece in quella circostanza l’allora principe Umberto. Qualche esperto di lame risorgimentali potrebbe obiettare che, in questa ricostruzione della sciabola attuata per il restauro del monumento del Re a Crema, la dragona non passa dall’apposito spacco sul ramo di guardia posteriore che termina a riccio, risultando invece scolpita, nella sua parte superiore, come avvoltolata un paio di volte sull’elsa, in posizione incompatibile con l’effettivo utilizzo della dragona stessa. Si potrebbe ribattere che per questo particolare aspetto si è preferita una scelta estetica ornamentale alla pedissequa osservanza della circolare istitutiva n. 95 del 27 luglio 1855 e del successivo comunicato di deposito dei campioni del 18 agosto 1855. Insomma, diciamo che qui la licenza artistica ha prevalso sui regolamenti militari. In fondo il Re non è al fronte ma appare piuttosto rilassato, mentre si appoggia alla sciabola riposta nel fodero senza necessità di dragona al polso, e sembra dire a chi lo guarda che ormai “l’opera alla quale consacrammo tutta la nostra vita è compiuta”, come è scritto sul piedistallo del monumento.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 2 agosto 2013.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 2 agosto 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 3 agosto 2013.

Documento 4: l’articolo pubblicato da La Provincia il 3 agosto 2013.


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01 agosto 2013
Crema, Vittorio Emanuele II torna in piazza

La statua di Vittorio Emanuele II, restaurata nei mesi precedenti, è stata riposizionata nella sua piazza originaria, nel centro di Crema, alle ore 7 del mattino di mercoledì 31 luglio 2013. Le attività di ricollocazione si sono svolte dopo che la scultura di Francesco Barzaghi era stata prelevata dal laboratorio di restauro e poi trasferita fino al piedistallo del monumento. L’operazione di trasporto, resa complessa dal peso del manufatto, di circa cinque tonnellate, si è svolta attraverso le vie di una città ancora semideserta ma presto animata da diversi passanti con il grido di “viva il Re!”, segno che le recenti celebrazioni del 150° dell’unità hanno rinvigorito a Crema indubbi e profondi sentimenti di italianità. Al momento del suo ripristino sulla base di appoggio, la statua mancava ancora della testa, di una mano e della sciabola, parti che si è preferito aggiungere successivamente vista la loro delicatezza e i rischi di danneggiamento durante il trasporto. Ad attendere il Re c’era il Comitato promotore dell’iniziativa, quasi al completo, insieme ai tecnici, ai restauratori e ai professionisti incaricati della realizzazione dell’importante progetto. Comprensibile la soddisfazione di questo affiatato gruppo di lavoro, capace in circa due anni di portare a compimento una simile impresa. Molto sentito in piazza l’apprezzamento di coloro che, sempre più numerosi, hanno commentato nel corso della mattinata il ritorno di Vittorio Emanuele II nel luogo in cui l’intera cittadinanza l’aveva voluto collocare nel 1881. Nelle settimane precedenti la cerimonia di inaugurazione, fissata per sabato 7 settembre, saranno svolti gli ultimi interventi per il completamento del restauro della scultura, direttamente nella sua sede finale e con l’utilizzo di un’area di cantiere più ridotta. Nel frattempo l’opera resterà circondata dai ponteggi necessari ai lavori ma l’apposita schermatura di protezione consentirà ai cittadini la visibilità della statua e delle attività conclusive intorno ad essa. L’intero complesso monumentale ha un’altezza di circa sette metri e conferisce alla piazza, risaltando davanti al grande albero che gli fa da quinta naturale, un maggiore valore architettonico e un nuovo senso di compiutezza urbanistica. Nessun dubbio sul fatto che dal 7 settembre Crema sarà ancora più bella.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 31 luglio 2013.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 31 luglio 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da La Provincia il 1° agosto 2013.


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26 luglio 2013
Savoye bonnes nouvelles

Il motto Savoye bonnes nouvelles fu assegnato al reggimento Savoia Cavalleria al tempo dell’assedio di Torino del 1706. Un portaordini, nonostante la profonda ferita alla gola, riuscì a raggiungere le proprie linee e a portare un messaggio di vittoria al suo comandante, il duca Vittorio Amedeo II, il quale esultante gridò “Savoye bonnes nouvelles!”, mentre il messaggero cadeva esanime, col sangue che a fiotti colorava di rosso la divisa. Il duca, inginocchiandosi accanto al cavaliere appena spirato, ordinò che quello fosse il motto del reggimento e che il bavero nero della giacca del Savoia portasse da allora il filetto rosso, divenuto celebre sui terreni di guerra risorgimentali. Ebbene, anche a Crema, tra non molto, si potrà dire Savoye bonnes nouvelles. A breve sarà infatti restituito alla cittadinanza, dopo un progetto di ripristino non facile, il monumento a suo tempo dedicato dai cremaschi a Vittorio Emanuele II, il Re che con Cavour e Garibaldi è stato uno dei principali artefici dell’unità d’Italia. Il che potrebbe trasformare il motto, nella circostanza specifica, in Italia buone notizie, provenienti in tal caso da Crema. La cerimonia di inaugurazione del monumento si svolgerà nella mattinata di sabato 7 settembre 2013. Questa volta i portaordini, che pur non arrivando fisicamente sanguinanti alla meta hanno dovuto superare ostacoli e resistenze di ogni sorta, sono gli otto cittadini che compongono il Comitato promotore del progetto, intrapreso nel 2011 e passato attraverso notevoli difficoltà di tipo politico, burocratico ed economico. L’opera in onore del Re era stata fortemente voluta dai cremaschi, che tra il 1878 e il 1881 avevano raccolto le risorse necessarie per abbellire una delle loro piazze più centrali con una scultura di notevole valore artistico, realizzata dal celebre scultore Francesco Barzaghi, autore a Crema anche del monumento a Giuseppe Garibaldi e del busto di Pietro Donati. La statua fu gravemente danneggiata da un attentato nel 1946 e venne smontata in diversi pezzi, poi abbandonati per decenni in stato di progressivo degrado su un’area all’aperto posta sul retro del Museo locale. Oggi è in procinto di riprendere il suo posto nella piazza originaria, nel frattempo intitolata ad Aldo Moro. E’ notevole la soddisfazione del Comitato promotore, che in circa due anni è riuscito a realizzare tutte le fasi di questo progetto nei tempi prefissati e nei limiti di spesa preventivati. Il Presidente del Comitato è il geom. Ernesto Moruzzi. Il Vicepresidente è il dott. Pietro Martini. Il Segretario è il dott. Mario Marazzi e il Tesoriere è il cav. Mario Cassi. Il Presidente Onorario è il dott. Ferrante Benvenuti. Gli altri componenti del Comitato sono il sig. Gianmaria Carioni, l’ing. Alessandro Marazzi e la dott.ssa Loredana Brambilla Zurla. Il restauro del monumento di Vittorio Emanuele II a Crema non rappresenta un caso isolato. Tra le innumerevoli iniziative che il 150° anniversario dell’unità ha favorito, si distinguono infatti in molte città le operazioni di recupero dei monumenti dedicati ai personaggi del Risorgimento italiano. Terminate con il 2011 le ricorrenze, nazionali e locali, del nostro centocinquantesimo, oggi i lavori di ripristino di queste statue, nelle vie e piazze italiane, costituiscono la testimonianza di una volontà e di un impegno non circoscritti al momento delle celebrazioni ma fattivamente intesi a fissare, nel tessuto urbano come nel vissuto della cittadinanza, elementi visibili e concreti, ancoraggi duraturi e partecipati verso i valori, i fatti e i protagonisti della nostra storia nazionale. Si veda anche in proposito, nella Sezione Libri di questo sito, la parte dedicata al convegno e al volume “La memoria in piazza”.
 

Foto 1: Vittorio Emanuele II nel ritratto equestre di Girolamo Induno, esposto a Milano sullo scalone di Palazzo Moriggia, sede del Museo del Risorgimento di Milano, realizzato nel 1861, un olio su tela di notevoli dimensioni (cm 357 x 280), tornato ai colori originali grazie al restauro, in occasione delle celebrazioni del 150° dell’unità, operato dallo Studio Luigi Parma (sullo sfondo lo scenario di una battaglia, molto probabilmente quella del 24 giugno a San Martino, mentre sulla sinistra è effigiato il generale Alfonso Lamarmora).

Foto 2: il monumento a Vittorio Emanuele II prima dell’attentato del 1946.

Foto 3: il tabellone esplicativo posto davanti al cantiere aperto il 22 novembre 2012 in centro a Crema, per il ripristino, nella sua piazza originaria, del monumento dedicato dai cremaschi a Vittorio Emanuele II nel 1881.

Foto 4: il piedistallo del monumento subito dopo la sua posa, prima della collocazione delle parti accessorie intorno alla sua base e in attesa del posizionamento della statua del Re.

Documento 1: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 3 luglio 2013.

Documento 2: l’articolo pubblicato da L’Inviato il 24 luglio 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da Mondo Padano il 26 luglio 2013.


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04 maggio 2013
Alltagsgeschichte

E’ in dirittura d’arrivo il progetto di restauro della statua di Vittorio Emanuele II a Crema. Nel novembre del 2012 è stata transennata l’area di cantiere per svolgere le operazioni di ripristino del monumento. Si è trattato di un segnale esteriore molto visibile per tutta la cittadinanza. E si è pure trattato di un momento significativo per tutti coloro che in questa impresa hanno creduto fin dall’inizio e per i privati, le associazioni, gli enti che hanno offerto il proprio contributo a sostegno dell’iniziativa. Con il mese di dicembre sono terminate le attività di sistemazione dello spazio destinato al basamento, durate alcune settimane, e sono cominciate le operazioni di predisposizione delle strutture di sostegno. Da gennaio è iniziata la realizzazione della piastra di fondazione con il nucleo armato del podio. E’ così cominciata la vera e propria opera di edificazione del monumento, almeno nella sua parte strutturale di appoggio. Successivamente sono stati posati i quattro monoliti del podio in granito di Montorfano e sono state eseguite le opere necessarie per il consolidamento della struttura. All’inizio di maggio il piedistallo della statua, alto circa quattro metri, è stato trasferito nella sua sede e fissato alla base d’appoggio. Si può dire che ormai manchi solo la statua vera e propria, alta poco meno di tre metri. Il laboratorio incaricato sta provvedendo alle operazioni conclusive di restauro delle sue varie parti, che sono in fase di ricomposizione per formare in effigie la figura di Vittorio Emanuele II, nelle fattezze scolpite da Francesco Barzaghi circa centotrenta anni fa. Le discussioni alimentate nel 2012 da un esponente della nuova maggioranza politica in consiglio comunale, contrario al progetto di restauro, erano cessate con l’inizio del nuovo anno, senza lasciare conseguenze. Non è escluso che abbia giovato in proposito la consapevolezza, da parte dei reggitori municipali, degli effetti controproducenti di certe polemiche per la stessa amministrazione in carica. Anche per questo, nel corso dei primi mesi del 2013 si era diffusa tra la cittadinanza la convinzione che si potesse finalmente arrivare all’inaugurazione in un clima di ritrovata concordia. La stampa aveva dato conto dell’avanzamento dei lavori in modo positivo e l’aspettativa di una generale condivisione dell’iniziativa era stata avallata, sui giornali locali, dal plauso di cittadini stimati in ambito culturale e rappresentativi del comune sentimento civico. Purtroppo, in questo scenario rasserenato, ai primi di maggio si è di nuovo fatto sentire l’esponente politico sopra citato, che ha rinfocolato la vecchia polemica con modalità argomentative che inducono a qualche commento. Interessanti, dal punto di vista dell’archeologia politica, le sue locuzioni in stile tazebao sessantottino (“esperienze collettive dal basso capaci di elaborare autonomamente una coscienza della storia”). Significative, per lo studio della fenomenologia degli apparatchiki, le sue citazioni derivanti dall’orientamento dottrinario della nomenklatura di partito. Si veda il richiamo all’Alltagsgeschichte, parola che scritta su un giornale di provincia della bassa lombarda rischia di far sembrare chi la usa, più che un intellettuale, qualcosa di più affusolato. E si veda anche il riferimento a “La nazionalizzazione delle masse” di George Lachmann Mosse, un’opera che però, come gran parte della produzione di questo autore, è incentrata sulle dinamiche sociologiche e antropologiche della Germania moderna, soprattutto nel periodo nazionalsocialista. Il che pone forti dubbi sulla trasferibilità di tali analisi al contesto cremasco di oggi, visto che l’assessore Vailati non ha per la propaganda i soldi di Goebbels e che il sindaco Bonaldi non ha i baffi di Hitler. Inoltre, è commovente in queste esternazioni la nostalgia del “dibattito” ed è toccante l’invocazione alla “discussione”, rivolta a un pubblico di cremaschi che, sentendosi italiani e non khmer rossi, trovano poco da discutere su un monumento al Re che ha unito l’Italia. C’è anche il solito errore sull’associazione Araldo, per l’ennesima volta accreditata di un progetto non suo. Infine, dopo le comparsate dei precedenti compagni di polemica (l'allestitore di sceneggiate e l'artista tifoso), ecco comparire un terzo carneade di complemento, con il suo illuminato “parere”. Insomma, torna alla ribalta un contesto ideologico degno, questo sì, di essere esposto in un museo, beninteso nella sezione dedicata alle cause perse. E’ giunta dunque l’ora di collocare questo personaggio in un luogo che sia esattamente quello da lui suggerito per la statua del Re. Riposizioniamo Vittorio Emanuele II nella sua piazza originaria e invece mettiamo proprio lui “nel museo cittadino, all’interno di un percorso esplicativo che contestualizzi storicamente l’opera”. Per nostra fortuna, un’opera politicamente fallita.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 22 dicembre 2012.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Primapagina il 18 gennaio 2013.

Documento 3: l’articolo pubblicato da Primapagina il 3 maggio 2013, con lo scritto del prof. Pietro Savoia favorevole al riposizionamento della statua del Re nella sua piazza originaria.

Documenti 4 e 5: gli articoli pubblicati da Cremaonline il 3 maggio 2013 (il secondo riporta le esternazioni contrarie al progetto di restauro del monumento, con la citazione di Mosse, il richiamo all’Alltagsgeschichte e la proposta di collocare l’opera del Barzaghi in un “percorso esplicativo che contestualizzi storicamente l’opera”).

Documento 6: l’articolo pubblicato da La Provincia il 4 maggio 2013, che riprende in sintesi le stesse esternazioni.


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20 dicembre 2012
Lezioni di estetica

Sembrano in via di esaurimento le discussioni sul restauro della statua di Vittorio Emanuele II a Crema. L’unico che ancora insiste nelle polemiche è un consigliere comunale di estrema sinistra. La sua incontinenza mediatica ha toccato da ultimo l’argomento dell’attentato del 1946. Non è facile, invece di una stupidaggine, spararne tre in un colpo solo. Lui c’è riuscito. Come? E’ presto detto. Ha affermato, innanzitutto, che sono stati i “partigiani cremaschi” ad “avere rimosso” nel 1946 la statua del Re. Provenendo dall’entroterra lodigiano, è comprensibile che conosca la storia cremasca meno della raspadura. La bomba del 1946 non l’ha messa alcun cremasco. L’ha messa qualcuno venuto da fuori Crema che vandaleggiava i beni pubblici cremaschi di soppiatto e nottetempo con detonante casereccio. Prima stupidaggine. Andiamo avanti. Per “avere rimosso” la statua, il suddetto intende aver organizzato un attentato dinamitardo, considerato come uno dei “tanti meriti” degli autori di questo reato. Sì, perché di un reato si tratta, secondo il codice penale. Ebbene, dopo parecchi anni è forse difficile parlare in senso tecnico di apologia di reato, fattispecie che configura a sua volta un distinto reato. Ma in senso più generale e non specialistico, questa sostanziale apologia di reato a mezzo stampa non può lasciare indifferenti. A Crema c’è una persona investita di una carica politica pubblica, che dovrebbe rappresentare le istituzioni ufficiali e lo Stato italiano, che propone di erigere un monumento agli autori di un reato punito dal codice penale e consistito nell’attentato dinamitardo a un altro monumento. Seconda stupidaggine. Proseguiamo. La valutazione artistica delle scuole di scultura del XIX secolo in Italia non è materia facile. Ma ci sono scuole come quelle del Tantardini, del Puttinati e del Cacciatori sulle quali chiunque, prima di trinciare giudizi, dovrebbe riflettere e misurare le parole. Su scultori come il Vela e il Barzaghi si va da un certo patrimonio della critica storica in avanti, non all’indietro, magari lanciando invettive contro gli intellettuali traditori che non vivono insieme a un busto di Marx come fa il precitato (un gran bel busto, altro che le opere del Barzaghi). Insomma, per ergersi a critici d’arte su Francesco Barzaghi serve qualcosa di più del libretto rosso di Mao. Il che non vuol dire che non si possano personalmente preferire, rispetto alla monumentalistica risorgimentale, la Nike di Samotracia o le sculture di Henry Moore. Ma è evidente come qualche mal digerita lettura di Gramsci non basti a trasformare una licenza media inferiore in un dottorato accademico sulla scultura italiana dell’Ottocento. Ciò posto, ecco giungere dal summenzionato la stroncatura artistica dell’opera del Barzaghi, scultore onorato da più di un secolo, a Brera e nel resto d’Europa, da critici formatisi su qualcosa di meglio del manuale delle guardie rosse. Si tratta di una bocciatura estetica drastica, sbrigativa, senza particolari motivazioni. La statua non gli piace, punto. Come quando qualcosa non piaceva al soviet: inutile discuterne ulteriormente. Il popolo, beninteso per voce del suo demiurgo, dice no alla statua del Barzaghi. Fine del discorso. L’ha detto lui, che se ne intende. Terza stupidaggine. Tutto ciò mette in allarme coloro che vivono in un mondo regolato dal principio di competenza e che si muovono seguendo le norme culturali dell’apprendimento e della conoscenza. In pratica, la maggioranza delle persone. Perché tra interlocutori normali non prevale chi spara scemenze col botto ma chi dimostra le proprie buone ragioni in modo logico. L’allarme indotto da un simile personaggio provoca immediate e salutari reazioni nel corpo sociale. Si capisce infatti per davvero di che pasta sia fatto e quali comportamenti autoritari avrebbe qualora il suo mandato acquistasse ulteriore peso in municipio. Tutto sommato, più concede interviste, più fa male alla sua parte politica e bene a quella avversaria. Sembra un caso da manuale di depistaggio informativo. Non è che il nostro è manovrato da certe lobby, da determinate associazioni di categoria, da qualche venerabile? Saltato fuori dal quadro dell’asta tosta per pontificare sui massimi sistemi. Troppo giusto.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 10 dicembre 2012.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Primapagina il 14 dicembre 2012.


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11 dicembre 2012
La lettera colorita, l'incontinenza mediatica e il Re dietro la pianta

Continuano a Crema le contrapposizioni sul restauro della statua di Vittorio Emanuele II. Ampia risonanza ha avuto la lettera di incoraggiamento del prof. Pietro Savoia, che ha riscosso un forte apprezzamento da parte della cittadinanza. Livia Severgnini, Presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Comune di Crema, ha ribadito le ragioni per cui la Commissione non ha potuto fare altro che “dare continuità a un iter praticamente già concluso”. Ha anche confermato che “la statua ha un riconosciuto valore artistico” e che “dare continuità agli impegni assunti in passato è una scelta di responsabilità”. Come era prevedibile, è giunta alla stampa la comunicazione di rettifica da parte dell’autore della lettera descritta giorni fa in questa parte del sito (articolo del 6 dicembre 2012, “Svelato il motivo delle polemiche sul restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II: avevano sbagliato Re”). Si tratta di una sostanziale smentita del contenuto della lettera in questione, con un incredibile tentativo di accollo di responsabilità al giornalista “che ha voluto colorirla”. Valgono dunque in pieno le considerazioni già svolte al termine del suddetto articolo del 6 dicembre 2012. Non mancano interventi basati su un solido buon senso e al tempo stesso venati di simpatica ironia, come quello contenuto nella lettera di Alessandro Maranesi. L’impressione generale è che la maggioranza dei cittadini stia progressivamente isolando i pochi e ben orchestrati provocatori esibitisi in proposito sulla stampa locale, riconducibili a un circoscritto contesto originario e probabilmente a un unico soggetto sempre più affetto da incontinenza mediatica. Intanto i cremaschi si chiedono quale sia la vera identità di Pasquino, non quella della celebre statua parlante di Roma ma del Pasquino che ha scritto al settimanale Il Nuovo Torrazzo di Crema la lettera pubblicata il 7 dicembre. Pasquino ha forse scelto un’altra statua, come aveva fatto a Roma più di cinque secoli fa? E’ la statua che non vorrebbe “dietro la pianta” ma al centro della piazza? Caro Pasquino, cerca di rassegnarti, di meglio non si poteva fare. I poveri cremaschi non hanno un palazzo Orsini in ristrutturazione da parte del Bramante, come quando tu sei stato ritrovato. Hanno solo i pezzi di un Re scolpito da un professore di Brera centotrenta anni fa e fanno fatica a rimettere insieme persino quelli. Se però la statua ti piacerà, vieni alla sua inaugurazione. Con la prima pasquinata in tasca, da affiggere al momento buono. Visti certi personaggi, a Crema avrai solo l’imbarazzo della scelta.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da Primapagina il 7 dicembre 2012, riportante la lettera del prof. Pietro Savoia (vista la confusione già verificatasi sui vari Savoia, si spera che il cognome del professore non induca certi oppositori ad ulteriori fraintendimenti).

Documento 2: la lettera indirizzata da Livia Severgnini al settimanale Il Nuovo Torrazzo, pubblicata il 7 dicembre 2012.

Documento 3: lo “Spazio Aperto” dedicato ai lettori del giornale La Provincia nel numero del 7 dicembre 2012, con la lettera di rettifica a quanto contenuto nell’articolo pubblicato il 4 dicembre 2012 (ritorna in questo testo lo svarione sull’associazione “Araldo”, già presente in un’altra lettera pubblicata da la Provincia il 1° dicembre 2012, segno che qualcosa nelle relazioni esterne del Comitato promotore con la realtà locale continua a ingenerare equivoci sempre più spiacevoli).

Documento 4: lo “Spazio Aperto” dedicato ai lettori del giornale La Provincia nel numero dell’11 dicembre 2012, con la lettera di Alessandro Maranesi.

Documento 5: la lettera indirizzata da “Pasquino” al settimanale Il Nuovo Torrazzo, pubblicata il 7 dicembre 2012.

Documento 6: lo “Spazio Aperto” dedicato ai lettori del giornale La Provincia nel numero del 9 dicembre 2012, con la lettera inviata dalla delegazione lombarda della Società Nazionale.


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06 dicembre 2012
Svelato il motivo delle polemiche sul restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II: avevano sbagliato Re

Si fa sempre più divertente a Crema la polemica degli oppositori al restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II. Non perché siano spiritosi. Ma perché le loro affermazioni hanno superato la fantasia e i motti di spirito dei cremaschi più faceti. Si riferiva giorni fa in questa parte del sito (articolo del 1° dicembre 2012, “Quel posto, i panda e i numeri fascisti”) la battuta scherzosa di chi riteneva di aver finalmente identificato la spiegazione delle accuse di fucilatore di partigiani rivolte al Re nato nel 1820 e morto nel 1878. Ebbene, la burla in pochi giorni è diventata realtà. Si apprende dalla Provincia del 4 dicembre 2012 che “a riassumere le posizioni di dissenso e a farsene in un certo senso portavoce” emerge ora un altro autorevole censore contrario al progetto di restauro. Il quale chiede: “Perché non mettiamo in città una statua del Duce?”. Perbacco, un brillante polemista. E ancora: “La proposta di far pagare ai cremaschi una tassa per poter ultimare i lavori e collocare la statua del re è quantomeno bizzarra”. Già a questo punto il lettore che abbia un minimo di conoscenza della vicenda comincia a porsi un dubbio sulla effettiva cognizione di causa dell’arguto “portavoce”. Una “tassa” imposta ai cremaschi per poter ultimare i lavori? Bah, si sa solo di qualche spicciolo prima pubblicamente offerto e poi lestamente reinsaccocciato dal Comune. Si inizia insomma a comprendere che la cosa “bizzarra” è proprio questa affermazione e che il suo autore non è un esperto di diritto tributario. Ma il bello sta per arrivare: “Questo re che i nostalgici dicono abbia fatto tanto per Crema e per l’Italia, altri non è che colui che ha spalancato le porte al Fascismo”. Ahi, a questo punto il lettore, anche quello munito solo della licenza elementare, si ferma un attimo e sente insinuarsi nella mente un sospetto: vuoi vedere che il sagace dialettico confonde un Re con un altro? No, non è possibile. Magari si tratta di una lettera che era troppo lunga e la redazione l’ha tagliata. Certo, se è così l’ha tagliata in un modo ben strano. Oppure c’è stata un’intervista e l’intervistato e l’intervistatore non si sono capiti bene. Eh no, certe frasi sono messe tra virgolette e quindi non ci sono dubbi sulle dichiarazioni del “portavoce”. Il giornale in questione è di una serietà indiscussa e non falsa le lettere o le interviste, virgolettando a capocchia. Andiamo avanti: “Visto che c’è chi sostiene che durante il Ventennio i cittadini di Crema erano al 95% fascisti, allora perché non collochiamo in qualche piazza pure una statua del duce? Anche lui ha fatto tanto per Crema e per l’Italia, con le sue memorabili campagne militari in Africa, che hanno dato lustro a tutta la penisola”. Non c’è dubbio, un’ironia e un senso dell’umorismo così spiccati e travolgenti non si manifestavano sul territorio da parecchio tempo. Complimenti al “portavoce”. Ed ecco, al momento della chiusa, il precedente sospetto trova la più sconcertante conferma: “Ai nostalgici locali consiglio di fare una passeggiata fino allo stadio ‘Voltini’, dove non ci sono monumenti, ma sul muro di cinta è collocata una fredda lapide in marmo, che ricorda i nomi di alcuni cremaschi fucilati da altri loro concittadini in camicia nera, da quei fascisti che il re che si vuole celebrare con una statua ha sostenuto”. A questo punto, per lo sbigottito lettore tutto è chiaro. Intanto, oltre a credersi spiritoso il nostro “portavoce” pensa anche di avere doti letterarie. La locuzione “fredda lapide” sul muro del Voltini sprigiona un pathos eccezionale. Tra l’altro, navigando tra i siti locali si comprende subito perché conosca così bene il Voltini. E non per commossi pellegrinaggi all’algida lapide. Inoltre, chi ha affidato la sua voce a questo zelante messaggero avrebbe dovuto prima fargli un bel corso di ripasso: “Cremaschi fucilati”? “Da altri loro concittadini”? Insomma, un “portavoce” con qualche debito formativo anche nel merito della polemica assegnatagli. Infine, delle due l’una. O si tratta di persona che non rappresenta nessuno se non se stesso (e male), e allora la notizia per cui sarebbe il “portavoce” di chicchessia o addirittura della “metà” della cittadinanza cremasca deriva da fonti sulla cui attendibilità non è difficile tirare le debite conclusioni. Oppure per davvero è il “portavoce” degli oppositori al progetto di restauro e ne “riassume le posizioni di dissenso”, per cui quello che scrive va considerato come condiviso da questi oppositori. In tal caso, sia il “portavoce” che i suoi ispiratori hanno clamorosamente sbagliato Re. Oppure sono convinti che di Vittorio Emanuele ce ne sia stato uno solo, quello del fascismo e di tutte le nequizie da loro denunciate, e che il monumento sia dedicato a lui. Ogni ulteriore commento è superfluo. Come sarebbe superfluo ogni prevedibile successivo tentativo di smentita o rettifica da parte dell’interessato, essendo ormai evidente a tutti la sua esplicita confusione tra i due diversi sovrani, appalesata con affermazioni reiterate e concordanti. Ogni eventuale tentativo di addurre incomprensioni o inesattezze equivarrebbe a una grave censura rivolta al giornalista che ha virgolettato le sue esternazioni. A chi crederebbero i lettori?

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da La Provincia il 4 dicembre 2012.

Documento 2: lo “Spazio Aperto” dedicato ai lettori del giornale La Provincia nel numero del 6 dicembre 2012, con un commento del dott. Franco Conz di Crema all’articolo pubblicato due giorni prima, commento che termina con un ottimo consiglio (“Quando si vuole citare la storia, sarebbe meglio prima studiarla”).

Documento 3: ancora lo “Spazio Aperto” dello stesso quotidiano nel numero del 6 dicembre 2012, con la lettera del dott. Alessandro Tira di Crema, nella quale sono stigmatizzate in modo tanto pacato quanto inappellabile le affermazioni contenute nell’articolo pubblicato il 4 dicembre 2012 (dopo questo secondo intervento sulla stampa e dopo le numerose attestazioni di plauso rivoltegli da gran parte dell’opinione pubblica cremasca, il dott. Alessandro Tira sta diventando sui media locali il personaggio di riferimento per molti di coloro che sono favorevoli al restauro del monumento).

Documento 4: l’articolo pubblicato da La Provincia il 1° dicembre 2012, con un giudizio molto severo sulla nuova amministrazione comunale di Crema.

Documento 5: la lettera pubblicata nello “Spazio Aperto” dello stesso quotidiano nel numero del 9 dicembre 2012.


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01 dicembre 2012
Quel posto, i panda e i numeri fascisti
Non si placano a Crema le discussioni sul riposizionamento nel centro cittadino del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II. C’è chi prende queste polemiche molto sul serio e chi invece non perde l’occasione per scherzarci sopra. Basta girare tra i bar di piazza Duomo all’ora dell’aperitivo per sentire le battute dei cremaschi sulla vicenda. Ad esempio, si dice, con tutti i problemi che ci sono non si comprende perché l’argomento principale non sia più, guarda caso, la realizzazione di un centro culturale islamico in città ma la statua del primo Re d’Italia. Da qui alla battuta che segue, piuttosto pesante ma abbastanza diffusa, il passo è breve: la piazza va lasciata tutta sgombra per costruirci sopra la moschea voluta dalla nuova giunta, visto che i Savoia sono stati una calamità e che invece con la moschea cominceranno le fortune di Crema. E via di questo passo. Grande ilarità ha poi suscitato la frase ripetuta più volte dagli amministratori locali riguardo al monumento, apparsa anche come titolo di un articolo sulla Provincia (quello della foto con “spingere”): “L’avremmo messo in un altro posto”. Inutile riportare la salace interpretazione di che cosa l’attuale dirigenza politica cittadina avrebbe voluto mettere, e in quale posto, al Comitato promotore. Con immediata conclusione della battuta: ma il Comitato ha giocato d’anticipo e non si è fatto (puntini puntini). Ma non basta. Su Primapagina compare un articolo dei “socialisti cremaschi”, che discettano sull’inopportunità semantico-architettonica di ricollocare il monumento del Re Galantuomo in una piazza nel frattempo intitolata all’illustre statista delle convergenze parallele, come se a Bergamo la statua dello stesso Re non fosse in piazza Matteotti, intestata proprio a un socialista (che cosa ne pensano i “socialisti cremaschi”?), e come se in innumerevoli altre città d’Italia e del mondo i personaggi dei monumenti e quelli della toponomastica coincidessero sempre: ad esempio, a Palermo la statua di Vittorio Emanuele II è in piazza Giulio Cesare e nessuno (ma forse lo faranno i “socialisti cremaschi”) ha mai eccepito che la battaglia di San Martino non compaia nel De bello gallico. Sconcerto generale: i “socialisti cremaschi” non si erano definitivamente estinti con la chiusura del Rumì? Da tempo si parlava di loro come del povero Bao Bao dello zoo di Berlino, pace all’anima sua. Non è che vogliono fare una raccolta fondi per mettere la statua di Craxi al posto di quella del Re? Se è così attenzione perché le loro raccolte fondi finiscono sempre nello stesso modo. Le facezie dei cremaschi non hanno poi risparmiato le lezioni storico-culturali ammannite alla popolazione dai rifondatori nostrani. Sempre su Primapagina, i soliti due dicono “90 anni dopo la nascita del Fascismo, è ancora ingombrante la statua di Vittorio Emanuele II”. Bah, quale sia il nesso tra il Re dell’Italia unita del 1861 e il Duce dell’Italia divisa del 1943 continua a sfuggire ai più. Dopo un altro giro di aperitivi, ecco trovata la spiegazione: i soliti due non sanno che di Vittori Emanueli ce ne sono stati tre (del quarto tacciamo per carità di patria). Insomma, pensano che il Secondo e il Terzo siano la stessa persona. Ecco perché insistono a non volerlo come statua: sono convinti che sia quello di Mussolini. Il motivo è semplice. Essendo devoti della rivoluzione culturale, rifiutano la cultura borghese e quindi non sono capaci di leggere i numeri romani, che poi in quanto romani fan venire in mente il relativo saluto, per cui sanno di littorio. Sono numeri fascisti. Per favore, che qualcuno vada a dirgli che le barrette di fianco al nome non sono punti esclamativi senza il puntino sotto. E’ facile: due barrette è quello venuto prima, che non c’entra con Hitler, tre barrette è quello venuto dopo; la statua non è di questo qua, è di quell’altro. Ah, ci fosse ancora il maestro Manzi. Fin qui, quelli che hanno scherzato sulle polemiche in corso. E’ anche un modo per sdrammatizzare una situazione che rischia di invelenirsi e che andrebbe invece rasserenata. Certe volte è meglio riderci sopra, piuttosto di accanirsi con troppa animosità su argomenti che rischiano di creare divisioni e conflitti. Invece tra coloro che hanno preferito andare oltre la battuta scherzosa e offrire un contributo serio al dibattito c’è un ragazzo giovane, molto preparato culturalmente e professionalmente. E’ laureato in Giurisprudenza a Pavia, ha conseguito un dottorato presso l’Università di Urbino ed è dottorando presso l’Università Statale di Milano. E’ un ricercatore storico che ha già collaborato con importanti pubblicazioni e che ha già dimostrato doti di relatore molto apprezzate dai cremaschi. Si chiama Alessandro Tira e ha scritto alla Provincia una lettera che è stata pubblicata con un commento positivo e incoraggiante da parte della direzione del giornale. Una lettera che arriva, con calma e fermezza, al nocciolo della questione. Con lui la Crema giovane, onesta e intelligente, la Crema perbene, risponde a tutte le stupidaggini apparse sui giornali contro questo progetto. E’ un segnale forte, soprattutto verso chi nasconde dietro la foglia di fico di una presunta impossibilità economica la motivazione di una scelta che, in modo ormai evidente a tutta la cittadinanza, è soltanto politica.

Documento 1: l’articolo pubblicato da La Provincia il 30 novembre 2012 (“L’avremmo messo in un altro posto”), che oltre alle dichiarazioni di Livia Severgnini, Presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Comune di Crema, riporta anche l’opinione di Giampiero Goffi, espressa con solide argomentazioni storiche ed equilibrato giudizio.
Documento 2: l’articolo pubblicato da Primapagina il 30 novembre 2012 (“Socialisti Cremaschi”).
Documento 3: l’articolo pubblicato da Primapagina il 30 novembre 2012 (“90 anni dopo la nascita del Fascismo, è ancora ingombrante la statua di Vittorio Emanuele II”).
Documento 4: l’articolo pubblicato da La Provincia il 1° dicembre 2012 (“Monumento che fa discutere. Restaurato dall’associazione Araldo”), nel quale il Presidente del Consiglio Comunale di Crema confonde il Comitato promotore con l’associazione “Araldo”, pur riconoscendo che il monumento “è un pezzo di storia e di arte della nostra città” (a parte il notevole svarione sull’associazione “Araldo”, è il primo esponente della nuova amministrazione cittadina a non seguire le esternazioni demagogiche dell’ala più estrema della sua maggioranza, lasciando ben sperare nelle sue capacità di governare le piazzate invece di farsi governare, come accaduto di recente a qualcun altro, da queste ultime).
Documento 5: l’articolo pubblicato da Il Piccolo Giornale del Cremasco il 1° dicembre 2012, nel quale sono riportate sia l’opinione degli oppositori al progetto di ripristino del monumento, sia l’opinione del Presidente del Comitato promotore, il geom. Ernesto Moruzzi.
Documento 6: lo “Spazio Aperto” dedicato ai lettori del quotidiano La Provincia nel numero del 28 novembre 2012, con la lettera inviata dal dott. Alessandro Tira di Crema in merito alla questione del riposizionamento della statua di Vittorio Emanuele II nella sua piazza originaria e con la risposta della direzione del giornale (“Ma quale sgomento? Il re merita la piazza”).

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29 novembre 2012
Falce e tortello

Nuove discussioni a Crema sul ripristino del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II nella sua piazza originaria. L’apertura del cantiere il 22 novembre in questa piazza ha dato spunto a ulteriori polemiche sul progetto già approvato nel 2011 dal Comune di Crema e dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio di Brescia, progetto ormai in fase di avanzata realizzazione da parte del suo Comitato promotore. L’attuale amministrazione cittadina di sinistra ha confermato che non darà un solo euro per il restauro della statua, nonostante la diversa decisione della precedente amministrazione comunale, in carica fino a pochi mesi fa. Il Comitato, pur esprimendo il proprio comprensibile rammarico per una presa di posizione così drastica e per un simile venir meno agli accordi già presi, prosegue in ogni caso le proprie attività e sta completando la raccolta dei fondi necessari all’impresa. Moltissimi cittadini cremaschi e numerose associazioni del territorio stanno infatti offrendo il loro contributo economico, con grande generosità e forte partecipazione. Gli attacchi contro il riposizionamento del monumento provengono dall’ala più a sinistra dell’attuale maggioranza consiliare. Questi oppositori sono però costretti a concentrare le loro polemiche su un terreno tutto ideologico. Non possono infatti accusare il Comitato di incettare risorse economiche pubbliche destinate alla popolazione cremasca sofferente per la crisi economica, vista la completa autosufficienza economica del Comitato rispetto alle risorse pubbliche comunali e provinciali. Un tentativo in tal senso era stato fatto mesi addietro da un rappresentante dell’estrema sinistra locale. Ma è stato subito chiaro a tutti che è proprio la comunità civile dei cittadini ad offrire liberamente il proprio convinto sostegno economico. E ciò al contrario della nuova amministrazione comunale, che dovrebbe rappresentare la cittadinanza e si è invece arroccata su una posizione sempre più ostruzionistica, dovendo forse tener conto delle ultime alleanze elettorali, divenute ora intese ineludibili ai fini del governo cittadino. La situazione si fa sempre più paradossale per i nuovi reggitori municipali, in quanto la damnatio memoriae nei confronti del personaggio storico di Vittorio Emanuele II, lanciata da qualche carneade politico locale dalla sua bocciofila, è in palese contraddizione con l’attuale realtà italiana, soprattutto dopo le celebrazioni del 150° e il loro successo a livello nazionale. L’assurda fatwa scagliata contro questo Re sembrerebbe dare l’idea di una città irreale, di un Angkar della bassa presidiato da sopravvissuti Khmer nostrani, di un luogo in cui aleggia una oligofrenia storiografica meritevole di pubblicazione su qualche rivista specialistica di psichiatria. Ovviamente Crema e buona parte della sua attuale amministrazione sono ben diverse, anche perché i cremaschi vivono nel mondo reale. A Roma di chi è la statua equestre sopra il sacello del Milite Ignoto? A Milano di chi è la statua appena restaurata in piazza Duomo, col sindaco e tutta la giunta di sinistra ad applaudire? A Torino che nome è scritto sull’ingresso di Palazzo Carignano, con sotto le file interminabili di visitatori da ogni parte d’Italia e del mondo? A Bergamo di chi è la statua da poco restaurata posta in piazza Matteotti, senza che nessuno sofisteggi su possibili contraddizioni tra il Re Galantuomo e il politico socialista vittima del fascismo? A Napoli di chi è la statua che, dopo essere rimasta a lungo seminascosta nel fossato del Maschio Angioino, è stata ripulita ed è divenuta in occasione del 150° il fulcro della rinnovata piazza Bovio? A Palermo di chi è la statua restaurata per le celebrazioni dell’unità d’Italia e oggi collocata in piazza Giulio Cesare, davanti alla stazione centrale? E si potrebbe continuare all’infinito, citando centinaia di interventi di restauro e ripristino di monumenti dedicati in tutta Italia a Vittorio Emanuele II, quasi sempre grazie a sovvenzioni pubbliche statali sollecitate e assicurate da istituzioni locali consapevoli della propria appartenenza alla nazione italiana. Che alcuni cittadini, con questa operazione di restauro, pongano rimedio con la propria azione alle carenze, non solo economiche, del contesto locale, dovrebbe causare a Crema apprezzamento e non attacchi giornalistici pilotati attraverso determinati siti web. Lo sanno certi attempati iconoclasti della nostra monumentalità storica, che è lo Stato italiano di oggi quello che devono rappresentare, per preciso e cogente mandato amministrativo, e non le loro maldigerite illusioni politiche adolescenziali di mezzo secolo fa? In particolare, uno degli esponenti della sinistra più radicale continua a diffondere sulla stampa locale le sue burbanzose esternazioni sulla nostra storia nazionale, lanciando invettive contro tutti i Savoia, dal Re Magnanimo al Re di Maggio. In pratica, siamo al solito “maledetti Savoia”, buono per tutte le stagioni e, soprattutto, per tutti i comizi e per tutti i tribuni a corto di argomenti. Per opporsi alla ricollocazione in città dell’opera realizzata da Francesco Barzaghi nel 1881, questo illustre studioso delle nostre vicende istituzionali ricomprende nella sua lectio magistralis, insieme a tutto il Risorgimento italiano, anche le cannonate di Bava Beccaris, le guerre coloniali, il fascismo, le esecuzioni dei partigiani da parte dei nazisti, la fuga di Sciaboletta a Brindisi con l’argenteria di famiglia e via dicendo. Certo, come contestare certi fatti negativi della nostra storia? Ma quante nazioni, in Europa e nel mondo, non hanno scheletri nell’armadio? Perché in Italia qualcuno deve sempre stigmatizzare le cose negative, buttando via quelle positive? Lo stesso vale per il nostro rapporto con casa Savoia, che ha dato al popolo italiano molte cose da dimenticare eppure anche molte cose da ricordare. Ma gli anatemi di questo dotto erudito non arrivano a tali livelli di riflessione. Ciò che conta è l’effetto, anzi l’effettaccio del momento, secondo la vecchia regola propagandistica di partito secondo la quale spararle grosse compensa il fatto di spararle a caso. Come quando si compiangono i poveri Mazzini e Garibaldi perseguitati dai cattivi di corte: banalità degne del peggior populismo storiografico. Insomma, a qualcuno piace giocare facile, pur di non perdere l’occasione di calcare il palcoscenico mediatico locale. Palcoscenico sul quale si è affacciato di recente anche un altro agitatore popolare appartenente alla stessa fazione politica, sempre con l’obiettivo di impedire il ritorno della statua del primo Re italiano nel centro cittadino. Nel corso della recente commemorazione dell’esecuzione di quattro partigiani nel 1944, un altro esperto di storia patria ha infatti recitato una balorda sceneggiata collegando con spericolata fantasia l’uccisione dei quattro martiri della Resistenza al Re Galantuomo. Ebbene, come si fa ad addebitate al Re dell’Italia unita e indipendente del 1861 la responsabilità di questa fucilazione del 1944? Che cosa c’entra Vittorio Emanuele II con l’occupazione tedesca e con la repubblica di Salò? Ma si sa che in certi momenti la piazza si sommuove con mezzi non necessariamente razionali. Ecco dunque, tra le lacrime dei parenti delle vittime commemorate durante la cerimonia, questo zelante professionista della piazzata lanciare la sua pietra antisabauda con accorta scelta del momento ed ostentato caldo cuore, assicurando alla platea davanti al Voltini un commosso fremito di sdegno contro Adolf Hitler, Vittorio Emanuele II e, guarda caso, la precedente giunta cittadina, quel tanto alla rinfusa da consentirgli di portare indenne a casa il risultato del suo pasticcio oratorio, basato sulla più cinica strumentalizzazione del dolore dei parenti dei fucilati. Il Sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, è parsa subire la situazione, poi è sembrata condividere questo assurdo canovaccio. Verrebbe da consigliare al Sindaco di fare attenzione ad accettare certe caramelle politiche dagli sconosciuti. I quali, tuttavia, proprio sconosciuti non sono. Basta leggere l’interessante “Senza Fabbrica” di Rinaldo Gianola, edito da Baldini & Castoldi, al capitolo “Il ‘travet’ dell’Olivetti”, a pag. 137. Da notare che l’autore oggi è vicedirettore dell’Unità. Non sappiamo se abbia ragione quando, alla quinta riga della stessa pagina, dice che il soggetto “non fa paura a nessuno”. Vedremo se qualcuno in Comune si farà impaurire. Ma c’è di più. Gli stessi due personaggi, l’esegeta storico e l’autore della comparsata, risultano essere anche esperti urbanisti. Ovviamente con particolare riguardo alla piazza destinata ad ospitare la statua di Vittorio Emanuele II, luogo da anni deputato ad accogliere quella che pare essere, nella loro demagogica visione della realtà locale, la summa culturale cremasca: la tortellata. L’argomento di una pregiudizievole riduzione degli spazi per la tortellata costituisce infatti una geremiade ricorrente nelle maledizioni e nelle invettive di questi arruffapopolo. Di per se’ si tratta di una stupidaggine, in quanto la superficie sottratta, una volta all’anno, ai piatti di tortelli e alle salamelle si riduce a non più di sei posti auto rispetto alla notevole estensione della piazza. Quindi l’argomento è ridicolo, anche ammesso che a Crema ci si riduca a paragonare un’opera di Francesco Barzaghi alla pasta e amaretto. Chi avrebbe mai detto che Vittorio Emanuele II, dopo aver combattuto sui terreni di guerra del nostro Risorgimento, avrebbe dovuto combattere anche col burro fuso e col mostaccino? Il suo avversario non è più l’Austria. Non sono più i cannoni dei feldmarescialli di Francesco Giuseppe a sparare sulla sua fedele Guardia. I suoi nuovi nemici hanno un diverso grido di battaglia. Già si sente urlare “tortellata dura senza paura”. Ed hanno una diversa bandiera, con un simbolo inequivocabile: falce e tortello.

 

Foto 1: il Vittoriano o Altare della Patria di Roma, che ospita il Museo Centrale del Risorgimento con le sue importanti raccolte di libri, documenti e cimeli (in primo piano il sacello che racchiude le spoglie del Milite Ignoto, vegliate dall’Italia, e il monumento equestre dedicato a Vittorio Emanuele II).

Foto 2: il monumento a Vittorio Emanuele II in piazza Duomo a Milano, dopo i recenti restauri.

Foto 3: l’ingresso di Palazzo Carignano a Torino (foto di Giuseppe Parola), con la scritta dedicata a Vittorio Emanuele II, sede del Museo Nazionale del Risorgimento, riaperto nel marzo del 2011 dopo il lungo riordino delle sue raccolte (l’edificio è stato sede della Camera del Regno di Sardegna e nel suo cortile è stata allestita in via provvisoria la prima Camera nazionale, aperta dal Discorso della Corona pronunciato il 18 febbraio 1861 da Vittorio Emanuele II).

Foto 4: il monumento a Vittorio Emanuele II a Bergamo, in piazza Giacomo Matteotti, da poco restaurato.

Foto 5: il monumento a Vittorio Emanuele II a Napoli, in piazza Giovanni Bovio, dopo la sua ripulitura e ricollocazione pubblica.

Foto 6: il monumento a Vittorio Emanuele II a Palermo, in piazza Giulio Cesare, dopo il suo restauro.

Documento 1: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 25 novembre 2012.

Documento 2: l’articolo pubblicato da La Provincia il 26 novembre 2012.

Documento 3: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 26 novembre 2012.

Documento 4: l’articolo pubblicato da La Provincia il 27 novembre 2012.

Documento 5: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 29 novembre 2012.

 

NOTA – Il titolo di questo articolo riprende quello dell’interessante libro di Anna Tonelli, “Falce e tortello”, Laterza, 2012. Leggendolo si rileva la raccomandazione di Palmiro Togliatti, nelle sue Lezioni sul Fascismo, di considerare il divertimento, anche come festa del tortello e della salamella, tra i “bisogni elementari delle masse”. Per una contestualizzazione cremasca, si veda “Una storia nella storia – La Festa de l’Unità a Crema e nel cremasco (1946-2001)”, di Marco Dossena, stampato presso IMP Grafiche di Bagnolo Cremasco, 2006. Da quando la Festa de l’Unità ha perso il suo rilievo, una diversificazione dello stesso spirito ludico-politico, opportunamente proposto in termini di solidarietà e beneficenza, si coglie nelle iniziative di alcune associazioni composte da “sinistrati” locali, per usare l’espressione di Edmondo Berselli (“Sinistrati - Storia sentimentale di una catastrofe politica”, Modadori, 2008). Dai babbi natale benefici alle partite del cuore, non è un caso che le fotografie riprodotte sulle pubblicazioni celebrative di queste associazioni ripropongano spesso le stesse persone immortalate anni addietro mentre montano i palchi o distribuiscono le salsicce alla Festa de l’Unità. Quello del tortello e della salamella è dunque un vissuto, anche a Crema, intimamente connesso ai trascorsi politici e psicologici dei superstiti del naufragio comunista, un vissuto che, proprio come da un naufragio, a volte riaffiora, portato da una risacca di antichi vincoli di sezione, collaudati legami giornalistici, entrature e frequentazioni municipali.


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22 novembre 2012
Aperto il cantiere in centro a Crema per il ritorno del monumento a Vittorio Emanuele II

Il 22 novembre 2012 sono iniziate, nel centro storico di Crema, le attività di cantiere in vista del restauro e della ricollocazione, nella sua piazza originaria, del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II. L’area perimetrata e transennata a questi fini è un rettangolo di circa sette metri per dieci metri, con il lato più corto a ridosso dell’aiuola che separa la piazza dalla via Matteotti e quello più lungo proteso verso est, in direzione del fronte della Folcioni. La superficie adibita a cantiere occupa all’incirca sei posti auto, utilizzando uno spazio limitato e tale da non provocare conseguenze alla normale viabilità cittadina e alle usuali possibilità di parcheggio per gli altri veicoli. Si tratta di un “cantiere di seconda fase”, vale a dire successivo a quello utilizzato nei mesi precedenti presso l’area cortilizia del Museo Civico di Crema e del Cremasco. L’inaugurazione della statua dovrebbe avvenire nel settembre del 2013. Nei prossimi dieci mesi saranno svolte, in questa area di cantiere, le attività di sistemazione degli spazi sui quali dovrà insistere il basamento, le operazioni di montaggio delle strutture di sostegno e infine l’opera di riposizionamento della scultura, ripristinata nella conformazione originaria realizzata da Francesco Barzaghi nel 1881. Il tabellone esplicativo posto sul lato del cantiere rivolto verso la via Matteotti conferma alla cittadinanza che il progetto consiste nel restauro conservativo, attraverso ricomposizione con integrazioni, del complesso monumentale a suo tempo dedicato dai cremaschi al primo Re d’Italia. Una fotografia d’epoca riporta l’immagine del precedente monumento, che occupava una posizione più centrale nell’ambito della stessa piazza prima di subire il grave attentato del 1946. L’informativa al pubblico comprende anche gli estremi dei provvedimenti amministrativi e degli incarichi operativi di maggior rilievo. L’autorizzazione della Sovrintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio di Brescia è stata rilasciata il 23 marzo 2011 con il n. 00060730 e il 5 ottobre 2012 con il n. 0020951. Il permesso di costruire del Comune di Crema è stato concesso il 24 dicembre 2011 con il prot. n. 29728/5331. Responsabile del progetto di restauro è l’arch. Veronica Moruzzi di Crema. Direttore dei lavori è l’arch. Gabriele Costi di Crema. I calcoli dei cementi armati sono dell’ing. Roberto Sangalli di Lodi. Il piano della sicurezza è del geom. Ferdinando Vacchi di Crema. La responsabilità dei collaudi è dell’ing. Umile Gelera di Crema. Tutti i professionisti coinvolti presteranno la propria fattiva collaborazione senza richiedere alcun compenso e quindi in modo del tutto disinteressato, fornendo in tal modo un ammirevole esempio di generosità e di virtù civica. Le opere da marmista e il vero e proprio intervento tecnico di restauro della statua sono affidati alla società Serina Marmi di Crema. L’impresa edile è la Pavedil di Cerri Elia & C. di Capergnanica. Tra i finanziatori del progetto va innanzitutto citata la Regione Lombardia, che ha erogato la somma principale. Si tratta di circa 27.000 euro, ai quali si andranno ad aggiungere altri 9.000 euro circa dopo la fine del progetto, per un importo complessivo intorno ai 36.000 euro. Quindi il Ministero dei Beni Culturali, attraverso la Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio di Brescia, che ha deliberato uno stanziamento importante ma che tuttavia non ha ancora determinato una cifra precisa. L’aspettativa del Comitato promotore è comunque di ricevere dalla Soprintendenza un importo inferiore a quello della Regione Lombardia. Nessun altro ente pubblico ha erogato contributi. Zero contributi dalla Provincia di Cremona, che ha però promesso il proprio interessamento presso la Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona. Zero contributi dal Comune di Crema, la cui amministrazione potrebbe addirittura, oltre a non concedere un euro, tentare di ostacolare il progetto qualora cedesse ai condizionamenti dei componenti più a sinistra della nuova maggioranza consiliare. E’ nota a livello locale la vicenda dei 7.000 euro formalmente promessi dalla precedente giunta cittadina e poi negati dai nuovi amministratori, che si sono rimangiati la parola data al Comitato promotore dal Comune di Crema appena pochi mesi prima. Passando ai finanziatori non facenti parte delle istituzioni pubbliche ma appartenenti al mondo delle associazioni e dei privati cittadini, spiccano tra tutti i contributi di quattro soggetti che hanno erogato, ciascuno, un importo compreso tra i 14.000 e gli 11.000 euro: nell’ordine, innanzitutto un privato cittadino di Crema, poi la nostra Società Nazionale, attraverso la propria Delegazione Lombarda, quindi l’Associazione Popolare Crema per il Territorio e infine l’Ordine Alato dei Cialtroni dell’Oca. A seguire, con importi non superiori ai 1.000 euro, ci sono i contributi erogati dal Rotary Club Cremasco San Marco, dall’Associazione “Serio” di Crema, dall’Associazione “La Fenice” di Brescia e dall’Associazione “Unione” di Bergamo, quest’ultima purtroppo non menzionata per errore nel tabellone esplicativo esposto davanti al cantiere, che stranamente riporta invece i nomi di offerenti di donativi del tutto irrilevanti, per ragioni che non è dato comprendere. Naturalmente, in aggiunta a questi donatori, hanno offerto il loro contributo anche molti altri comuni cittadini, menzionati sommariamente e riduttivamente sul fondo del citato tabellone esplicativo semplicemente come i “cittadini cremaschi”. La risposta di alcuni di questi privati alla raccolta di fondi è stata invece molto viva e generosa, soprattutto quella di una mezza dozzina di cremaschi il cui gesto meriterebbe attenta considerazione, viste le cifre intorno ai 500 euro versate da ciascuno di loro. Alcuni rappresentanti del Comitato promotore hanno annunciato più volte pubblicamente, nel corso degli ultimi due anni e anche a mezzo stampa, la redazione di un elenco ordinato e aggiornato di tutti coloro che stanno contribuendo con i propri versamenti al successo di questa impresa. Tuttavia, sino ad ora di questo elenco di benemeriti non si è saputo nulla, anche in questo caso per motivi non trapelati al di fuori del Comitato promotore. Alcuni suoi membri si sono limitati a fornire in proposito notizie poco indicative e persino molto imprecise, come ad esempio è accaduto in un’intervista rilasciata a un noto settimanale locale nei primi giorni di ottobre del 2012, contenente nominativi alla rinfusa e presentati con modalità poco chiare. Non si esclude comunque la realizzazione, magari al compimento dell’iniziativa, di un vero e proprio albo che riporti i nomi dei finanziatori di tale progetto e dei loro specifici contributi, anche per riconoscere a ciascuno l’effettivo impegno economico dimostrato a sostegno di un’impresa così importante e per consentire la visibilità necessaria alla corretta comprensione pubblica dei fatti e dei ruoli in campo. Si tratta di ruoli, come ad esempio quelli della nostra Società Nazionale o dell’Associazione Popolare Crema per il Territorio, davvero rilevanti ma spesso fraintesi e sottovalutati da una stampa locale talvolta propensa, per ragioni tutte da chiarire, ad accreditare il lavoro del Comitato promotore a talune realtà associativa locali, che in realtà nulla c’entrano con gli sforzi e con i risultati messi in campo a favore di questo progetto.

 

Foto 1: vista dell’aiuola che chiude a ovest la piazza oggi intitolata ad Aldo Moro, con il ginkgo biloba cresciuto negli ultimi decenni e il tabellone esplicativo riguardante il progetto di restauro e riposizionamento del monumento dedicato dai cremaschi a Vittorio Emanuele II nel 1881.

Foto 2: il perimetro del cantiere sul lato sud.

Foto 3: il perimetro del cantiere sui lati sud ed est.

Foto 4: il perimetro del cantiere sul lato nord.

Foto 5: un’immagine che potrebbe diventare storica, con i primi elementi del selciato rimossi all’interno dell’area di cantiere per consentire l’inizio della preparazione del fondo su cui dovrà insistere il monumento al primo Re d’Italia.

Foto 6: il tabellone esplicativo esposto davanti al cantiere.

Documento 1: l’articolo pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 6 ottobre 2012, redatto dall’autrice con la consueta capacità e professionalità giornalistica, come è da sempre nello stile di questo apprezzato settimanale cremasco, ma riportante nominativi di donatori probabilmente forniti al giornale con scarsa attenzione ai dati di realtà e in un ordine che si potrebbe definire nel migliore dei casi, eufemisticamente, come alquanto confuso.


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16 ottobre 2012
Discussioni sul restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II

Discussioni a Crema riguardo al restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, un’operazione già approvata nel 2011 dal Comune e in via di realizzazione da parte del Comitato che sta raccogliendo i fondi necessari. Il 27 giugno 2012 i rappresentanti del Comitato avevano incontrato presso il palazzo municipale Stefania Bonaldi, nuovo sindaco di Crema. La presentazione del progetto alla nuova dirigenza cittadina era stata gradita dal sindaco, che aveva espresso l’apprezzamento della nuova amministrazione verso l’iniziativa. Tuttavia, intorno alla metà del mese di ottobre, alcuni dei componenti più a sinistra della nuova maggioranza consiliare hanno attaccato l’opera del Comitato. Questa volta non si è trattato di bombe vere come nel 1946 ma solo di bombe mediatiche. Un consigliere ha dichiarato alla stampa locale che “la famiglia reale è stata una calamità per l’Italia”. Ma in questo caso si tratta del Re che ha fatto l’Italia, non di Sciaboletta o di Balla-sotto-le-stelle. Pare dunque che sia l’Italia come nazione unita e indipendente a non piacere a questo esperto di storia nazionale. Non le leggi razziali, che piacevano a pochi, o Milly Carlucci, che piace a molti. Insomma, l’illustre storico locale sentenzia il contrario di quello che i cremaschi hanno dimostrato nel corso delle recenti celebrazioni del 150°. Il che non è un dettaglio per una amministrazione che, attraverso un sindaco e degli assessori ancora agli inizi del loro percorso istituzionale, si propone come rappresentativa della propria cittadinanza. Si auspica quindi che siano certi oracoli di presunte calamità storiche a non essere rappresentativi della nuova maggioranza politica cittadina. Il pretesto della polemica è stato un aspetto economico abbastanza trascurabile, puntualmente strumentalizzato ai fini ideologici. La precedente amministrazione, oltre ad approvare il progetto, aveva promesso di farsi carico della sistemazione dell’area su cui il monumento deve insistere, stanziando per questo l’importo di 7.000 euro. Ora pare che i 7.000 euro non ci siano più. Scomparsi. In concreto, sembra che la promessa del Comune non possa essere mantenuta. Men che meno per il Re celebrato l’anno scorso in tutta Italia ma definito calamitoso da qualche demagogo locale. Si tenga presente che il costo complessivo dell'iniziativa è di ben 160.000 euro, totalmente a carico dei cittadini, delle associazioni e degli enti che generosamente stanno offrendo il proprio contributo. Ragion per cui, se il Comune intende rimangiarsi la promessa del suo peraltro limitato stanziamento, si troverà in una situazione opposta a quella che, con una certa abilità, i precedenti amministratori avevano precostituito. In pratica, prima con soli 7.000 euro il Comune avrebbe potuto condividere, da una posizione istituzionale di notevole riguardo, il più che prevedibile successo di tale impresa. Ora rischia di passare per un’istituzione fuori sintonia rispetto alla maggior parte della cittadinanza. In realtà, questa “guerra dei bottoni” sui 7.000 euro pare nascondere il tentativo di mettere i bastoni tra le ruote al Comitato proprio in merito al nocciolo della questione, che è l’effettiva realizzazione del progetto entro i prossimi mesi. Fatto sta che il Comitato riuscirà a restituire alla comunità il monumento a Vittorio Emanuele II in piena autonomia, contando solo sulla generosità della società civile, che sta rispondendo all’appello senza alcuna distinzione di ceto e di censo, come del resto era avvenuto per le sottoscrizioni del 1878-1881. I suoi componenti non corrono quindi il rischio di essere additati come incettatori di risorse economiche pubbliche destinate alla popolazione sofferente per la crisi economica. Aveva provato a farlo maldestramente, nel marzo 2012, un altro sopravvissuto locale della sinistra d’antan, che ha poi accertato la fonte dei contributi e ha dovuto battere frettolosamente in ritirata, riducendosi a menzionare la diminuzione di qualche metro quadrato di piazza per la tortellata come principale argomento contro il ripristino del monumento. Del resto, nessuno a Crema crede più alle esternazioni di certi arruffapopolo giunti al novantesimo minuto politico. I quali, a proposito di sovrani e di bombe al tritolo o mediatiche, non possono più neppure atteggiarsi a piccoli Bresci con la mano armata dal popolo, da quando si è scoperto che pure quella bomba veniva dalla solita Wittelsbach. Ma alla luce delle esternazioni più recenti da parte di simili personaggi, non c’è da escludere che anche il gesto del sicario di Maria Sofia possa essere messo in campo a sproposito contro il monumento del Re, da parte di certi disinformati e prevedibili demagoghi che pretendono di spacciarsi per eruditi della nostra storia nazionale.

 

Documento 1: l’articolo pubblicato da La Provincia il 12 ottobre 2012.

Documento 2: l’articolo pubblicato da La Provincia il 13 ottobre 2012.

Documento 3: l’articolo pubblicato da Cremaonline il 13 ottobre 2012.

Documento 4: l’articolo pubblicato da La Provincia il 15 ottobre 2012.

Documento 5: l’articolo pubblicato da Libero il 16 ottobre 2012.


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27 giugno 2012
Restauro del monumento di Vittorio Emanuele II: incontro del Comitato promotore con il nuovo sindaco di Crema

Il 27 giugno 2012 i rappresentanti del Comitato promotore del restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II hanno presentato presso il palazzo municipale il progetto di ripristino a Stefania Bonaldi, nuovo sindaco di Crema dopo le elezioni che in città hanno portato alla secca sconfitta della precedente amministrazione di destra e alla formazione del nuovo governo locale di sinistra. L’iniziativa di questa ulteriore e specifica presentazione alla nuova dirigenza cittadina, per quanto riferita a un progetto già approvato da tempo anche a livello comunale, è stata gradita dal nuovo sindaco, che ha espresso il proprio apprezzamento personale nei confronti del Comitato promotore. Il restauro e la restituzione ai cremaschi, nella sua piazza originaria, della statua del Re parrebbe dunque costituire, almeno per ora, un’impresa condivisa a prescindere dagli schieramenti politici. Va ricordato che la precedente amministrazione, oltre ad approvare il progetto, aveva anche promesso di farsi carico della sistemazione dell’area su cui il monumento deve insistere. Si vedrà se la nuova dirigenza cittadina onorerà tale promessa, che non risulta formalizzata in via amministrativa ma che è stata ribadita dai precedenti esponenti locali in molte sedi e in numerosi incontri. In realtà si tratta di una promessa riguardante un importo molto limitato, pari a non più di 7.000 euro. Il costo complessivo dell'iniziativa è di circa 160.000 euro, totalmente a carico dei cittadini e degli enti che generosamente stanno offrendo il proprio contributo. Le celebrazioni locali del 150° dell'unità non hanno lasciato dubbi sul patriottismo della maggioranza dei cremaschi e il Comune farebbe un'ottima figura con poca spesa, confermando questo stanziamento molto contenuto e condividendo da una posizione istituzionale di riguardo il più che prevedibile successo di tale impresa. In ogni caso, comunque vada la questione del contributo comunale per la predisposizione dell'area, la buona accoglienza riservata dal nuovo sindaco ai rappresentanti del Comitato promotore sembrerebbe aver fornito, almeno a prima vista, una conferma di quanto a Crema il riposizionamento pubblico di questo monumento rappresenti un fatto accettato. Non si escludono comunque in futuro le provocazioni di qualche arruffapopolo smanioso di calcare ideologicamente il palcoscenico mediatico al grido di "maledetti Savoia". La maggioranza consiliare comunale presenta infatti una composizione molto eterogenea ed è ancora presto per valutare quanto la sua effettiva direzione politica, sostanzialmente affidata al nuovo Presidente del Consiglio Comunale, sarà in grado di tenere in riga le prevedibili piazzate dell’ala più estremista. La nuova Presidenza del Consiglio Comunale sarà fondamentale nel facilitare l’azione del sindaco e della giunta, evitando rischiose derive demagogiche. E’ dunque uno scenario ancora tutto da decifrare quello nel quale potrebbe essere discussa un’eventuale sovvenzione comunale al restauro del monumento e, soprattutto, nel quale dovrebbe essere chiarito il posizionamento del potere politico locale nei confronti del progetto di ripristino nel suo complesso. Le parole del nuovo sindaco sono sembrate al momento abbastanza incoraggianti. Ma saranno i fatti che usciranno dalla nuova compagine municipale a contare veramente nei mesi successivi.

 

Foto 1: il monumento a Vittorio Emanuele II prima dell’attentato del 1946.

Documento 1: l’articolo di stampa pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 7 luglio 2012.


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02 maggio 2012
La conferenza stampa per l'apertura del cantiere di restauro

E’ aperto da alcune settimane a Crema, nell’area sul retro del Museo cittadino, il cantiere nel quale le parti rimaste del monumento a Vittorio Emanuele II sono in fase tecnica di verifica, pulitura e preparazione, in vista del loro invio al laboratorio specializzato che successivamente procederà con le fasi di effettivo restauro. L’arch. Veronica Moruzzi ha la responsabilità tecnica del progetto ed è coadiuvata dall’arch. Gabriele Costi, incaricato della direzione lavori. Il Comitato promotore ha dunque superato la complessa e delicata fase degli studi di fattibilità, delle verifiche amministrative con le autorità preposte, delle autorizzazioni e dei nulla osta da parte dei vari soggetti competenti, entrando con determinazione nella parte di progetto più concreta ed effettiva, quella del ripristino fisico del monumento. Questo passaggio dall’espletamento delle pratiche all’azione operativa è stato contrassegnato dalla conferenza stampa che il Comitato ha tenuto mercoledì 2 maggio 2012 presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco. Erano presenti anche il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Agazzi, che sul restauro di questo monumento e sulla sua ricollocazione nella sede originaria è parso su posizioni decisamente più favorevoli rispetto a quelle espresse in precedenza, l’Assessore alla Cultura del Comune di Crema, arch. Paolo Mariani, e il Direttore del Museo, dott. Roberto Martinelli. Il Presidente del Comitato, geom. Ernesto Moruzzi, ha aggiornato i rappresentanti della stampa in merito alle attività progettuali sinora svolte, ha indicato i passi successivi ed ha fatto il punto della situazione riguardo alla raccolta dei fondi necessari per il completamento dei lavori. Successivamente, tutti i presenti hanno raggiunto il luogo in cui è installato il cantiere, dove l’arch. Veronica Moruzzi e l’arch. Gabriele Costi hanno fornito ampi ragguagli sulle operazioni in corso e su quelle che verranno svolte di seguito per il buon fine del progetto. Nel complesso gli interventi tecnici sono previsti in tre diversi luoghi. Il primo luogo è questo cantiere presso il Museo di Crema, dove le attività di controllo, ripulitura e predisposizione delle parti ancora esistenti del monumento dovrebbero completarsi entro il mese di novembre 2012. Per tale motivo si tratta di un “cantiere di prima fase”. Il secondo luogo sarà l’area dove il complesso monumentale andrà a insistere, vale a dire quella parte della piazza Aldo Moro posta a ridosso dell’aiuola che ospita il ginkgo biloba cresciutovi negli ultimi decenni. Nel mese di novembre 2012 tale area sarà perimetrata e transennata, così da consentire le opere di sistemazione dello spazio su cui porre il basamento, di montaggio delle strutture di sostegno e di posizionamento della statua vera e propria. Si tratterà dunque di un “cantiere di seconda fase”, che resterà in essere sino all’inaugurazione del monumento così ripristinato. L’area sottratta alla piazza da tale cantiere sarà piuttosto limitata e dovrebbe corrispondere a circa sei posti auto. Il terzo luogo sarà il laboratorio incaricato dell’opera di ricomposizione e integrazione della statua. L’incarico è stato assegnato dal Comitato promotore alla società Serina Marmi di Crema, molto nota e apprezzata anche per questo genere di restauro conservativo. L’idea originaria di incaricare un laboratorio di Pietrasanta ha infatti lasciato il posto a quella di dare fiducia a questi specialisti locali, dimostratisi più competitivi riguardo al risultato atteso, ai tempi necessari e ai costi di effettuazione. Sarà dunque a Crema, presso la Serina Marmi, che questa parte così importante del progetto sarà realizzata. Dopo la positiva conclusione dei non facili percorsi autorizzativi istituzionali, risulta dunque sin d’ora ben tracciato e definito il piano d’azione del Comitato promotore riguardo agli interventi tecnici. L’appuntamento con la cittadinanza per la restituzione alla comunità cremasca del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II è fissato per il settembre del 2013. La cerimonia di inaugurazione dovrebbe svolgersi all’inizio di quel mese, subito dopo la pausa estiva. E’ un appuntamento che il Comitato promotore è certo di onorare, così come ha onorato sinora tutte le date e tutti gli impegni assunti nel corso di questo progetto.

 

Foto 1: i rappresentanti del Comitato promotore con l’Assessore alla Cultura del Comune di Crema, arch. Paolo Mariani, durante la conferenza stampa svoltasi il 2 maggio 2012 presso il Caffè del Museo, al Centro Culturale Sant’Agostino di Crema.

Foto 2: l’arch. Veronica Moruzzi e l’arch. Gabriele Costi illustrano alla stampa le operazioni di pulitura, ripristino e ricomposizione delle varie parti del monumento, nell’area di cantiere posta nello spazio retrostante il Museo Civico di Crema e del Cremasco.

Foto 3, 4 e 5: particolari della testa e di altre porzioni della statua nell’attuale fase di trattamento e recupero.

Foto 6: l’arch. Veronica Moruzzi mostra alcune parti del basamento sottostante al monumento.

Documento 1: l’articolo di stampa pubblicato da Primapagina il 4 maggio 2012.

Documento 2: l’articolo di stampa pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 5 maggio 2012.


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15 marzo 2012
La presentazione dello stato di avanzamento del progetto al Rotary Club Cremasco San Marco

Nella serata di giovedì 15 marzo 2012, il geom. Ernesto Moruzzi, Presidente del Comitato promotore del restauro del monumento dedicato a Vittorio Emanuele II, ha presentato a Crema una relazione illustrativa di questo progetto. E’ stato ospite, in questa circostanza, del Rotary Club Cremasco San Marco, in una delle conviviali di marzo programmate da questo Club, che non è nuovo nell’organizzare eventi culturali per valorizzare la storia del nostro Risorgimento. Basti ricordare il successo ottenuto dall’iniziativa del 24 settembre 2011, presso la Villa Marazzi di Palazzo Pignano, sul tema “I Cremaschi che hanno fatto l’Italia, nel 150° dell’unità”. Il Rotary Club Cremasco San Marco si distingue da tempo per la sua dinamicità, per la qualità delle sue iniziative e per l’impegno dei suoi programmi rotariani di solidarietà. Per maggiori informazioni, si veda il sito www.rotarycremasco.it. Per contatti e informazioni, rccremascosanmarco@rotary2050.org. Il geom. Ernesto Moruzzi ha evidenziato gli elementi principali dell’iniziativa e il forte impegno di questo Comitato di cittadini, che vede tra l’altro coinvolti, come Vice Presidente e come Segretario dello stesso Comitato, proprio due iscritti al Rotary Club Cremasco San Marco. Buona parte delle risorse economiche necessarie pare a tutt’oggi acquisita o di prossima acquisizione. Continua la sottoscrizione tra i vari soggetti pubblici e privati del territorio, mirata a raccogliere i fondi mancanti. Esattamente come accadde circa centotrenta anni fa, quando furono i cittadini di Crema a finanziare la posa del monumento.

 

Foto 1: il monumento a Vittorio Emanuele II prima dell’attentato del 1946.

Foto 2: l’emblema del Rotary, una ruota dentata adottata nel dicembre 1918, a cui è stata successivamente aggiunta una scanalatura a significare che si tratta di una ruota motrice (la grafica definitiva è stata approvata dalla Convenzione di Dallas del 1929 e da allora è rimasta immutata, a simbolizzare i Club rotariani e i loro soci in tutto il mondo).

Foto 3: il simbolo del Rotary Club Cremasco San Marco, Distretto 2050.

Foto 4: il fondatore del Rotary, Paul Harris, l’avvocato di Chicago che a 37 anni, la sera del 23 febbraio 1905, nel corso di una riunione con tre amici, gettò le basi di quella che sarebbe diventata la prima e più prestigiosa organizzazione di club del mondo, incentrata sullo sviluppo delle relazioni tra i soggetti che esercitano la pratica delle professioni e degli affari, sui princìpi di rettitudine nel campo delle attività economiche e sul riconoscimento della dignità di ogni occupazione utile quale mezzo per servire la società e facilitare la collaborazione tra le nazioni (il primo Club italiano fu il Rotary Club Milano, costituito il 20 novembre 1923 presso il Caffè Cova da diciannove soci fondatori; il Rotary Club Cremasco San Marco è stato fondato nel 1994 e conta oggi più di sessanta soci).

Documento 1: la scheda del Comitato promotore del restauro del monumento a Vittorio Emanuele II, dopo la sua costituzione nel 2011 a Crema.

Documenti 2 e 3: articoli di stampa sull’iniziativa organizzata dal dott. Mario Marazzi, socio del Rotary Club Cremasco San Marco, il 24 settembre 2011 presso la Villa Marazzi di Palazzo Pignano (www.villamarazzi.it) sul tema “I Cremaschi che hanno fatto l’Italia, nel 150° dell’unità”.


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01 ottobre 2011
La presentazione del progetto alla cittadinanza

Il 1° ottobre 2011, presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco, è stato presentato alla cittadinanza il progetto di restauro e ricollocazione nella sua sede originaria del monumento a Vittorio Emanuele II. Erano presenti il Vice Presidente della Provincia di Cremona, sig. Agostino Alloni, l’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Provincia di Cremona, prof.ssa Paola Orini, il Presidente del Consiglio Comunale di Crema, sig. Antonio Agazzi, gli Assessori del Comune di Crema, sig. Simone Beretta e dott. Maurizio Borghetti, autorevoli rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche, gli esponenti di numerosi club di servizio ed i responsabili delle principali associazioni culturali cittadine. La presentazione dell’iniziativa è avvenuta da parte del geom. Ernesto Moruzzi, Presidente del Comitato promotore, che ha illustrato ai presenti il progetto intrapreso, con una relazione molto dettagliata ed esaustiva. Tutti gli esponenti delle istituzioni hanno assicurato il loro appoggio alla lodevole iniziativa e si sono riservati di identificare le modalità d’azione più efficaci per rendere il proprio supporto effettivamente utile in ambito politico e quindi economicamente significativo. La restituzione alla città di Crema del monumento a Vittorio Emanuele II nasce dalla volontà spontanea di questi suoi cittadini e, se realizzata, potrà costituire un esempio di intelligente sinergia tra privati, enti, istituzioni e realtà associative capaci di dare il proprio fattivo contributo all’impresa. Il progetto potrebbe rappresentare a Crema il miglior coronamento delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, nel segno di una pacificazione storica derivante dalla comune e non rinunciabile identità di italiani. La Società Nazionale sostiene questa iniziativa ed ha avuto l'opportunità di essere il primo soggetto ad offrire il proprio contributo economico, in data 29 luglio 2011.

 

Foto 1: l'acquarello di Giovanni Maria Carioni raffigurante la statua di Vittorio Emanuele II a Crema, una delle immagini utilizzate dal Comitato promotore per diffondere la conoscenza di questa iniziativa.

Documento 1: l'articolo pubblicato da La Provincia il 2 ottobre 2011.

Documento 2: l’articolo pubblicato da Primapagina il 7 ottobre 2011.

Documento 3: l'articolo pubblicato da Il Piccolo Giornale del Cremasco il 7 ottobre 2011.

Documento 4: l'articolo pubblicato da Il Nuovo Torrazzo l'8 ottobre 2011.


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01 ottobre 2011
La presentazione del progetto alla stampa

Il 19 luglio 2011, presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco, è stato presentato alla stampa il progetto di restauro e ricollocazione nella sua sede originaria del monumento a Vittorio Emanuele II, di Francesco Barzaghi. Nel 1946 era stato fatto esplodere con un attentato ed i suoi pezzi giacciono da 65 anni presso il locale Museo, in stato di avanzato deperimento. La statua era stata realizzata dopo una sottoscrizione della cittadinanza negli anni dal 1878 al 1881, grazie alla quale si era potuto erigere questo monumento in onore del Re che aveva guidato il processo di unificazione e indipendenza nazionale. Il Comitato promotore si è presentato alla stampa con una relazione precisa ed esauriente riguardo al progetto intrapreso. Ha partecipato all’incontro anche l’Assessore Maurizio Borghetti, in rappresentanza del Comune di Crema. Dopo la relazione, il geom. Ernesto Moruzzi, Presidente del Comitato, ha risposto alle domande dei giornalisti intervenuti alla presentazione. Le attività per ottenere le debite autorizzazioni amministrative sono a buon punto. L’inizio della raccolta dei fondi necessari è fissato per l’autunno 2011, dopo la presentazione del progetto alla cittadinanza cremasca. L’operazione tecnica di restauro è prevista per il 2012. I tempi complessivi previsti per il progetto sono di circa due anni. Il preventivo di spesa è di 160.000 euro.

 

Documento 1: l'articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 20 luglio 2011.

Documento 2: l'articolo pubblicato da La Provincia il 20 luglio 2011.

Documento 3: l'articolo pubblicato da Cronaca il 20 luglio 2011.

Documento 4: l'articolo pubblicato da Primapagina il 22 luglio 2011.

Documento 5: l'articolo pubblicato da Il Nuovo Torrazzo il 23 luglio 2011.


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01 ottobre 2011
L'idea, il gruppo, il progetto

L’idea di restaurare il monumento a Vittorio Emanuele II e di riposizionarlo nella sua sede originaria nasce, negli anni immediatamente successivi all’attentato del 1946, da ampi strati della cittadinanza cremasca ma non riesce ad affermarsi, anche in ragione del clima politico del quale le amministrazioni locali del tempo rappresentano l’espressione istituzionale. Altri tentativi sono effettuati nei decenni successivi. Basti ricordare quello dei primi anni settanta, forse troppo caratterizzato partiticamente, ed un altro più recente, forse troppo caratterizzato individualmente. L’idea è da anni ben presente anche nella mente del geom. Ernesto Moruzzi, noto autore di pubblicazioni sulla storia di Crema. I primi tentativi di Ernesto Moruzzi di coinvolgere le istituzioni locali e di sensibilizzare l’opinione pubblica cittadina riguardo a questa iniziativa ricevono riscontri alquanto elusivi e reazioni piuttosto tiepide. Nel 2008 Ernesto Moruzzi, sempre convinto dei propri intendimenti, redige e invia ad un certo numero di interlocutori locali qualificati una nota informativa sull’argomento e nel 2009 inizia a contattare esponenti della cultura e responsabili di realtà associative che operano sul territorio. Nella prima metà del 2010 si riunisce intorno ad Ernesto Moruzzi un gruppo di persone che condividono i suoi propositi e che decidono di affiancarlo in un vero e proprio progetto operativo: sono il cav. Mario Cassi, Presidente dell’associazione “Araldo”; il dott. Pietro Martini, Presidente dell’Associazione ex Alunni del Liceo Ginnasio “Alessandro Racchetti” di Crema e presente in altre realtà associative locali; l’ing. Alessandro Marazzi e il dott. Mario Marazzi; il dott. Ferrante Benvenuti, il sig. Gianmaria Carioni e la dott.ssa Loredana Brambilla Zurla. Nell'autunno del 2010 il Sindaco di Crema, dott. Bruno Bruttomesso, e molti esponenti politici cittadini si pronunciano in favore dell’iniziativa, vista anche la ricorrenza, nel 2011, del 150° anniversario dell'unità d'Italia. Il gruppo di progetto svolge nel frattempo le opportune ricognizioni istituzionali, amministrative e tecniche, così da poter definire una proposta compiuta e munita dei necessari requisiti di fattibilità. Il 23 giugno 2011 viene costituita, presso il Notaio Giovanni Battista Donati di Crema, l’Associazione denominata “Comitato Promotore per la restituzione alla Città di Crema del Monumento a Vittorio Emanuele II”. Presidente è il geom. Ernesto Moruzzi, Vice Presidente il dott. Pietro Martini, Segretario il dott. Mario Marazzi, Tesoriere il cav. Mario Cassi, Presidente Onorario il dott. Ferrante Benvenuti e Consiglieri il sig. Gianmaria Carioni, l’ing. Alessandro Marazzi e la dott.ssa Loredana Brambilla Zurla. Il 19 luglio 2011, presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco, questo Comitato Promotore presenta alla Stampa locale il progetto intrapreso. Il 1° ottobre 2011, sempre presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco, il Comitato presenta il progetto alla cittadinanza, iniziando così ad agire in modo effettivo e pubblico per il raggiungimento del proprio obiettivo. L’impresa non è facile. Occorre ottenere le debite autorizzazioni istituzionali, ricercare i fondi necessari, gestire gli aspetti amministrativi, anche complessi, che tale iniziativa comporta, e procedere con un’operazione di restauro che garantisca la massima qualità tecnica ed il massimo risultato artistico. Il percorso che attende questo Comitato Promotore si presenta sin d'ora irto di ostacoli politici, burocratici ed economici. Più questi cittadini sapranno porsi come espressione della maggioranza dei cremaschi, più saranno credibili nel loro impegno a favore di un progetto di valenza generale.

 

Documenti 1: la nota informativa redatta da Ernesto Moruzzi nel 2008.

Documento 2: il primo articolo comparso sulla stampa locale riguardo a questo progetto, nel 2010.

Documento 3: la scheda del Comitato Promotore dopo la sua costituzione nel 2011.


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01 ottobre 2011
Monumenti nella nebbia

In realtà, la presentazione del 19 luglio 2011 alla stampa locale e la successiva presentazione del 1° ottobre 2011 alla cittadinanza cremasca, entrambe presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco, non hanno costituito le prime occasioni in cui il progetto di restauro e ricollocazione del monumento a Vittorio Emanuele II è stato annunciato pubblicamente. Infatti, in due precedenti circostanze questa iniziativa era già stata comunicata al pubblico cremasco. La prima di queste due iniziative è stata la presentazione del Calendario per l’anno 2011 realizzato dall’associazione “Araldo”, sempre presso il Museo di Crema, sabato 4 dicembre 2010. In questo caso l’annuncio è stato dato alla cittadinanza dal dott. Ferrante Benvenuti. La seconda iniziativa si è svolta quattro mesi dopo la prima. Nella mattinata di sabato 16 aprile, presso la sala Agello del Museo Civico di Crema e del Cremasco, al termine della presentazione del libro Forse, la nebbia della prof.ssa Anna Maria Mazziotti di Celso, ambientato a Crema nei dieci giorni del 1924 precedenti l'inaugurazione del monumento ai Caduti in piazza Trento e Trieste, si è svolta tra i partecipanti all'evento un'animata discussione sulla possibile nuova collocazione di questo monumento in una sede diversa da quella attuale. La Commissione comunale per il Mercato austriaco, originariamente competente soltanto per questo specifico corpo di fabbrica e per le sue immediate accessioni e pertinenze, è stata infatti incaricata, da quanto è stato ufficialmente detto alla stampa dopo la sua prima riunione di lunedì 18 aprile, della formulazione di proposte operative sull'intera area della piazza Trento e Trieste e, di conseguenza, anche sul possibile riposizionamento dell'Arciere del Dazzi in un luogo più periferico. Sempre in occasione della presentazione del libro Forse, la nebbia, il cav. Mario Cassi e il dott. Ferrante Benvenuti, rispettivamente Presidente e Presidente Onorario dell'associazione "Araldo", hanno annunciato pubblicamente la costituzione del Comitato Promotore avente l'obiettivo di restaurare e ripristinare, nella sua posizione originaria, il monumento a Vittorio Emanuele II del Barzaghi. Anche su questa iniziativa si è svolta una discussione tra i presenti, con il coinvolgimento del Presidente del Consiglio Comunale di Crema, Antonio Agazzi. Il rappresentante del Comune di Crema ha dichiarato la propria contrarietà tanto al mantenimento del monumento ai Caduti in piazza Trento e Trieste, quanto al ripristino del monumento a Vittorio Emanuele II nella sua sede originaria.

 

Foto 1: la copertina del libro della prof.ssa Anna Maria Mazziotti di Celso presentato il 16 aprile in sala Agello a Crema.

Foto 2, 3 e 4: immagini dell'inaugurazione del monumento ai Caduti nel 1924.

Foto 5 e 6: il monumento ai Caduti e la piazza che lo ospita, in immagini d'epoca.

Documento 1: articolo di stampa sulla presentazione del Calendario per l’anno 2011 dell’associazione “Araldo”, avvenuta il 4 dicembre 2010.

Documenti 2 e 3: articoli di stampa sulla presentazione del libro Forse, la nebbia, nei quali però non si fa menzione delle discussioni sulla possibile ricollocazione dell'Arciere del Dazzi e del possibile ripristino, nella sua sede originaria, della statua di Vittorio Emanuele II del Barzaghi, discussioni che hanno occupato l'ultima parte della mattinata di sabato 16 aprile.

Documento 4: articolo di stampa sulla prima riunione, lunedì 18 aprile, della Commissione comunale per il Mercato austriaco, che ha ora competenza sull'intera area della piazza Trento e Trieste, con facoltà quindi di occuparsi anche dell'eventuale ricollocazione in altra sede del monumento ai Caduti.


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01 ottobre 2011
L'attentato del 1946

Siamo nel 1946, a Crema. Dopo il 25 aprile 1945, dopo l’arrivo sul palcoscenico cremasco di quelli che Luigi Torelli, riferendosi alle Cinque Giornate di Milano, definiva “gli eroi della Sesta Giornata”, dopo l’apparire cioè di innumerevoli partigiani in città, con i festosi fazzoletti al collo recanti i colori di scuderia, il rosso sempre più rumoroso nelle piazze, l’azzurro sempre più affaccendato negli apparati cittadini, dopo insomma un anno in cui anche Crema si è preparata allo storico referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, ecco che accade un fatto molto brutto, un fattaccio. La statua dedicata a Vittorio Emanuele II, opera del celebre sculture Francesco Barzaghi, posta in quella che oggi si chiama piazza Aldo Moro, viene fatta esplodere con detonante casereccio da improvvisati attentatori notturni e rovina in pezzi. Monarchia o repubblica, fascismo o democrazia che si voglia, la qualificazione giuridica dell’evento non cambia: si tratta di un reato, anche grave, ed il codice penale parla chiaro. Difficile dire se i colpevoli, durante il processo, avrebbero magari invocato, tra le attenuanti, il loro stato psicologico, alterato dalla recente fuga di Vittorio Emanuele III a Brindisi con l’argenteria di famiglia, mentre i tedeschi fucilavano gli ufficiali ed i soldati italiani. E’ difficile dirlo perché i colpevoli non furono mai arrestati, nonostante il giorno successivo all’attentato già girassero i nomi ed i cognomi dei responsabili, di uno in particolare. E comunque, se anche si fosse voluto attaccare in modo violento la monarchia, prendersela con un Vittorio diverso provocò lo sdegno di tutti coloro che, giustamente, non avevano mai confuso il Re Galantuomo con Sciaboletta. Inoltre, se è pur vero che un reato resta tale a prescindere dai tempi e dai modi in cui viene commesso, non sfuggì alla cittadinanza come nessuno avesse osato un simile gesto quando i rischi erano reali, colpendo invece abbastanza vilmente in un momento nel quale la facilità dell’azione si potesse abbinare alla probabile impunità. Non che, tra i Savoia, Vittorio Emanuele II sia per noi il più meritevole. Basta guardare l’immagine posta sullo sfondo delle pagine del nostro sito per comprenderlo. Ma questo reato, rimasto vergognosamente impunito dalla Repubblica Italiana per sessantacinque anni, merita oggi una riparazione, se non giuridica almeno storica. Il 150° anniversario dell’unità d’Italia, di cui questo sovrano fu uno dei principali protagonisti, offre oggi ai cittadini di Crema una opportunità molto positiva, quella di ridare alla città un elemento importante della sua storia, che in quanto storia è ormai sottratta alle acrimonie di fazione, un elemento che può essere oggi patrimonio di tutti, condiviso e rispettato. E’ il momento giusto per restaurare la statua di Vittorio Emanuele II e riposizionarla nella sua piazza originaria. Non si deve neppure sacrificare il bel ginkgo biloba che nel frattempo vi è cresciuto. Collocando il monumento dietro questo spazio verde, con le spalle all'albero e il fronte verso la Folcioni, optando per una base dal perimetro non eccessivo, l'intero complesso di statua, basamento e protezione occuperebbe lo spazio equivalente a non più di sei posti auto. Vediamo quanto vale oggi per Crema il Vittorio Emanuele II di Francesco Barzaghi: più o meno di sei posti auto? Un test interessante.

 

Foto 1, 2, 3, 4, 5 e 6: immagini del monumento e della piazza prima dell'attentato.


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01 ottobre 2011
Francesco Barzaghi

L’autore del monumento a Vittorio Emanuele II è Francesco Barzaghi. Nato a Milano il 10 febbraio del 1839, si forma presso gli studi di A. Tantardini e di A. Puttinati. Iscritto all’Accademia di Brera, frequenta la scuola di scultura di B. Cacciatiri e di G. Strazza, risentendo anche dell’influenza di Vincenzo Vela. Tra le sue prime opere di rilievo vi sono la Dea dei fiori e quindi la Frine, che è del 1867 e viene presentata con successo a Parigi nello stesso anno. Oggi è alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Intorno alla metà degli anni sessanta esegue anche opere d’arte sacra per il Duomo di Milano: i santi Ilario, Venceslao ed Adelaide. Poi esegue per il Duomo di Bergamo, nel 1870, i santi Bartolomeo e Tommaso. Molto note sono le sue opere che celebrano i personaggi del Risorgimento italiano. Tra le numerose sculture di questo genere vi sono il Verdi, posto nell’atrio del Teatro alla Scala, e il Manzoni, in piazza San Fedele a Milano. Nella stessa città sono la statua equestre di Napoleone III al Parco Sempione e le statue che raffigurano Luciano Manara ai giardini pubblici e l’Hayez in piazza Brera. Per Venezia esegue il monumento al Tommaseo, del 1882. Per le città di Lodi, nel 1883, di Bergamo, nel 1884, e di Genova, nel 1886, esegue il monumento a Vittorio Emanuele II. Nel 1880 riceve la nomina alla cattedra di Scultura presso l’Accademia di Brera, che conserva fino alla morte, avvenuta nel 1892. Per la città di Crema Barzaghi realizza sia la statua di Garibaldi, che è nella piazza omonima, sia quella di Vittorio Emanuele II, del 1881, fatta esplodere nel 1946 in occasione del referendum tra monarchia e repubblica. Un’altra statua di Garibaldi viene eseguita dal Barzaghi per Soresina. Il Vittorio Emanuele II di Crema è quindi non soltanto l’opera di un valente scultore, noto ed apprezzato a livello nazionale ed internazionale. Essa rappresenta anche un momento interessante della sua evoluzione artistica, in quanto è una delle prime di questo genere e precede le altre dedicate allo stesso soggetto e destinate, tra le molte, alle città di Lodi, Bergamo e Genova.

 

Foto 1: Luciano Manara, Milano.

Foto 2: Nicolò Tommaseo, Venezia.

Foto 3: Vittorio Emanuele II, Bergamo.

Foto 4: Napoleone III, Milano.

Foto 5: Giuseppe Garibaldi, Crema.


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