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01 dicembre 2011
Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia

Il libro di Giorgio Napolitano “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”, presentato giovedì 1° dicembre all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha subito riscosso un notevole successo, sia per il numero di copie vendute, sia per il consenso generale espresso dai lettori e dagli operatori culturali. E’ un testo molto avvincente, che si legge tutto d’un fiato, costituito dai discorsi tenuti dal Presidente della Repubblica in occasione di determinati eventi che hanno scandito le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. Sono discorsi che ripercorrono alcune tappe significative della nostra formazione nazionale e che sottolineano l’importanza di aver raggiunto e mantenuto l’obiettivo di un paese unito, nonostante difficoltà e conflitti spesso drammatici. Le riflessioni contenute nel libro sono molto valide e attuali. I richiami storici, sempre puntuali e ineccepibili, dimostrano una conoscenza molto approfondita della materia. La centralità della figura di Cavour, vero architetto della costruzione unitaria; l’importanza del coraggio e dello slancio di Garibaldi, artefice di una compiuta realizzazione territoriale nazionale; il contributo di pensatori, politici, militari, diplomatici provenienti da tutte le regioni italiane; l’entusiasmo, l’eroismo, il sacrificio di tanti patrioti, di tanti giovani, di tanti italiani che vollero credere in un’impresa ritenuta impossibile dai più e ciò nonostante realizzata in un arco di tempo sorprendentemente breve: questi e molti altri ancora sono gli aspetti salienti del processo risorgimentale ripresi ed evidenziati da Giorgio Napolitano con la sua prosa asciutta, convincente, autorevole. Le celebrazioni per il centocinquantesimo dell’Italia hanno visto una partecipazione popolare al di là di ogni aspettativa: iniziative promosse da istituzioni, scuole, piccoli e grandi comuni, associazioni locali, con un’esplosione mai vista di bandiere tricolori. Si è così mostrata la profondità delle radici del nostro stare insieme come nazione, come Italia unita. Giorgio Napolitano ha colto ogni occasione per dare risalto alle ragioni di dignità e di orgoglio nazionale che ci offre la storia del nostro Risorgimento. Con grande passione civile ma anche con notevole lucidità di giudizio e capacità di visione futura, il Presidente della Repubblica ha condotto gli italiani, nel corso di queste celebrazioni, lungo un percorso di fondamentale riscoperta e valorizzazione della propria identità, premessa indispensabile per affrontare a testa alta un futuro certamente denso di insidie ma anche di opportunità. Per informazioni sui principali eventi nei quali Giorgio Napolitano ha promosso questo sentimento di identità nazionale, si veda il sito della Presidenza della Repubblica, www.quirinale.it, nella parte dedicata alle celebrazioni del 150° anniversario. In quest’area, ben strutturata e molto curata, si possono trovare e scaricare informazioni, testi e fotografie riguardanti tali eventi. Nel suo libro Giorgio Napolitano non cede mai alla retorica e al compiacimento. Anzi, con molta franchezza non nasconde le zone d’ombra e le promesse non mantenute del processo formativo dello Stato italiano, in particolare lo squilibrio tra Nord e Sud. I problemi irrisolti ci sono e non gioverebbe sottovalutarli. Ciò non significa commettere l’errore opposto, enfatizzando le difficoltà derivanti dalla mancata soluzione di certi nodi storici, magari strumentalizzando i problemi reali per fini tutt’altro che condivisibili dalla maggioranza del popolo italiano. Il richiamo, posto nel titolo del libro, all’art. 5 della Costituzione della Repubblica Italiana, che definisce la Repubblica “una e indivisibile”, non lascia dubbi in proposito. Alcuni commenti immediatamente successivi alla presentazione di questo libro, riguardanti l’intento di modificare l’art. 5 e dichiarare l’Italia “divisibile”, hanno costituito l’ennesima riprova della necessità di mettere chi giura fedeltà allo Stato e poi spergiura nella condizione di fare le valigie. Secondo Giorgio Napolitano, proprio la consapevolezza delle durissime prove che l’Italia è stata costretta a superare per diventare un grande, moderno paese europeo deve darci quella fiducia indispensabile per superare le ardue sfide che ci attendono. Non è difficile scorgere in questa appassionata lettura del nostro passato le indicazioni più appropriate per il nostro futuro. Da queste pagine gli italiani hanno la possibilità di trarre, in forma chiara e precisa, quegli orientamenti, sia etici che istituzionali, e quella direttrice d’azione che, dopo anni di disorientamento, confusione e decadenza, possono contribuire a dare un avvenire migliore a loro e alle future generazioni.

 

Foto 1: nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia, il Presidente Giorgio Napolitano rivolge il suo indirizzo di saluto in occasione della cerimonia celebrativa del 180° anniversario del Consiglio di Stato, fondato nel 1831 a Torino dal Re Carlo Alberto, durante il suo primo anno di regno. Roma, Palazzo del Quirinale, 31 ottobre 2011.

Foto 2: nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia, il Presidente Giorgio Napolitano, con a fianco il Presidente del Senato Renato Schifani e il Presidente della Camera dei Deputati Giorgio Fini, svolge il suo intervento in occasione della cerimonia celebrativa della fondazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861. Roma, Palazzo di Montecitorio, 17 marzo 2011.

Foto 3: nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia, il Presidente Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia celebrativa del 140° anniversario della presa di Roma, depone una corona di alloro sulla lapide posta a ricordo dei militari italiani caduti il 20 settembre 1870 a Porta Pia. Roma, Porta Pia, 20 settembre 2010.

Documento 1: testo della prefazione al libro di Giorgio Napolitano “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”.
Documento 2: selezione di citazioni dai capitoli del libro di Giorgio Napolitano "Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia".

Documento 3: testo del discorso celebrativo della fondazione del Regno d’Italia, svolto dal Presidente della Repubblica davanti al Parlamento il 17 marzo 2011.
Documento 4: testo dell'articolo di Massimo Giannini sul quotidiano "la Repubblica" del 23 novembre 2011, riguardante la pubblicazione di questo libro del Presidente della Repubblica.


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01 dicembre 2011
Re Giorgio

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha mai amato i soprannomi che nel corso della sua lunga militanza politica e istituzionale gli sono stati dati: “il Principe”, ad esempio, soprattutto nel PCI di Palmiro Togliatti, per il suo stile molto signorile ma anche, e soprattutto, per la curiosa, impressionante somiglianza fisica con Umberto di Savoia; oppure “lord Carrington”, il segretario della NATO; ed infine “Re Giorgio”, come il New York Times l’ha definito ai primi di dicembre del 2011. E’ proprio questo, “Re Giorgio”, il titolo del libro scritto da Fabrizio d’Esposito su Giorgio Napolitano e pubblicato da Aliberti editore nel dicembre del 2011. Si tratta di una biografia molto interessante, che ripercorre i fatti e le vicende principali della vita politica del nostro Presidente. Nato a Napoli nel 1925, laureato in giurisprudenza, Giorgio Napolitano è stato eletto per la prima volta nel 1953 alla Camera dei Deputati, di cui è diventato Presidente tra il 1992 e il 1994. E’ stato più volte parlamentare europeo, dimostrando anche nel corso di queste esperienze quella capacità di relazione e quella abilità nei rapporti internazionali ampiamente riconosciutegli dalle diplomazie e dai governi stranieri. Il prudente e schivo Giorgio Napolitano è stato varie volte “primo”: il primo ad avere ragione sul tema del riformismo (come ha ufficialmente confermato Piero Fassino nel 2001); il primo ex comunista ad essere nominato ministro dell’Interno (dal 1996 al 1998, nel governo Prodi); il primo esponente del PCI ad essere ricevuto con tutti gli onori pubblici negli Stati Uniti. Inoltre, e non è certo cosa da poco nella storia delle nostre istituzioni, Giorgio Napolitano è stato il primo ex comunista ad essere eletto Presidente della Repubblica Italiana, il 10 maggio 2006, dopo che nel 2005 il Presidente Carlo Azeglio Ciampi lo aveva per i suoi meriti nominato senatore a vita. Questo libro ne ripercorre la crescita all’interno del PCI; i suoi legami con le componenti e le strutture del partito; le ascendenze ed i modelli politici, a partire dal suo rapporto con Giorgio Amendola; la sua evoluzione personale nel contesto dei più generali cambiamenti del partito comunista, dalla scomparsa di Palmiro Togliatti nel 1964 alla sua mancata successione a Luigi Longo nel 1969, quando gli viene anteposto Enrico Berlinguer; la sua rilevante posizione tra le diverse anime del partito, delle quali egli incarna, nei difficili anni della transizione del PCI verso nuovi soggetti politici, quella più moderata e riformista, attenta ai mutamenti della società italiana e consapevole dei nuovi assetti internazionali successivi alla contrapposizione dei blocchi atlantico e sovietico. Il testo è molto scorrevole e l’autore offre al lettore pagine ben documentate sulla storia di Giorgio Napolitano, un uomo cauto ma determinato, dallo stile impeccabile ma dalla sobrietà proverbiale, cresciuto nel “togliattismo”, cioè nella “via nazionale al socialismo”, ma poi divenuto “migliorista” e “gradualista”, esponente di quel “rinnovamento nella continuità” che gli ha consentito di maturare prese di posizione via via più evolute senza però dover mai rinnegare il proprio passato, a differenza di altri ex comunisti approdati a nuovi lidi, soprattutto craxiani e poi berlusconiani. Giorgio Napolitano ha avuto un ruolo decisivo nelle vicende del partito comunista ma ha saputo procedere, senza strappi e cesure, verso una propria dimensione politica e poi istituzionale di statista d’ampie vedute, sorretto da una credibilità personale e da una dignità sempre più rare, visti i contesti politici via via succedutisi nell’ultimo ventennio. La sua elezione alla più alta carica dello Stato, avvenuta quando aveva già ottantuno anni, pare indicare, più che un ancoraggio al passato, un coraggioso sguardo al futuro. Il suo realismo politico, la sua profonda conoscenza dei processi, dei meccanismi operativi e dei sistemi di relazione della cosa pubblica, la sua ampiezza e lucidità di visione gli consentono oggi di offrire un contributo fondamentale alla soluzione dei gravi problemi che l’Italia deve affrontare. I suoi comportamenti più recenti, come ad esempio nella gestione della crisi che ha portato, a colpo sicuro e con inaspettata rapidità, al governo Monti, sono frutto di questo patrimonio di doti, consapevolezze e abilità. Personalità complessa e originale, Giorgio Napolitano esprime disciplina, contegno e imperturbabilità, rigore contro trasformismi e avventurismi. Proprio lui che è campione di discrezione e maestro di understatement, sta diventando uno degli statisti italiani più conosciuti, commentati e apprezzati del secondo dopoguerra. Grazie a questo libro è possibile comprendere meglio le ragioni di tali crescenti riconoscimenti, attraverso un racconto che esprime buona cognizione di causa riguardo ai contenuti trattati e spunti di riflessione di sicuro interesse. Fabrizio d’Esposito è nato nel 1966 a Piano di Sorrento, in provincia di Napoli. Laureato in scienze politiche, si è specializzato alla Scuola di giornalismo della LUISS di Roma. Ha scritto per numerose testate locali e nazionali e ha partecipato alla fondazione del quotidiano “Il Riformista”, del quale è stato inviato. Dal febbraio del 2011 lavora al “Fatto Quotidiano”.

 

Foto 1: la copertina del libro di Fabrizio d’Esposito “Re Giorgio”. 
Foto 2: un'immagine di Giorgio Napolitano.


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01 gennaio 2012
Il messaggio di fine anno agli italiani

Il 2011 è stato l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. Il Presidente Giorgio Napolitano ha coronato queste celebrazioni con il suo messaggio di fine anno agli italiani, iniziando proprio da questo tema così importante: “Buona sera e buon anno. E innanzitutto, grazie. E’ un grazie che debbo a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita. Grazie per la partecipazione sentita e significativa a quelle celebrazioni, per lo spirito di iniziativa che si è acceso nelle più diverse istituzioni e comunità, accompagnando uno straordinario risveglio di memoria storica e di mobilitazione civile, portando le celebrazioni del Centocinquantenario a un successo, per quantità e qualità, superiore anche alle previsioni più ottimistiche”. Si è trattato di un discorso molto apprezzato dagli italiani, che sempre di più vedono nel Presidente della Repubblica il garante non solo delle istituzioni nazionali ma anche l’araldo di un futuro migliore rispetto all’odierna situazione di difficoltà e degrado. Giorgio Napolitano ha trattato i temi principali e affrontato gli argomenti critici del nostro attuale contesto nazionale: la gravità dell’emergenza economica e del debito pubblico; i sacrifici richiesti alla popolazione; la patologica e ormai intollerabile evasione fiscale; l’esigenza di una maggiore equità sociale; il bisogno di stabilità finanziaria e di rilancio dello sviluppo; le motivazioni della nascita del governo Monti e delle azioni intraprese dal nuovo esecutivo; l’auspicio che le forze politiche perseguano “soluzioni per tutti i problemi di fondo del paese”, in quanto “non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica” (una frase molto forte: la prima condizione è che la politica torni ad essere degna di fiducia, la seconda è che gli italiani ritrovino la motivazione ad accordargliela); le “acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti”, perché “occorre una nuova forza motivante”, “occorrono coraggio civile e sguardo rivolto con speranza fondata verso il futuro”; l’opportunità di fare del nuovo anno “una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e per il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia”. E’ stato un discorso di ampio respiro eppure al tempo stesso molto concreto, davvero toccante in alcuni momenti, espresso con la sobrietà, la credibilità e l’autorevolezza che contraddistinguono i pensieri, le parole e le azioni, tra loro sempre coerenti, del nostro Presidente della Repubblica. Se saremo in molti a raccogliere l’invito di Giorgio Napolitano, da tutte le parti d’Italia, forse riusciremo a mettere in pratica quanto Friedrich Nietzsche scrisse in Umano, troppo umano: “Quando un popolo è politicamente malato, di solito ringiovanisce se stesso e ritrova, alla fine, lo spirito che aveva lentamente perduto, per riscoprire e conservare la sua potenza. La civiltà deve le sue più alte conquiste proprio alle epoche di debolezza politica”.

 

Foto 1: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso del tradizionale messaggio di fine anno agli italiani, Roma, Palazzo del Quirinale, 31 dicembre 2011.

Documento 1: il testo del messaggio di fine anno agli italiani del 31 dicembre 2011.


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01 gennaio 2012
Il sogno visionario di un manipolo di eroi diventato popolo

Dal consuntivo che si può tracciare del 150° anniversario dell’unità italiana, emerge in modo evidente il ruolo fondamentale svolto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un ruolo di impulso e di valorizzazione che ha facilitato il grande successo di queste celebrazioni e un rinnovato sentimento di appartenenza nazionale. Sarebbe però ingiusto, al termine di queste celebrazioni, dimenticare chi, prima di Giorgio Napolitano, ha iniziato a parlare agli italiani il linguaggio del senso dello Stato, dell’amor di patria, dell’importanza del processo risorgimentale nazionale, riproponendo il valore del nostro tricolore, dell’inno di Mameli, dell’essere tutti parte di un’Italia una e indivisibile. Non possiamo dimenticare chi ha saputo opporsi, come Giorgio Napolitano e prima di lui, alla degenerazione dell’etica pubblica e della convivenza civile, alle minacce secessioniste, alle strumentalizzazioni dei problemi tra Nord e Sud, ai conflitti personali inconcludenti e ai conflitti d’interesse mai conclusi. Parliamo del Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, un uomo al quale l’Italia deve molto, anche per il fatto di aver saputo esprimere, nel suo settennato di presidenza, la voce dell’Italia migliore, in periodi nei quali gli facevano da contraltare ben altri, deleteri modelli politici e comportamentali. Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, personaggi davvero diversi eppure in ciò così univocamente determinati, hanno costituito un riferimento sicuro e un motivo di speranza per tutti i cittadini che hanno continuato a credere in un’Italia onesta, pulita, fiera delle proprie tradizioni, orgogliosa del sacrificio di tanti patrioti risorgimentali, nella convinzione che la nostra nazione possa dare al mondo buoni frutti avendo buone radici. Se oggi chi insulta il tricolore si espone, da Bergamo a Siracusa, alla riprovazione della stragrande maggioranza della popolazione, questo è anche merito di Carlo Azeglio Ciampi e della sua appassionata, coinvolgente difesa e riproposizione dell’identità nazionale italiana. Difficile dire come sarebbe oggi l’Italia se non ci fossero stati Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, con il loro coraggio istituzionale e con la loro capacità di tenere alti lo sguardo e il cuore degli italiani oltre il disfacimento del tessuto connettivo politico avvenuto in uno dei peggiori periodi della loro storia. Nato a Livorno nel 1920, Carlo Azeglio Ciampi è stato governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dall’aprile 1993 al maggio 1994 e ministro del Tesoro dal 1996 al 1999. E’ stato Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006. Su di lui sono usciti parecchi libri. Basti pensare a quello di Arrigo Levi o agli altri, più datati, di Marzio Breda, Fabrizio Galimberti, Massimo Giannini, Paolo Peluffo, Dino Pesole, Alberto Spampinato. L’ultimo è quello di Alberto Orioli, vicedirettore ed editorialista del Sole 24 Ore, pubblicato nell’ottobre 2011 da il Saggiatore. Nato a Ferrara nel 1962, giornalista da tempo noto e apprezzato, Alberto Orioli ha scritto un libro basato sui numerosi incontri da lui avuti con Carlo Azeglio Ciampi nello studio del Senato. I colloqui sono impostati soprattutto sul tema dei valori e degli intendimenti che hanno guidato i patrioti del Risorgimento. Le riflessioni e le considerazioni che ne sono emerse sono articolate in un “Taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia” (questo il sottotitolo del libro) che ripercorre tutti i principali temi delle celebrazioni recentemente conclusesi. Più che un’opera su Carlo Azeglio Ciampi, è un lavoro svolto con lui, essendo in gran parte costituito dai testi dei dialoghi avuti insieme, dai quali traspare come l’Italia sia un paese “creato dal sogno visionario di un manipolo di eroi diventato popolo”. Il titolo appare forse un poco pessimista rispetto all’effettivo contenuto del libro: “Non è il paese che sognavo”. Tuttavia, una certa delusione espressa da Carlo Azeglio Ciampi verso l’attuale situazione italiana non gli impedisce di dire, al termine del testo, che cosa oggi ci serve: “Soprattutto speranza, direi. E’ ciò che serve a noi e al paese. Il resto lo fanno il cuore e l’anima”.

 

Foto 1: la copertina del libro contenente i colloqui di Carlo Azeglio Ciampi con Alberto Orioli “Non è il paese che sognavo. Taccuino laico per i 150 anni dell’Unità d’Italia”.
Foto 2, 3 e 4: tre immagini di Carlo Azeglio Ciampi durante il suo settennato come Presidente della Repubblica Italiana.


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