Notizie Risorgimento Italiano - Società Nazionale


Presentazione della Sezione

In questa Sezione del sito è proposta una scelta di notizie che si riferiscono sia a capoluoghi come Torino, Milano e Roma, sia alle città di Pinerolo e di Crema, dove la Società Nazionale ha trovato un valido supporto organizzativo. Sono tuttavia gradite segnalazioni di notizie di comune interesse anche da ogni altra parte d'Italia. Il sito è costituito da circa tre anni ed i contenuti iniziali saranno rapidamente ampliati e arricchiti, meglio se con i contributi provenienti da tutto il territorio nazionale.

Cliccando sul titolo di alcune notizie è possibile accedere ad ulteriori informazioni poste al livello inferiore. In altri casi non vi sono dati ulteriori e la notizia si esaurisce nel testo posto al livello superiore.




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21 settembre 2013
Restaurato il monumento di Vittorio Emanuele II a Crema

E’ stato inaugurato a Crema il monumento a Vittorio Emanuele II, restaurato ad opera del Comitato promotore locale che si è fatto carico della sua restituzione alla cittadinanza. La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 7 settembre 2013, alla presenza di numerose autorità politiche, civili e militari. I cremaschi sono accorsi molto numerosi, gremendo la piazza in cui si è svolto l’evento. Il Sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha saputo esprimere nel modo migliore, con un discorso molto corretto ed equilibrato, il proprio apprezzamento per questa importante iniziativa. La statua è stata ricomposta nelle forme iniziali scolpite dallo scultore Francesco Barzaghi nel 1881, gravemente danneggiate dall’attentato vandalico del 1946. Si è potuto recuperare il settantacinque per cento delle parti originarie, mentre il restante venticinque per cento è stato ricostruito dopo un attento lavoro di verifica delle fonti iconografiche, di modellazione artistica e di integrazione nell’insieme, sotto la costante supervisione della Soprintendenza di Brescia. L’onere economico dell’iniziativa è stato di 160.000 euro. Manca ancora una parte dell’importo, che il Comitato sta raccogliendo dai donatori privati. In caso di scopertura finanziaria, i suoi membri si faranno carico di tutte le spese, dividendo tra i componenti l’eventuale ammanco economico. I cremaschi hanno quindi ricevuto, a tutti gli effetti, un dono importante e disinteressato, di indubbio valore artistico, storico e civico, da parte degli otto cittadini che compongono il Comitato: il geom. Ernesto Moruzzi, Presidente; il dott. Ferrante Benvenuti, Presidente Onorario; il dott. Pietro Martini, Vice Presidente; il dott. Mario Marazzi, Segretario; il cav. Mario Cassi, Tesoriere; il signor Gianmaria Carioni, Consigliere; l’ing. Alessandro Marazzi, Consigliere; la dott.ssa Loredana Brambilla Zurla, Consigliere. Una piccola lapide è stata apposta in prossimità del basamento che sorregge la scultura, con i nomi dei principali soggetti che hanno contribuito con il loro sostegno economico alla realizzazione del progetto. La nostra Società Nazionale, attraverso la sua Delegazione Lombarda, è elencata in ordine di importanza come il quarto soggetto erogatore, con i suoi 13.000 euro già versati al Comitato promotore.

 

Foto 1 e 2: l’autore della statua di Vittorio Emanuele II a Crema, il prof. Francesco Barzaghi (Milano, 10 febbraio 1839 - Precotto, Milano, 31 agosto 1892), in due immagini che lo raffigurano negli anni della sua prima maturità e poco prima della sua scomparsa.

Documento 1: il messaggio di ringraziamento e di augurio inviato da S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia Aosta al Sindaco di Crema, Stefania Bonaldi.

Documento 2: l’articolo pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 14 settembre 2013.

Documenti 3 e 4: gli articoli pubblicati da Primapagina il 13 settembre 2013 (il secondo di questi contiene il testo del discorso tenuto da Stefania Bonaldi, Sindaco di Crema, durante la cerimonia di inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II).

Documento 5: l’articolo pubblicato dal Nuovo Torrazzo il 21 settembre 2011.




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14 settembre 2013
Brescia, restauro delle statue di Zanardelli e di Arnaldo

I lavori di restauro delle statue di Giuseppe Zanardelli e Arnaldo da Brescia sono terminati nel corso del mese di agosto 2013. C’è voluta ancora qualche settimana per ripulire l’area intorno alla statua di Arnaldo dopo le attività di cantiere ma da questo mese di settembre entrambe le opere sono tornate ad essere un importante punto di riferimento cittadino e hanno ripreso ad essere meta di visite culturali e artistiche. La restituzione alla cittadinanza bresciana di entrambi i monumenti restaurati è quindi avvenuta con qualche mese di ritardo rispetto alle previsioni fatte ad inizio lavori, nel settembre del 2012. La statua dedicata a Giuseppe Zanardelli (Brescia, 26 ottobre 1826 – Maderno, oggi parte del comune di Toscolano-Maderno, Brescia, 26 dicembre 1903), originariamente collocata a Porta Stazione, in quella che è oggi piazza Repubblica, fu trasferita nel 1929 nel suo spazio attuale, situato tra via Vittorio Emanuele II e via XX Settembre. Era stata inaugurata il 19 settembre 1909, sei anni dopo la scomparsa del grande statista, che fu patriota e combattente sin dal 1848 nelle guerre di indipendenza nazionali, presidente della camera dei deputati, più volte ministro degli interni e della giustizia e presidente del consiglio nei suoi ultimi anni di vita. L’autore del monumento è Davide Calandra (Torino, 21 ottobre 1856 – Torino, 8 settembre 1915), allievo del Balzico e del Tabacchi, operosissimo in Italia e all’estero, celebre anche per i monumenti di Garibaldi a Parma, Umberto I a Roma, Amedeo di Savoia a Torino e Bartolomé Mitre a Buenos Aires. La statua dedicata ad Arnaldo da Brescia, posta nell’omonima piazza, già piazza di Torrelunga, era stata inaugurata il 14 agosto 1882. L’autore è Odoardo Tabacchi (Valganna, Varese, 19 dicembre 1836 – Milano, 23 marzo 1905), formatosi all’Accademia di Brera a Milano, uno dei più noti scultori del suo tempo, attivo anche a Roma e Torino, dove fu insegnante presso l’Accademia Albertina. La parte architettonica del basamento è di Antonio Tagliaferri (Brescia, 9 febbraio 1835 – Brescia, 22 maggio 1909), architetto molto versatile sia nella progettazione ex novo, sia nel restauro di antichi monumenti, in stretti rapporti con Boito, Beltrami e la Scapigliatura milanese, attivo anche come pittore e membro di numerose commissioni e deputazioni per la salvaguardia del patrimonio artistico. Arnaldo da Brescia (Brescia, 1090 circa – Roma, giugno 1155) fu un monaco predicatore di forte rigore morale che denunciò la corruzione delle gerarchie ecclesiastiche e le pratiche simoniache del clero. Giustiziato a Roma per condanna papale, le sue ceneri furono sparse nel Tevere per impedire il recupero dei suoi resti mortali. Nel basamento in marmo del monumento sono incorniciati i pannelli bronzei raffiguranti alcuni episodi della vita di Arnaldo: la predicazione, la prigione a Roma, il processo e il supplizio sul rogo. La cultura laica dell’Italia nata dal Risorgimento lo celebrò come un martire del libero pensiero, vittima dell’intolleranza del potere temporale della Chiesa. Uno dei promotori di quest’opera fu proprio Giuseppe Zanardelli, con l’appoggio della Brescia liberale e patriottica. All’inaugurazione furono assenti le istituzioni cattoliche locali, per le quali Arnaldo rappresentava uno dei simboli dell’anticlericalismo.

 

Foto 1: un’immagine del monumento a Giuseppe Zanardelli prima del restauro (la statua è posta, senza enfasi e con felice naturalezza, su un piano sopralzato a cui si accede salendo pochi gradini, mentre dietro di essa si alza una parete con in altorilievo una quadriga trainata da scalpitanti cavalli, guidati da un auriga intento nel governo delle redini, un gruppo scultoreo che allude al ruolo di direzione dello Stato).

Foto 2, 3 e 4: alcune immagini del monumento ad Arnaldo da Brescia prima del restauro.

Foto 5: la statua di Arnaldo da Brescia nel momento in cui è stata circondata dalle impalcature di protezione, all’inizio delle operazioni di restauro.

Foto 6: il monumento ad Arnaldo in fase di restauro.




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03 gennaio 2013
Incontro delegazioni di inizio anno

Si è svolto a Pinerolo il 3 gennaio 2013, per tutte le delegazioni regionali ed i loro invitati, l’incontro per gli auguri di inizio anno. La riunione ha avuto soprattutto carattere conviviale ma è stata anche presentata una sintesi dei programmi in via di svolgimento e di quelli previsti per l’anno 2013. Molto apprezzate sono state sia la visita al Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, con un nostro esperto in materia, sia l’escursione a tema storico risorgimentale in città, con il supporto di una nostra guida, nei luoghi in cui operava la Carboneria locale e dai quali ebbero impulso i moti del 1821 con la celebre spedizione dei trecento cavalieri di Santorre di Santarosa e Gugliemo Moffa di Lisio. Il materiale relativo a questa giornata, compresi i testi delle relazioni e le immagini fotografiche a corredo dell’evento, sono a disposizione dei partecipanti attraverso i rispettivi delegati regionali.

 

Foto 1: la città di Pinerolo in un’antica stampa.

Foto 2: l’ingresso del Museo Storico dell’Arma di Cavalleria, in viale Giolitti 5, a Pinerolo (per informazioni: www.museocavalleria.it).

Foto 3: la lapide posta accanto all’ingresso del Museo Storico dell’Arma di Cavalleria a Pinerolo, che ricorda l’impresa dei trecento cavalieri partiti da questa guarnigione per raggiungere Alessandria durante i moti del 1821, sotto il comando di Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio, con il sostegno della Carboneria di Pinerolo, guidata dal conte Roberto Pavia di Scandaluzza (l’altorilievo in bronzo, opera di Luigi Aghemo, rappresenta Santarosa nel gesto della carica, con la spada sguainata e la divisa dei Cavalleggeri del Re).

Foto 4: il monumento eretto a Savigliano per onorare Santorre Annibale de Rossi, conte di Pomarolo e signore di Santarosa, nato a Savigliano, Cuneo, il 18 novembre 1783, eroe dei moti del 1821, esiliato in Francia e poi in Inghilterra, morto a Sfacteria, in Grecia, l’8 maggio 1825, combattendo per la libertà di quel popolo.

Foto 5: il frontespizio degli atti del convegno dedicato nel 1991 a Guglielmo Garibaldi Moffa, conte di Lisio, nato a Bra, Cuneo, il 19 dicembre 1791, anch’egli protagonista dei moti del 1821 ed esiliato dopo la repressione dell’insurrezione, poi ritornato presso Carlo Alberto e divenuto membro del governo Casati nell’estate del 1848, morto a Bra, Cuneo, il 23 dicembre 1877 (una copia della ristampa anastatica di questi atti è stata offerta in omaggio ai partecipanti alla riunione).




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15 settembre 2012
"Battaglie Elettorali in Terraferma": convegno a Brescia

Si è svolto il 15 settembre 2012 a Brescia, presso la sede dell’Associazione La Fenice, al Complesso dell'Accademia, il convegno “Battaglie Elettorali in Terraferma”, dedicato ai conflitti politici del biennio 1860-1861, dopo la caduta delle istituzioni asburgiche, nei territori di Brescia, Bergamo e Crema. L’iniziativa ha documentato le contese elettorali tra il partito liberale e laico, da un lato, e il partito conservatore e clericale, dall’altro, durante le elezioni politiche del 1860 e del 1861 in queste antiche province di Terraferma veneta. La sessione del mattino ha inquadrato il tema nel contesto nazionale di quegli anni mentre la sessione del pomeriggio ha approfondito i conflitti elettorali nelle specifiche realtà dei collegi del bresciano, del bergamasco e del cremasco. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione La Fenice di Brescia, con la collaborazione del Centro Studi Risorgimentali di Verona e con il sostegno della Società Nazionale.

 

Foto 1: Giuseppe Bertini, Vittorio Emanuele II e Napoleone III a Milano, bozzetto, olio su tela, cm 39 x 69, 1859, Milano, Museo del Risorgimento.
Foto 2: l’Italia nel 1861, come risulta da una carta geografica coeva che omette di indicare il territorio pontificio, ormai ridotto al solo Lazio, come appartenente a un altro Stato sovrano.

Documento 1: il programma del convegno “Battaglie Elettorali in Terraferma”.




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07 settembre 2012
Seconda riunione direttiva Società Nazionale

Si è svolta il 7 settembre 2012, a Staffarda di Revello, la seconda riunione direttiva della Società Nazionale, che ha ratificato l’operato pregresso dei delegati regionali e stabilito il programma di attività per l’anno a venire. Sono state assegnate le deleghe per l’Umbria (Perugia) e la Puglia (Lecce). E’ stato definito un sistema di interventi operativi sul territorio da parte di alcune entità incaricate e sotto il controllo della delegazione piemontese. Per ogni aspetto di rappresentanza giuridica continuerà a fungere da elemento di visibilità la delegazione lombarda, attraverso questo sito web e in sinergia con specifiche realtà culturali e sociali collegate da comuni interessi e valori.

 

Foto 1, 2, 3, 4 e 5: immagini dell’abbazia di Santa Maria di Staffarda, affidata da Benedetto XV nel 1750 all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (il 18 agosto 1690 si svolse nei pressi la battaglia di Staffarda, tra i piemontesi di Vittorio Amedeo II e i francesi del generale Catinat).

Foto 6: Vittorio Amedeo II (1666-1732), che a ventiquattro anni, anche per inesperienza, perse contro i francesi la battaglia di Staffarda, quando era “soltanto” duca di Savoia, marchese di Saluzzo e Monferrato, principe di Piemonte e conte d’Aosta, Moriana e Nizza, ma che divenne nel 1720, trent’anni dopo, il primo Re di Sardegna (dal 1713 al 1720 era stato Re di Sicilia).




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06 settembre 2012
"Una famiglia del Risorgimento - I Lamarmora dal Piemonte all'Italia": mostra al Vittoriano di Roma

E' stata inaugurata il 6 settembre 2012, al Vittoriano di Roma, la mostra “Una famiglia nel Risorgimento - I La Marmora dal Piemonte all’Italia”, che è rimasta aperta fino al 28 ottobre 2012. L’evento celebra l’unità d’Italia attraverso le figure chiave dei quattro fratelli La Marmora: Carlo Emanuele (1788-1854), Alberto (1789-1863), Alessandro (1799-1855) e Alfonso (1804-1878), personaggi di notevole rilevanza nel processo formativo nazionale italiano e ben noti in ambito storico risorgimentale per il decisivo contributo fornito alle istituzioni militari e politiche del tempo. Si tratta di un’iniziativa culturale di estremo interesse, sia per l’importanza dei cimeli e delle opere in esposizione, sia per il rigore storico-scientifico con cui sono stati curati gli allestimenti e i corredi critici a supporto del percorso di visita. La mostra è promossa dalla Commissione Italiana di Storia Militare della Difesa, dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore e dalla Città di Biella ed è curata dal Centro Studi Generazioni e Luoghi Archivi Alberti La Marmora di Biella, con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Biella, l’Associazione Stilelibero, il Reggimento Corazzieri di Roma, il Museo Storico dei Bersaglieri di Roma e il Reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano. Dopo una stazione audiovisiva introduttiva, il tracciato espositivo documenta il ruolo e le vicende pubbliche e private di questa famiglia nello scenario europeo del diciottesimo secolo, poi nel periodo napoleonico e durante la restaurazione, dando quindi rilievo alle carriere militari dei quattro generali sopra ricordati e al loro fondamentale contributo al Risorgimento italiano. Questa edizione romana della mostra, ospitata nello spazio aulico del Sacrario delle Bandiere, a pochi passi dalla tomba del Milite Ignoto, è il punto di arrivo di un percorso di valorizzazione dei La Marmora iniziato a Cagliari nel 2009, dove l’esposizione era incentrata soprattutto sulla figura di Alberto, che non fu solo generale ma anche insigne scienziato e geologo di fama europea. Nel corso del 2011 la mostra è stata trasferita a Torino e ampliata con il lancio ufficiale del progetto “Quattro biellesi nel Risorgimento: i fratelli La Marmora”. Tra l’ottobre 2011 e il gennaio 2012 l’impianto espositivo si è rinnovato a Biella, prima di realizzare questa tappa finale a Roma. Per maggiori informazioni si consiglia la consultazione del sito www.lamarmora.net, ricco di approfondimenti molto interessanti e competenti. Per ulteriori indicazioni: Centro Studi Generazioni e Luoghi Archivi Alberti La Marmora, telefono 015.352533 int. 2, info@generazioneluoghi.it, oppure Associazione Stilelibero, telefono 015.2529201, www.associazionestilelibero.org, info@associazionestilelibero.org.

 

Foto 1: Pietro Ayres, “La famiglia La Marmora”, olio su tela, 1828. Il dipinto è esposto in questa mostra e ne costituisce un elemento emblematico. L’artista è uno dei più celebri del periodo in quel contesto culturale. Qui raffigura la famiglia La Marmora negli anni della restaurazione amministrativa e sociale sabauda. Vi coesistono aspetti, fogge e impostazioni che richiamano il periodo napoleonico ed altri che lasciano presagire, pochi anni dopo, l’avvio delle importanti riforme albertine e quindi lo sviluppo delle vicende risorgimentali. Al centro del quadro è raffigurata la madre Raffaella con attorno due nuore, una nipote e dodici dei suoi sedici figli. Tra questi i quattro generali protagonisti della successiva storia militare e politica piemontese e italiana. E’ assente il padre Celestino La Marmora, in quanto già deceduto nel 1805. La tela è stata affidata nel 2007 dalla famiglia Alberti La Marmora al Centro Studi Generazioni e Luoghi Archivi Alberti La Marmora ed è abitualmente custodita presso il palazzo La Marmora a Biella.

Foto 2: Alessandro La Marmora, Luogotenente Generale, Capo di Stato Maggiore, fondatore del Corpo dei Bersaglieri, istituito da Carlo Alberto nel 1836, morto in Crimea a Kadikoy a causa di una epidemia di colera (la salma è stata rimpatriata in Italia nel 1911).

Foto 3: Gerolamo Induno, “La casa in Crimea nella quale è morto il generale Alessandro La Marmora”, olio su tela, 1869. Tela realizzata per il conte Emilio Borromeo, figlio di Vitaliano e Maria d’Adda. Sia Induno che Borromeo avevano militato in Crimea tra il 1855 e il 1856. Raffigurato sulla destra della tela, Borromeo è l’ufficiale a cavallo accanto all’abbeverata.

Foto 4: monumento ad Alessandro La Marmora, posto nel giardino a lui dedicato in Via Cernaia a Torino, raffigurante il generale in divisa e con la spada sguainata, opera realizzata nel 1867 da Giuseppe Cassano (1825-1905) e Giuseppe Dini (1820-1890), fotografia di Giuseppe Caiafa nel 2011.

Foto 5: Alfonso La Marmora, Generale d’Armata, Capo di Stato Maggiore, Primo Luogotente del Re a Roma, Presidente del Consiglio per due mandati, Ministro della Guerra per cinque mandati, riorganizzatore su incarico di Carlo Alberto dell’Arma di Artiglieria piemontese e fondatore della Voloire, la celeberrima artiglieria a cavallo.

Foto 6: monumento equestre ad Alfonso La Marmora, vista ravvicinata, posto in piazza Bodoni a Torino, opera realizzata da Stanislao Grimaldi del Poggetto (1825-1903) ed inaugurata nel 1891, fotografia di Mattia Boero nel 2010.

Documento 1: foglio illustrativo con le informazioni di sintesi sulla mostra.
Documento 2: scheda di approfondimento a cura della dott.ssa Lilian Monteiro.




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15 luglio 2012
Memoriale Garibaldi

E’ stato inaugurato il 3 luglio 2012 il Memoriale Garibaldi, all’interno dell’ex Forte militare Arbuticci, situato nella parte settentrionale dell’isola di Caprera. All’evento hanno preso parte il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Peluffo, il Presidente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150°, Giuliano Amato, il Presidente dell’ACRI, Giuseppe Guzzetti, il Presidente della Fondazione Banco di Sardegna, Antonello Arru, e numerose altre autorità statali e regionali, pubbliche e private. Si tratta del primo museo nazionale italiano di rilievo dedicato interamente ad una figura storica ed è il frutto di un’iniziativa culturale tra le più avanzate in Europa, sul modello dell’Historial De Gaulle agli Invalides di Parigi. Il risultato è un vero e proprio Memoriale dedicato alle imprese militari, alle vicende politiche e personali, all’immagine e all’iconografia dell’Eroe dei Due Mondi. In Italia si contano più di duecento spazi museali riservati a Garibaldi. Tuttavia questo è il primo luogo, in senso fisico ed anche emblematico, in cui gli italiani ma anche coloro che in tutto il mondo sono interessati a questo personaggio possono trovare una ricostruzione completa ed esaustiva della sua vita e del suo mito. Nel Forte, composto da alcune Caserme su un totale di circa mille metri quadrati coperti, lo spazio espositivo è suddiviso per argomenti, dai viaggi di Garibaldi in Sud America alle sue sette campagne militari in Italia, che rappresentano la parte più rilevante e documentata dei percorsi di visita, con raffigurazioni, scritti, mappe e oggetti riferiti alle sue spedizioni. Inoltre, nel Memoriale si raccontano la sua formazione politica giovanile, la sua esperienza come marinaio, il suo esilio a Tangeri, il suo soggiorno a New York presso Meucci, il suo intervento in Francia. La storia umana, militare, politica e culturale di Garibaldi è narrata attraverso supporti multimediali, cimeli, quadri, ambientazioni, documenti originali e ricostruzioni storiche di forte presa emotiva e grande coinvolgimento per i visitatori. Di particolare interesse la ricostruzione del piroscafo Lombardo, utilizzato nella spedizione dei Mille. Oltre a questi spazi espositivi, il Memoriale comprende una biblioteca e una videoteca specializzate. Dalle postazioni multimediali è possibile consultare documenti, manoscritti, autografi direttamente dai più importanti archivi italiani, come il manoscritto integrale delle Memorie di Garibaldi, conservato presso l’Archivio Centrale di Stato a Roma. E’ in previsione l’attivazione di ulteriori servizi, nei diversi ambienti oggi recuperati attraverso l’opera di restauro, rigorosamente non invasiva e tesa alla salvaguardia dell’originalità dei luoghi e delle strutture preesistenti, attuata nei confronti delle Caserme del Forte, delle Casermette interrate adibite un tempo a polveriere e delle diverse aree esterne di supporto. Il Memoriale è stato aperto al pubblico dal 15 luglio ed ha riscosso subito un grande successo, con notevole afflusso di visitatori. L’accesso è gratuito fino al 4 novembre. Sono possibili le visite su prenotazione per gruppi. Dal 15 luglio al 30 settembre gli orari di visita sono dalle 9,00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 18,30. Dal 1° ottobre al 4 novembre sono invece dalle 9,00 alle 14,00. Per informazioni e prenotazioni: telefono 199151123. E’ in fase di ampliamento il sito www.memorialegaribaldi.it.

 

Foto 1: l’intervento del Presidente della Repubblica all’inaugurazione del Memoriale.

Foto 2: Giorgio Napolitano visita l’esposizione con Giuliano Amato, Paolo Peluffo e le altre autorità presenti all’evento.

Foto 3: un’immagine del percorso espositivo con supporti multimediali.

Foto 4: la locandina con le iniziative collegate all’inaugurazione, svoltesi dal 3 all’8 luglio.

Foto 5: il busto di Giuseppe Garibaldi a Caprera, opera realizzata nel 1883 da Luigi Bistolfi su incarico della famiglia, poco dopo la scomparsa di Garibaldi.

Foto 6: una delle raffigurazioni pittoriche più celebri dell’Eroe dei Due Mondi, quella di Gerolamo Induno, “Garibaldi sulle alture di Sant’Angelo”, olio su tela, 1861, in cui il Generale è colto a Sant’Angelo, nei pressi di Capua, mentre lascia spaziare lo sguardo sulla pianura sottostante, durante la campagna militare del 1860 nell’Italia meridionale (il fiume è il Volturno, sulle cui rive Garibaldi ha riportato, dopo un combattimento durissimo, una delle sue vittorie più importanti).




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06 giugno 2012
Le donne nel Risorgimento

A Torino si è svolto un programma di tre giornate seminariali nelle quali è stata analizzata la figura della donna nel Risorgimento italiano. L’iniziativa ha avuto per titolo “Il Risorgimento in scena. Le donne in mostra” ed è stata organizzata dal CIRSDe, il Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne dell’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Polo Scienze Umane e Sociali e Dottorato di Ricerca in Studi di Genere. Il 6 giugno il tema è stato la figura della donna nel cinema: “ ‘Noi, dolce parola …’, uno sguardo al femminile nel cinema risorgimentale”; il 14 giugno il tema è stato la figura della donna nell’arte, soprattutto nella pittura: “I volti del Risorgimento. La figura femminile attraverso le opere d’arte”; il 21 giugno il tema è stato la figura della donna nella danza: “Teatro, danza e satira: il Risorgimento sulle punte”. I tre incontri si sono tenuti presso l’Università degli Studi di Torino, in via Verdi 25 a Torino, nella Sala Lauree di Scienze Politiche, ed hanno avuto come moderatore Francesco Muollo. Hanno partecipato sulla donna risorgimentale nel cinema le relatrici Lucia Cardone, Chiara Tognolotti e Micaela Veronesi; sulla donna risorgimentale nella pittura i relatori Cristina Beltrami, Francesca Bottacin, Giulio Brevetti ed Eugenia Querci; sulla donna risorgimentale nella danza le relatrici Claudia Celi, Elena Cervellati, Ornella Di Tondo e Rita Zambon. Si è trattato di presenze molto qualificate, con incarichi di docenza universitaria in storia del cinema, storia dell’arte, storia della danza o con dottorati specialistici di ricerca in questi campi presso importanti atenei italiani e istituti culturali nazionali. Quello che ne è risultato è un profilo estremamente interessante della donna italiana nel Risorgimento, tratteggiato in modo esaustivo e davvero originale: se a volte la storia ufficiale non ha reso il giusto riconoscimento alla componente femminile risorgimentale, le arti hanno infatti, almeno in parte, riequilibrato questo scompenso rendendo merito al coraggio, alla generosità, all’operosità di tante donne che, a volte in primo piano, quasi sempre in modo poco visibile, hanno contribuito all’unità e all’indipendenza dell’Italia. Per ulteriori informazioni: Segreteria Organizzativa del CIRSDe, via S. Ottavio 20, 10124 Torino, telefono 011.6703129, fax 011.6709699, www.cirsde.unito.it, cirsde@unito.it.

 

Foto 1: Francesco Hayez, Meditazione, 1851.

Foto 2: Vincenzo Vela, Desolazione, 1850. 

Documento 1: il documento con le informazioni di sintesi sull’iniziativa.

Documento 2: una delle locandine di presentazione.

Documento 3: la nota informativa con il riassunto dei contenuti degli interventi.





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20 maggio 2012
Giornata ottocentesca sui terreni della battaglia di Novara

Domenica 20 maggio 2012 a Novara, presso la Cascina Boriola, si è svolta la “Giornata Ottocentesca”, sui terreni in uso alla Società Ippica Novarese e sui luoghi stessi della celebre battaglia combattuta il 23 marzo 1849. Si è trattato di una rievocazione riguardante quel contesto risorgimentale, con allestimenti storici comprendenti un’area di accampamento militare. Sono state mostrate le modalità di impiego dei cavalli in dotazione all’esercito carloalbertino, con possibilità di avvicinarli dal vivo e di assistere alle spiegazioni pratiche sul loro utilizzo, come strumento bellico ma anche come principale mezzo di locomozione nel corso del diciannovesimo secolo. Offerti in degustazione piatti tipici di quegli anni a base di prodotti del territorio novarese, realizzati con la collaborazione della Associazione Nazionale Alpini. La Banda della Guardia Nazionale di Confienza, in uniforme storica di metà ottocento, ha eseguito una serie di musiche tradizionali di quel periodo. Il Gruppo Storico “23 marzo 1849”, insieme a rappresentanze di altri gruppi storici militari, ha eseguito alcune manovre e ricostruzioni di combattimento. L’evento è stato organizzato dalla Associazione Amici del Parco della Battaglia, che anche quest’anno ha curato un ricco calendario di iniziative nell’ambito della rassegna “Novara Risorgimentale”, predisposta in collaborazione con l’Agenzia di Accoglienza Turistica Locale della Provincia di Novara. Importante anche il sostegno fornito dalla Banca Popolare di Novara per il Territorio, dalla Società Ippica Novarese, dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e dal Convitto “Carlo Alberto”. Si tratta di una rassegna entrata da circa un decennio nel panorama culturale piemontese, con ottimi riscontri di pubblico e con apprezzamenti ormai estesi ben oltre la realtà locale novarese. Alcune delle iniziative in calendario si sono già svolte, come ad esempio il convegno del 20 aprile sul Risorgimento italiano, a cui hanno partecipato docenti e studiosi come Cristina Vernizzi, Mario Scazzoso e Marco Scardigli, oppure lo spettacolo “La vittoria dei vinti” del 4 maggio, incentrato sulla sconfitta del 1849 ma alla luce dei seguenti successi del 1859-1861. Altre iniziative seguiranno a breve, come l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Risorgimentale di Novara, in via Greppi 11, nel complesso del Convitto “Carlo Alberto”. Per ulteriori informazioni: www.turismonovara.it, info@turismonovara.it, battaglianovara1849@libero.it. Telefono: 0321.394059.

 

Documento 1: programma delle iniziative Novara Risorgimentale 2012.




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14 maggio 2012
"Tradizione cristiana, identità culturale e identità italiana": convegno all'Università Cattolica di Milano

Si è svolto dal 14 al 16 maggio 2012, presso l’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano, il convegno “Tradizione cristiana, identità culturale e unità italiana”. L’evento è stato organizzato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, dal Dipartimento di Scienze Storiche e dal Centro di Ricerca “Letteratura e Cultura dell’Italia Unita”. Alla sessione inaugurale del 14 maggio, iniziata alle ore 16 del pomeriggio, è intervenuto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è giunto presso l’ateneo fondato da Agostino Gemelli dopo una mattinata trascorsa a Piazza Affari, dove aveva incontrato gli esponenti del mercato finanziario. Napolitano è stato accolto dall’ex presidente dell’Istituto Toniolo, il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano e membro del consiglio di amministrazione della Cattolica. Ad aprire i lavori, dopo i saluti del cardinal Tettamanzi e del Prorettore Vicario della Cattolica, Franco Anelli, è stato il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Angelo Bianchi, che ha svolto l’introduzione al convegno. Sono poi intervenuti il Ministro dell’Integrazione e della Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi; lo storico Francesco Traniello, docente all’Università degli Studi di Torino; il Direttore del Dipartimento di Scienze Storiche della Cattolica e docente di Storia Contemporanea presso questo ateneo, Agostino Giovagnoli. In sala, accanto al Capo dello Stato, i Ministri e docenti della Cattolica Lorenzo Ornaghi, Piero Giarda e Renato Balduzzi. Presenti anche numerose autorità civili e militari, oltre al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Questa prima sessione del convegno, che è stata quella a cui hanno presenziato Napolitano e le altre autorità, si è svolta nell’Aula Magna dell’Università. Nella successiva giornata del 15 maggio, in mattinata si sono succeduti gli interventi di Giuseppe Langella, “Letteratura e Risorgimento”; di Cinzia Bearzot, “Dall’Italia all’Italia”; di Giuseppe Zecchini, “L’Italia romana”; di Maria Pia Rossignani, “Il progetto di unificazione culturale dell’Italia augustea”; di Silvia Lusuardi Siena, “La corona di Agilulfo e l’ ‘unità’ mancata del regno longobardo in Italia”; di Giancarlo Andenna, “L’Italia negli scritti delle Cancellerie del quattrocento”. Ha presieduto questa sessione del mattino Mirella Ferrari. Nel pomeriggio del giorno 15 si sono svolti gli interventi di Emanuele Pagano, “L’eredità napoleonica nello Stato unitario”; di Enrico Elli, “L’idea di nazione nella storiografia letteraria dell’ottocento”; di Gianluca Potestà, “Profetismo, martirio, santità. Modelli e conflitti del Risorgimento”; di Franco Pizzolato, “Motivi dell’immaginario religioso nella letteratura minore del Risorgimento”; di Maria Pia Alberzoni, “I patroni d’Italia. Modelli di santità e identità italiana”; di Giuseppe Lupo, “L’identità dei vinti”. Ha presieduto questa sessione pomeridiana Alessandro Ghisalberti. Entrambe le sessioni del giorno 15 si sono svolte nella Cripta dell’Aula Magna dell’Università. Il 16 maggio gli interventi si sono tenuti nel corso della mattinata e sono stati quelli di Francesco Botturi, “Umanesimo linguistico e filosofia civile. Il sentiero interrotto della filosofia italiana”; di Massimo Marassi, “Filosofia italiana e identità nazionale”; di Francesco Tedeschi, “L’idea e l’immagine dell’Italia nell’arte contemporanea”; di Guido Lucarno, “L’Italia nella cultura geografica italiana”; di Ruggero Eugeni e Elena Mosconi, “Cronaca familiare e identità culturale nel cinema italiano”; di Giorgio Simonelli, “La televisione, il tempo degli italiani”; di Chiara Giaccardi, “Comunicare l’identità italiana”. Ha presieduto questa ultima sessione Giuseppe Frasso. Anche tale sessione si è svolta nella Cripta dell’Aula Magna dell’Università. Il numero degli interventi e l’ampiezza dei temi trattati hanno dunque caratterizzato questo importante convegno, nel corso del quale la vicenda del nostro sorgere a nazione è stata inquadrata in un contesto storico di ampio respiro e non limitato ai pochi decenni nei quali il Risorgimento italiano si è concretamente sviluppato e concluso nel diciannovesimo secolo. La scelta di allargare il nostro processo formativo statuale ad elementi generalmente poco considerati ai fini dell’effettivo esito politico, militare e diplomatico dell’Italia unita e indipendente, quali quelli trattati negli interventi sopra riportati, ha favorito una visione del Risorgimento italiano tendente a valorizzare il senso di un processo formativo nazionale nel quale gli elementi di condivisione tra l’essere cattolici e l’essere italiani sono apparsi prevalenti rispetto a quelli di contrapposizione. Una tesi senz’altro rassicurante, non solo riguardo al nostro passato ma anche riguardo al nostro futuro. Difficile non dire bene di un’iniziativa di questa levatura, di indubbio spessore culturale e scientifico, tendente a porsi come suggello qualificato e significativo di un periodo durato quasi due anni, dal settembre 2010 sino ad oggi, nel quale l’Italia e gli italiani, attraverso le partecipatissime ed esemplari celebrazioni del 150° anniversario della loro unità e della loro indipendenza, hanno ripreso saldamente in mano il filo della loro storia e della loro identità di popolo, di nazione e di tradizioni, scrollandosi di dosso le stupidaggini separatiste leghiste, le melodrammatiche geremiadi meridionaliste, i velenosi revanscismi delle periferie integraliste cattoliche. Può forse colpire, soprattutto da un punto di vista laico, che questo messaggio di coesione e appartenenza comune, espresso con tanta determinazione alla presenza del Capo del nostro Stato, sia giunto da una sede come l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e non da altre sedi meno confessionali. In tal senso non sono mancati sulla stampa commenti e interrogativi. Forse però certi laici dovrebbero riflettere non soltanto sulla beatificazione, piuttosto contrastata anche oltre Tevere, di Giovanni Maria Mastai Ferretti ma anche su quella, oggi sempre più significativa per gli italiani, di Antonio Rosmini.

 

Foto 1: il Presidente della Repubblica accolto al suo arrivo all’Università Cattolica dal cardinale Luigi Tettamanzi, da Franco Anelli e da Angelo Bianchi.

Foto 2: il Capo dello Stato entra in Cattolica con Franco Anelli, Piero Giarda e Roberto Formigoni.

Foto 3: Lorenzo Ornaghi dà il benvenuto a Giorgio Napolitano.

Foto 4: Giorgio Napolitano saluta Andrea Riccardi.

Foto 5: il Presidente della Repubblica con Francesco Traniello e Agostino Giovagnoli.

Foto 6: il Capo dello Stato con Franco Anelli, mentre sfoglia il libro donatogli dal Prorettore Vicario della Cattolica.

Documento 1: il saluto del cardinale Dionigi Tettamanzi.

Documento 2: il saluto di Franco Anelli.

Documento 3: l’introduzione di Angelo Bianchi.




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28 aprile 2012
Risorgimento scomunicato

Il 28 aprile 2012 è stato presentato a Firenze, presso il centro culturale Vermigli e con la collaborazione della Libreria Claudiana, il volume “Risorgimento scomunicato” di Vittorio Gorresio. La presentazione, che ha avuto come relatore il prof. Domenico Maselli, ha riguardato la nuova edizione del libro di Gorresio ad opera della casa editrice La Zisa di Palermo. Pubblicato per la prima volta nel 1958 dall’editore fiorentino Parenti, il testo di Gorresio comprende la serie dei suoi scritti apparsi su Il Mondo e dedicati alle origini dei contrastati rapporti tra Stato e Chiesa nel Risorgimento. Si tratta di un libro molto critico verso l’intransigenza clericale del tempo, che si oppose alla laicizzazione del Regno di Sardegna e quindi alla formazione di uno Stato italiano unitario, non soggetto all’autorità pontificia, politica o morale che fosse. E’ uno dei temi scomodi della nostra storiografia e la produzione editoriale, nell’ultimo secolo e mezzo, è stata in proposito tanto sconfinata quanto aspramente divisa. Le passate celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, per lo meno nelle loro forme più ufficiali e nelle loro manifestazioni più rilevanti, sono state orientate a sottacere o comunque a minimizzare la drammaticità di quei contrasti, anche alla luce di un contesto istituzionale e culturale oggi guidato da logiche di opportuna tacitazione reciproca piuttosto che di imbarazzante esplicitazione storica. Ciò non ha impedito, tra le pieghe di tali celebrazioni e rassicurazioni bilaterali, il manifestarsi di talune iniziative locali, dall’uno o dall’altro punto di vista, caratterizzate da forti polemiche e recriminazioni. L’attualità del pensiero di Gorresio consiste anche nella capacità di questo autore di interpretare storicamente degli eventi che hanno contribuito a condurre l’Italia e gli italiani alla situazione presente. Nato a Modena nel 1910 da famiglia piemontese, Vittorio Gorresio fu inviato speciale e corrispondente di guerra per Il Messaggero di Roma. Fu poi tra le firme più autorevoli del quotidiano Risorgimento Liberale, diretto da Mario Pannunzio, con il quale collaborò anche dalle pagine del settimanale Il Mondo. Scrisse numerosi saggi storici ottenendo importanti riconoscimenti. Nel 1980 vinse il Premio Strega con “La vita ingenua”. Lavorò fino alla sua scomparsa nel 1982, curando la rubrica “Taccuino” per La Stampa di Torino. Questa riedizione di “Risorgimento scomunicato” è corredata dalla prefazione di Gianni Vattimo. Domenico Maselli, che ha presentato il volume, è stato docente di Storia presso l’Università di Firenze e deputato al Parlamento. Per informazioni sulla casa editrice La Zisa: www.lazisa.it.

 

Foto 1: la copertina del libro di Vittorio Gorresio “Risorgimento scomunicato”.





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03 dicembre 2011
Mostra "Figli d'Italia" al Museo degli Innocenti di Firenze

Tra le battaglie combattute per l’unità e l’indipendenza dell’Italia, ce n’è stata una che non si è svolta sui terreni di guerra ma negli orfanatrofi, nei brefotrofi e negli enti assistenziali del nuovo Stato italiano che, dal 1861 in poi, hanno raccolto, allevato e formato un’infanzia derelitta ma non per questo meno degna di essere materialmente soccorsa e moralmente restituita alla propria dignità. Una battaglia non meno difficile, un impegno non meno arduo. “Figli d’Italia, gli Innocenti e la nascita di un progetto nazionale per l’infanzia (1861-1911)” è il titolo della bella mostra che racconta la storia, in realtà oggi poco nota e stranamente sottaciuta, dell’accoglienza data ai bambini abbandonati a Firenze, Milano, Venezia, Napoli e Bologna nel primo cinquantennio del nostro Stato nazionale, una storia che, attraverso le nuove politiche unitarie italiane a favore dell’infanzia più sfortunata, testimonia lo sforzo immane compiuto dall’unità in poi per tutelare gli infanti e i fanciulli in difficoltà, nella consapevolezza di un compito sociale pubblico di drammatica urgenza e di assoluta necessità. L’Istituto degli Innocenti di Firenze, che ha contribuito a questa importante mostra insieme ai Martinitt e alle Stelline di Milano e ad altre istituzioni assistenziali veneziane, napoletane e bolognesi, celebra in modo davvero interessante il 150° dell’unità d’Italia, portando alla luce parte delle sue immense documentazioni d’archivio e mostrando le vicende dei ragazzi accolti, spesso come esposti, così come le risposte che seppero dare questi enti italiani presenti sulla penisola, dopo la formazione del nuovo Stato, in termini di cura, educazione e tutela. Non si trattò di semplice opera caritativa. Fu un intendimento, in massima parte realizzato e svolto con ammirevole capacità, fattivamente rivolto a fornire a innumerevoli giovani gli strumenti necessari per non essere solo degli assistiti e degli alunni ma per diventare anche dei cittadini e, come tutti i loro coetanei più fortunati, dei “figli d’Italia”. Un impegno civile forte, netto, che fa riflettere in tempi come i nostri, educativamente (e non solo) così confusi. Molto belle le fotografie delle Collezioni Alinari e degli archivi storici degli istituti partecipanti. Gli spazi espositivi sono quelli del Museo degli Innocenti, nei luoghi in cui a Firenze, sin dal ‘400, si cerca di dare accoglienza all’infanzia abbandonata, in piazza Santissima Annunziata 12. Si tratta dell’edificio dello storico Ospedale, progettato e realizzato da Filippo Brunelleschi, che ne fece un esempio mirabile di architettura rinascimentale. La struttura ha continuato, col passare dei secoli, ad essere arricchita dal contributo di insigni artisti e rappresenta, già di per se’, un luogo di forte richiamo culturale. La mostra, inaugurata il 3 dicembre 2011, è rimasta aperta fino al 18 marzo 2012. Molto valido il Catalogo di Alinari 24 Ore Editore. Per informazioni: www.mudi.firenze.it e www.istitutodeglinnocenti.it, indirizzo mail museo@istitutodeglinnocenti.it.

 

Documento 1: la cartella stampa della mostra, molto ricca ed esaustiva.

Documento 2: selezione fotografie.

Documento 3: scheda sintetica della mostra.




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01 dicembre 2011
Presentazione del nuovo libro di Giorgio Napolitano all'Università "La Sapienza" di Roma

Giovedì 1° dicembre, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è stato presentato il libro del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”. Il Presidente ha partecipato all’evento, senza però intervenire direttamente, mostrando anche in questa occasione la sua sobrietà e la sua assenza di protagonismo. La presentazione è durata circa un’ora, nel corso della quale sono brevemente intervenuti Luigi Frati, rettore dell’Università “La Sapienza”; Paolo Mieli, giornalista e presidente della RCS Libri; Giuliano Amato, presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani; Giuseppe Galasso, professore emerito di Storia Medievale e Moderna all’Università “Federico II” di Napoli; Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Interazione; Giovanni Sabbatucci, ordinario di Storia Contemporanea all’Università “La Sapienza”. Numerose le autorità presenti, tra le quali il Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, Walter Veltroni, Nicola Zingaretti, l’ex capo della Polizia De Gennaro, il cardinal Silvestrini, Gianni Letta e alcuni ministri del governo Monti. L’Aula Magna era gremita da un pubblico molto attento e partecipe, che ha voluto testimoniare al Presidente il proprio affetto e il proprio apprezzamento. Accalcati a fianco del palco parecchi giornalisti e fotografi, in parte stranieri, a riprova dell’interesse internazionale che la figura di Giorgio Napolitano suscita anche oltre confine. Tutti in piedi ad applaudire lungamente il Presidente quando questi è apparso in sala, accompagnato dal ministro Andrea Riccardi. La Società Nazionale ha partecipato all’incontro, attraverso la propria delegazione del Lazio e con la presenza del delegato della Lombardia. Al termine della presentazione è stato proiettato un filmato dal titolo “Una storia italiana. Centocinquant’anni di Unità”, prodotto dal dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale dell’Università “La Sapienza”. Alla fine, il Presidente si è brevemente intrattenuto con i ragazzi del dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale e poi ha lasciato, con molta discrezione e senza particolari cerimonie, l’Aula Magna dell’Università. Si è avuta in questa occasione la riprova di quanto Giorgio Napolitano sia diventato un’icona pubblica in grado di unire e motivare, in uno scenario politico afflitto da divisioni e demotivazioni, grazie alla propria coerenza e alla propria credibilità personale, prima ancora che istituzionale. A detta di molti osservatori politici, italiani e stranieri, la sua saggezza e la sua autorevolezza hanno evitato all’Italia situazioni ancora peggiori rispetto a quelle in cui una certa gestione della cosa pubblica ha purtroppo condotto il paese. Sabato 3 dicembre, due giorni dopo questa presentazione del suo libro all’Università “La Sapienza”, il New York Times, in un articolo di Rachel Donadio (dedicato al “Saturday Profile” del giornale), lo ha definito “Re Giorgio”, per il suo prezioso ruolo super partes e per il suo forte carisma. Questo l’inizio dell’articolo: “Some have taken to calling him simply ‘Re Giorgio’, or King George, for his stately defense of Italian democratic institutions and the outsize albeit behind-the-scenes role he played in the rapid shift from the cinematic government of Silvio Berlusconi to the technocratic one of Mario Monti”. Viene poi sottolineato come Giorgio Napolitano sia oggi, senza voler togliere nulla all’apprezzabile governo di Mario Monti, il vero garante della stabilità politica ed economica dell’Italia. Si evidenzia inoltre come il tasso di popolarità del Presidente sia oggi probabilmente il più alto tra quelli degli statisti dei paesi democratici: addirittura l’80%, contro il 20% di Silvio Berlusconi nelle sue ultime settimane di governo. Giorgio Napolitano “incarna un’Italia diversa, un’Italia di virtù civiche”. Proprio il confronto con il precedente Presidente del Consiglio ha evidenziato la sua capacità di farsi interprete non solo della “pancia degli italiani”, per dirla con Beppe Severgnini, ma anche di altre parti a cui gli italiani non hanno ancora rinunciato: la testa e il cuore. La rivista “Wired”, nell’edizione italiana, ha scelto il nostro Presidente come “uomo dell’anno” per aver dimostrato “una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà”. Una realtà che per gli italiani non si identifica più soltanto con l’etica del consumismo esasperato, con l’estetica avvilente delle televisioni commerciali, con il modello attitudinale del furbo, del faccendiere e dell’evasore fiscale, con la politica dell’insulto, del mercimonio e della volgarità. Giorgio Napolitano impersonifica sempre di più il bisogno di legalità, il freno alla sbracatura, il rispetto della decenza che gli italiani hanno iniziato a richiedere alla propria classe politica e, cosa di non poco conto, anche a loro stessi. Il fatto che le aspettative di cambiamento del popolo italiano si stiano concentrando su un vero politico come Giorgio Napolitano e non su qualche demagogo dell’anti-politica, è un segno di maturità e di civiltà di questo bistrattato ma ancora degnissimo popolo. In Italia basta chiedere a qualsiasi persona si incontri, al cosiddetto “uomo della strada”, per rendersi conto di quanto in questo momento gli italiani vedano in Giorgio Napolitano l’esponente delle istituzioni maggiormente in grado di tracciare la via d’uscita e di salvezza dai disastri politici, economici, sociali e, non a caso, anche etici e morali degli ultimi anni. Beninteso, con l’eccezione di quelli che dichiarano di voler cambiare l’art. 5 della nostra Costituzione per rendere l’Italia “divisibile” e che sono abbondantemente stipendiati da uno Stato a cui hanno giurato fedeltà e verso il quale non perdono occasione di dimostrarsi spergiuri. Questo libro del Presidente della Repubblica contiene molti insegnamenti e lascia intravedere una possibilità di speranza. Ed oggi la speranza degli italiani è che, dopo aver toccato il fondo, l’Italia riesca a risollevarsi. Anche grazie a “Re Giorgio”. Siamo stati costretti a tornare ai tempi di Ettore Fieramosca ed ora occorre dimostrare a tutti i Guy de La Motte, per i quali siamo solo quelli delle corna, dei baci all’anello e dei cucù, che noi italiani, si tratti di spade o di spread, sappiamo batterci.

 

Foto 1: la copertina del libro di Giorgio Napolitano “Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia”.

Foto 2 e 3: due immagini di Giorgio Napolitano durante le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia.





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24 novembre 2011
Serie di incontri "Biografie per immagini"

Giovedì 24 novembre alle 17,30 è iniziata la serie di incontri culturali organizzati a Crema da Severina Donati, dal titolo “Biografie per immagini”. Gli incontri si svolgono presso il Palazzo Donati, in via Marazzi 7. Severina Donati è un’apprezzata pittrice e artista che si è affermata nel campo delle arti figurative e che unisce a questa attività la passione per gli studi storici, in particolare per le ricerche riguardanti la storia locale. E’ laureata in scienze politiche con successiva idoneità all’insegnamento in psicologia sociale e pubbliche relazioni. Nel realizzare questa serie di eventi, il suo obiettivo è di ricordare i personaggi storici che hanno avuto rapporti con Palazzo Donati, attraverso la proiezione di immagini dal contenuto fedelmente documentato, dedicando ogni evento ad uno specifico protagonista. L’idea è di collegare ogni personaggio all’animus di questo palazzo, a quello che gli antichi definivano il suo genius loci. Una serie di incontri, dunque, basati soprattutto sulle immagini, molto rigorosi dal punto di vista storiografico ma anche suggestivi per il loro radicamento nel patrimonio immateriale del luogo in cui si svolgono. La prima iniziativa è stata dedicata al conte Enrico Martini, diplomatico e uomo politico, più volte deputato al parlamento italiano, uno dei patrioti che contribuirono coraggiosamente, con il loro operato, all’unità e all’indipendenza dell’Italia. La Provincia di Cremona e il Comune di Crema hanno concesso all’evento il proprio patrocinio, attraverso i competenti Assessorati. Nel 2011, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia, la Provincia di Cremona, soprattutto attraverso la prof.ssa Paola Orini, e il Comune di Crema, soprattutto attraverso l’arch. Paolo Mariani e il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Agazzi, hanno favorito in più occasioni, con la concessione del patrocinio e con il loro supporto, iniziative mirate alla conoscenza e alla rivalutazione della figura e dell’opera di Enrico Martini. Per informazioni: donati.sev@libero.it e www.palazzodonaticrema.com. Su Enrico Martini si veda anche la Sezione Personaggi di questo sito.

 

Documento 1: l’invito all’incontro su Enrico Martini, primo della serie “Biografie per immagini”.

Documento 2: l’articolo sul Piccolo Giornale del Cremasco dell’11 novembre 2011.

Documento 3: l'articolo sul Nuovo Torrazzo del 19 novembre 2011.
Documento 4: l'articolo sul Nuovo Torrazzo del 26 novembre 2011.
Documento 5: l'articolo su Primapagina del 2 dicembre 2011.
Documento 6: profilo biografico di Enrico Martini.




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15 novembre 2011
Congresso "1861-1871 - Il Nuovo Stato"

Martedì 15 e mercoledì 16 novembre 2011 si è svolto a Roma, presso il Palazzo Salviati, l’importante congresso “1861-1871 – Il Nuovo Stato”, organizzato dalla Commissione Italiana di Storia Militare (CISM) e patrocinato dall’Università degli Studi di Roma La Sapienza, con la collaborazione della Società Italiana di Storia Militare (SISM). Il decennio che inizia con la nascita dello Stato italiano, il 17 marzo 1861, e che termina con la breccia di Porta Pia e con il conseguente trasferimento della capitale a Roma costituisce un periodo cruciale e determinante per l’Italia. E’ soprattutto in questi anni infatti che il nuovo ordinamento nazionale deve dimostrare le sue reali capacità, innanzitutto di sopravvivenza e quindi, tra innumerevoli difficoltà e drammatici contrasti, di consolidamento e di effettiva realizzazione delle proprie istituzioni, tanto all’interno dei nuovi confini, quanto in ambito internazionale. Questo convegno scientifico ha approfondito i principali nodi politici, giuridici, militari e culturali del primo decennio di vita del nostro Stato, un arco temporale breve ma decisivo, nel quale gli italiani hanno dovuto e saputo dare prova di poter diventare un’importante nazione europea, dopo il pregiudizievole e doloroso susseguirsi di dominazioni straniere e invasioni nemiche sul territorio della penisola. Se si pensa ai normali tempi storici nei quali le moderne realtà statali si formano e si compiono, non possono non lasciare stupiti e ammirati l’enorme sforzo e l’eccezionale capacità realizzativa con cui in brevissimo tempo vengono strutturate le istituzioni politiche italiane, organizzata la pubblica amministrazione, potenziata la forza militare dell’Esercito e della Marina, avviate riforme economiche fondamentali, sviluppata la politica estera. Questo fortissimo impegno in termini di risorse umane, culturali e materiali è alla base della politica dei governi della Destra storica, che assicura l’Italia agli italiani e che ci consente oggi di essere una nazione unita e indipendente. La Commissione Italiana di Storia Militare ha sede a Roma, presso il Ministero della Difesa, a Palazzo Moroni, in Salita San Nicola da Tolentino, 1/B. Per informazioni: telefono 06.4691.3769, oppure 06.4691.3398; fax 06.4691.2159; mail quinto.segrstorico@smd.difesa.it; sito www.difesa.it.


Foto 1 e 2: presentazione del Congresso.
Documento 1: nota informativa.
Documento 2: programma dei lavori.



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12 novembre 2011
Restaurato a Crema il monumento a Giuseppe Garibaldi

E’ terminato il restauro del monumento a Giuseppe Garibaldi, collocato nell’omonima piazza di Crema. Sabato 12 novembre 2011 si è svolta la cerimonia con la quale la statua è stata scoperta e restituita alla cittadinanza, dopo i mesi in cui l’impalcatura protettiva l’aveva isolata dall’ambiente circostante. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Araldo” ed è stata finanziata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Brescia, dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona e dalla Banca Cremasca di Credito Cooperativo. Il progetto di restauro è stato compiuto da Veronica Moruzzi e Francesca Ce’, mentre Gabriele Costi dello Studio Moruzzi di Crema ha curato la direzione dei lavori. L’autore della statua è Francesco Barzaghi, che ha dato a Crema altre opere pregevoli, come la statua di Vittorio Emanuele II e il busto di Pietro Donati. Il monumento fu inaugurato il 6 settembre 1885, tre anni dopo la morte di Garibaldi. Il Presidente dell’associazione “Araldo”, il Cav. Mario Cassi, ha fortemente voluto questa operazione di restauro ed è riuscito a inserirla nel calendario delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità e dell’indipendenza d’Italia. Per maggiori informazioni sull’associazione ”Araldo”: www.araldo-crema.org. Riguardo alla visita di Garibaldi a Crema nel 1862, si veda in questa Sezione Notizie del sito, nella parte “Il Nuovo Torrazzo: competenza e obiettività”, l’articolo di don Giuseppe Degli Agosti “Garibaldi a Crema”, pubblicato sul numero del 16 aprile 2011 del settimanale cremasco. Quando il monumento a Giuseppe Garibaldi fu realizzato, i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica erano molto diversi dagli attuali. Proprio Garibaldi era stato uno dei personaggi più anticlericali del Risorgimento. E’ a questo contesto storico che fa riferimento il Direttore del “Nuovo Torrazzo”, don Giorgio Zucchelli, nell’articolo apparso sulla prima pagina dell’apprezzato settimanale cremasco il 5 novembre 2011. In effetti è vero che Garibaldi ha il berretto in mano e non punta la pistola come al Gianicolo. Questo tranquillizzò don Luigi Valdameri nel 1885, che rassicurò i suoi parrocchiani dicendo “Tranquilli: danànc al Signur Garibaldi al ga caàt al capèl!”. Del resto, a diciotto anni da Mentana e a quindici da Porta Pia, il Generale poteva anche rilassarsi un poco. Beninteso, il 33° impugna la sciabola con il battisasso del fodero in avanti e non nella normale postura all’indietro, cosa che Barzaghi segnalò a chi non si concentrava solo sul berretto: di fronte c’è il campanile di San Benedetto. Per cui, quando diciamo “Caro Garibaldi, non arrabbiarti. Ti abbiamo perdonato tutto da tempo”, siamo proprio sicuri che lui abbia perdonato? Tranquilli: l’arma che punta in avanti è spezzata e, per ora, non è stata restaurata.

 

Foto 1: veduta della piazza Garibaldi a Crema con il monumento restaurato.

Foto 2: la statua e il suo nuovo basamento.

Foto 3: il Generale e la dedica dei cremaschi nel 1885.

Foto 4: il fregio sul lato destro.

Foto 5: il fregio sul lato sinistro.

Foto 6: Garibaldi e il campanile di San Benedetto.

Documento 1: l’invito all’inaugurazione del 12 novembre 2011.

Documento 2: l’articolo pubblicato in prima pagina sul Nuovo Torrazzo del 5 novembre 2011.
Documento 3: l'articolo pubblicato su Cremaonline il 14 novembre 2011.
Documento 4: l'articolo pubblicato su Primapagina il 18 novembre 2011.
Documento 5: l'articolo pubblicato sul Nuovo Torrazzo il 19 novembre 2011.





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07 ottobre 2011
Alle Porte d'Italia

La Regione Piemonte, la Provincia di Torino e un gruppo di Comuni, tra i quali quello di Pinerolo, stanno realizzando il progetto Alle Porte d'Italia, che comprende un programma ricco di iniziative per le celebrazioni del 150° anniversario dell'unità d'Italia. Numerosi eventi si sono già svolti nel corso del 2011, suscitando molto interesse e riscuotendo un grande successo di pubblico. A settembre e ottobre erano previste anche due iniziative organizzate dal Museo Storico dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo:

1) venerdì 16 settembre 2011 si è svolta la conferenza del generale Alberico Lo Faso di Serradifalco sul tema La cavalleria sardo-piemontese nella seconda guerra di indipendenza;

2) venerdì 7 ottobre 2011 si è svolta la conferenza del prof. Aldo Alessandro Mola sul tema L'esercito del Risorgimento da Novara al Regno d'Italia.

Per maggiori informazioni sul Museo Storico dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo: www.museocavalleria.it.

 

Documento 1: la presentazione del progetto Alle Porte d'Italia.

Documento 2: il programma delle iniziative del Comune di Pinerolo.

Documento 3: il programma delle iniziative dei Comuni di Bricherasio, Cavour, Frossasco, Macello e San Secondo di Pinerolo.




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20 settembre 2011
Roma celebra la breccia di Porta Pia

Il 20 settembre 2011 la città di Roma ha celebrato la breccia di Porta Pia, l’evento che ha portato a conclusione il nostro Risorgimento con la conquista della città eterna da parte di noi italiani. Numerose sono state le commemorazioni in occasione di questo 141° anniversario della storica breccia, che portò alla istituzione di Roma capitale, sancita ufficialmente pochi mesi dopo, nel febbraio del 1871. Quest’anno la celebrazione ha assunto un significato particolare, trattandosi del 150° anniversario dell’unità d’Italia. In mattinata il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha deposto una corona di alloro davanti alla lapide monumentale che ricorda questo avvenimento così importante per la nazione italiana. Presso il Monumento alla Breccia, questa cerimonia ha rappresentato, tra l’altro, una risposta forte e chiara a tutte le voci che da tempo tentano inutilmente di gettare il discredito su questo fatto storico, sulla nostra capitale e più in generale sul nostro Risorgimento. Sono intervenuti alla cerimonia anche Renata Polverini, Presidente della Regione Lazio, il generale Antonino Torre, consigliere capitolino, e molte autorevoli personalità delle associazioni combattentistiche e d’arma. Gli interventi di Gianni Alemanno e degli altri esponenti delle nostre istituzioni sono stati fortemente apprezzati dal numeroso pubblico presente a Porta Pia, proveniente da diverse parti d’Italia. Era presente una rappresentanza della Società Nazionale, guidata dalla delegazione del Lazio. Piuttosto esplicite sono state le affermazioni di Renata Polverini: «La breccia è l’ultimo gesto significativo che, grazie ai bersaglieri, conclude l’unificazione del Paese e fa sì che Roma ne sia la capitale. In un momento in cui ci sono spinte che troppo spesso tentano di screditare la capitale e i suoi territori, la nostra presenza ancora una volta conferma che invece Roma è la capitale del nostro Paese e che deve mantenere la dignità di capitale, contro ogni spinta contraria». «Oggi più che mai siamo qui, con convinzione, per dire che Roma è la capitale intorno alla quale tutti i territori del nostro paese devono sentirsi stretti. Certi nostri colleghi di altri territori, molto spesso, usano parole improprie in un momento in cui c’è bisogno, ancora di più, di un Paese unito e compatto, per rispondere a una crisi che rischia di non dare un futuro alle giovani generazioni». In riferimento alla Lega e alle sue iniziative “anti-romane”, tra le quali la più recente è stata quella di annunciare un referendum per la secessione, Renata Polverini ha affermato: «Ormai ci siamo abituati, è triste dirlo. Ma credo che non impressioni più nemmeno tanto la gente. Ci sono momenti un poco folkloristici, che però non cambiano, per fortuna, l’aspetto istituzionale di questo Paese». Successivamente è stato scoperto al Gianicolo il pannello illustrativo del Faro degli Italiani d’Argentina, nel 100° anniversario della sua realizzazione. Il Faro fu realizzato con il contributo degli italiani emigrati in Argentina, come omaggio alla città di Roma nel suo ruolo di capitale dello Stato unitario. Infine in serata, al Ghetto, Gianni Alemanno ha presenziato con altre autorità militari e civili al concerto della Fanfara dei bersaglieri dell’urbe, diretta da Silvano Curci, per ricordare l’abbattimento delle porte del rione, avvenuto con l’arrivo dei bersaglieri.

Foto 1: Porta Pia, la facciata interna.

Foto 2: struttura di Porta Pia vista dal lato esterno.

Foto 3: la breccia di Porta Pia in una foto d'epoca.

Foto 4: la lapide collocata a Porta Pia, con l’iscrizione dei nomi degli italiani caduti nel combattimento del 20 settembre 1870.

Foto 5: particolare dell'affresco raffigurante il maggiore Giacomo Pagliari, di origini cremonesi, colpito a morte mentre guidava a Porta Pia il suo battaglione di bersaglieri, Museo Torre di San Martino della Battaglia (l'autore è probabilmente il pittore Frizzoni di Bergamo).
Foto 6: un cimelio appartenente alle Collezioni dei Musei Civici di Cremona, consistente in alcune ciocche dei capelli del maggiore Giacomo Pagliari, "recisi sulle ancor tepide tempie dal suo già luogotenente", Benedetto Plebani.




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17 settembre 2011
Il F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano) ricorda Cristina Trivulzio di Belgiojoso

Sabato 17 settembre si è svolta a San Fiorano, in provincia di Lodi, presso il Giardino della Villa Pallavicino Trivulzio, un’iniziativa del F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano) per ricordare il personaggio di Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871). L’evento ha avuto inizio alle ore 17. Si è trattato di una drammatizzazione liberamente ispirata alla biografia di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, intesa a riproporre questa figura femminile affascinante e al tempo stesso controversa per i suoi comportamenti anticonvenzionali. Cristina è stata una delle donne più celebri del nostro Risorgimento. Coinvolta a più riprese nella lotta per l’indipendenza d’Italia, si è fatta portatrice di istanze patriottiche caratterizzate da coraggiose aperture sociali ed è stata spesso considerata un’anticipatrice delle successive campagne per l’emancipazione femminile. Soprattutto nei drammatici momenti della difesa della Repubblica Romana, Cristina dimostrò doti di coraggio e dedizione alla causa nazionale che furono di esempio a molte italiane nel periodo risorgimentale. Nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, il F.A.I. ha lodevolmente promosso questo evento, scegliendo non a caso come luogo la Villa Pallavicino Trivulzio e celebrando l’avventurosa principessa attraverso la propria Delegazione di Lodi e Melegnano. Le voci recitanti sono state di Vanda Bruttomesso e Antonio Zanoletti. Al pianoforte Alessandro Beltrami. Il programma autunno/inverno 2011/2012 della Delegazione di Lodi e Melegnano del F.A.I. comprende altre interessanti iniziative. Per maggiori informazioni: F.A.I. Lombardia Segreteria Regionale, telefono 02.76002503, fax 02.76311284, mail delegazionefai.lodimelegnano@fondoambiente.it. Si veda anche il sito www.fondoambiente.it.

 

Foto 1: Francesco Hayez, Ritratto di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, 1832, cm 136 x 101, Firenze, Collezione Privata.

Foto 2: V. Vidal, Ritratto di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, carboncino acquerellato, Torino, Collezione del marchese C. Valperga di Masino e di Caluso. 




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09 settembre 2011
Massoneria e Chiesa cattolica nel Risorgimento
Venerdì 9 settembre 2011, con inizio alle ore 21, si è tenuto a Crema un incontro con il Prof. Massimo Introvigne sul tema "I rapporti tra la Chiesa cattolica e la Massoneria italiana durante il Risorgimento". L'evento si è svolto presso la Sala dell'antico Palazzo Vimercati, oggi sede della Provincia a Crema, in via Matteotti 39. Il Prof. Massimo Introvigne (Roma, 14 giugno 1955) è un sociologo, filosofo e scrittore molto noto in Italia e all'estero. E' il fondatore e il direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR), una rete internazionale di studiosi dei nuovi movimenti religiosi nel mondo. Nel 2011 è stato nominato dall'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) Rappresentante per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un'attenzione particolare alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni. E' un componente della sezione di Sociologia della Religione dell'Associazione Italiana di Sociologia ed è autore di oltre sessanta libri, tra i quali l'Enciclopedia delle religioni in Italia, e di centinaia di articoli nel campo della sociologia delle religioni. Per maggiori informazioni sul Prof. Massimo Introvigne, si veda il sito www.massimointrovigne.com. L'argomento della sua relazione è tra i più dibattuti della nostra storia risorgimentale. La scelta di coinvolgere su un tema così stimolante uno studioso di chiara fama come il Prof. Massimo Inrovigne, uomo di sicura fede cattolica ma al tempo stesso esperto tra i più preparati sulla storia della Massoneria,  ha consentito al pubblico intervenuto alla serata di partecipare ad un'iniziativa di notevole qualità culturale e di sicuro interesse. L'incontro è stato organizzato dall'Associazione degli ex Alunni del Liceo Ginnasio "Alessandro Racchetti" di Crema. Per maggiori informazioni su questa Associazione di veda il sito www.exalunniracchetti.it.

Foto 1: Massimo Introvigne.
Documento 1: l'articolo pubblicato da La Provincia l'11 settembre 2011.
Documento 2: l'articolo pubblicato da Primapagina il 16 settembre 2011.
Documento 3: l'articolo pubblicato da Il Nuovo Torrazzo il 17 settembre 2011.



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07 agosto 2011
I sette fratelli Brunetta d'Usseaux

Domenica 7 agosto 2011, a partire dalle ore 11, si è svolta ad Usseaux, in Val Chisone, la cerimonia di commemorazione dei sette fratelli Brunetta d’Usseaux, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. Nell’occasione, l’Amministrazione Comunale di questo antico borgo pinerolese, con il contributo della Regione Piemonte, ha inaugurato la Sala Museale dedicata alla famiglia d’Usseaux, uno spazio pubblico adibito stabilmente a raccolta di cimeli, riproduzioni di immagini d’epoca, scritti storici ed oggetti riguardanti questa importante famiglia, con particolare riferimento ai sette fratelli che furono impegnati nelle campagne risorgimentali. Hanno meritoriamente concorso all’organizzazione dell’iniziativa la Biblioteca di Pinerolo ed il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo. Presente per la famiglia la prof.ssa Francesca Brunetta d’Usseaux, docente alla Facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Genova. L’evento ha compreso, nel pomeriggio, una rappresentazione della storia dei Brunetta d’Usseaux da parte della compagnia teatrale C.A.S.T. di Torino. Molto interessante il materiale esposto nella nuova Sala Museale (o “Punto Museo”) e ben riuscita la rievocazione delle imprese di questa vera e propria “stirpe guerriera”, dalle origini molto antiche. Un ramo familiare, noto allora come “de Brunet”, lasciò nel dodicesimo secolo l’Auvergne per giungere in Savoia e poi, verso la fine del nel tredicesimo secolo, si stabilì a Pinerolo. Qui i de Brunet, poi Brunetta, diedero per alcuni secoli personalità militari di spicco alle istituzioni succedutesi in questa parte del Piemonte, dai principi di Acaja ai duchi di Savoia. Nel 1734 Giovanni Battista Brunetta fu investito da Carlo Emanuele III del feudo di Usseaux, allora strategico per la sua posizione geografica e militare, e divenne il primo conte di questo tratto della Val Chisone, legando il proprio nome a quello del territorio e del suo principale centro abitato. I fratelli che combatterono nelle guerre per l’indipendenza italiana erano figli di Luigi Brunetta d’Usseaux e della contessa Cristina Cotti di Brusasco, di Pinerolo. Militarono in cavalleria, in fanteria, nei bersaglieri e nei carabinieri. Ciascuno di loro diede prova di grande valore sul terreno di guerra. Alcuni furono decorati, altri promossi sul campo. Tutti dimostrarono un coraggio ed un amor di patria ammirevoli. Combatterono insieme a Pastrengo, dando a Carlo Alberto ed ai comandi militari piemontesi un esempio eccezionale di spirito patriottico familiare. Per maggiori informazioni sul Punto Museo e più in generale sulla famiglia Brunetta d’Usseaux, sui suoi componenti e sulla sua storia, si può contattare l’Ufficio Turistico di Usseaux al numero di telefono 0121.884400. L’indirizzo del sito del Comune di Usseaux è www.comune.usseaux.to.it.

 

Foto 1: l’invito alla commemorazione del 7 agosto 2011 riguardante la famiglia Brunetta d’Usseaux.

Documento 1: il calendario delle iniziative organizzate dal Comune di Usseaux per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, conclusesi con questo evento.




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15 luglio 2011
Prima riunione direttiva Società Nazionale

Si è svolta il 15 luglio 2011 a Barge la prima riunione direttiva della Società Nazionale. Definiti i programmi di attività per il prossimo anno, sono stati confermati in via ufficiale gli incarichi ai delegati per il Piemonte (Pinerolo) e la Lombardia (Crema), già di fatto in essere, e sono state assegnate le deleghe per il Friuli (Cividale), la Toscana (Siena) e il Lazio (Roma). Le operazioni di raccolta e impiego saranno condotte dalla delegazione piemontese, quelle culturali e informative dalla delegazione lombarda e quelle riguardanti i rapporti politico-istituzionali dalla delegazione laziale. Per ogni aspetto di rappresentanza giuridica fungerà da elemento di visibilità la delegazione lombarda.

Foto 1: il Castello inferiore di Barge e lo strapiombo sulla gola del torrente Infernotto.
Foto 2: i resti del Castello superiore di Barge, sulla cui cima uno spiazzo erboso e battuto dal vento ospita solo una bandiera italiana e da cui la vista spazia su un panorama eccezionale (nella stagione meno ghiacciata si consiglia di raggiungere queste rovine non dalla strada carrareccia ma dall'impervio sentiero che si snoda in salita tra la vegetazione, passando dalla chiesetta abbandonata di San Giacomo).
Foto 3: il conte di Barge.




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19 giugno 2011
Incontro al Torrione di Pinerolo
Domenica 19 giugno la scrittrice Rosellina Piano, nota per i suoi testi dedicati alla Cavalleria e alla storia italiana, ha tenuto una conversazione riguardante Maria Salasco, personaggio misterioso e affascinante, che con la sua vita anticonformista e le sue avventure al seguito di Garibaldi ha dato un contributo appassionato alle vicende risorgimentali. E' stata un'occasione molto interessante per tutti i partecipanti, che hanno potuto confrontarsi con la scrittrice sulla storia di questa patriota coraggiosa e sull'apporto dato dalla componente femminile al nostro processo risorgimentale. L'evento si è svolto nella magnifica cornice del Torrione di Pinerolo, la dimora storica in cui Maria Salasco trascorse gli anni della giovinezza e che oggi è stata adattata a struttura ricettiva di pregio. Rosellina Piano unisce il rigore dell'indagine storica a una rara capacità di esposizione e di coinvolgimento. Anche per questo è una relatrice da tempo nota e apprezzata. Ricercatrice appassionata e curiosa, è molto attenta alla psicologia dei personaggi indagati e al costume sociale. Ha già pubblicato alcune opere, tra le quali Senza Dote (Alzani, 2005), Cavalleria (Chiaromonte, 2007) e La Città delle Donne (Soletti, 2010). E' coautrice, insieme al marito Maurizio Lanza, dei due volumi Gaspare Bolla. Cavaliere Perdutissimo (Soletti, 2010) e Al galoppo nel cielo. Giulio Palma di Cesnola: tra Caprilli, Baracca e D'Annunzio nei cieli della storia (Soletti, 2010). Da tempo sta studiando il personaggio di Maria Salasco, su cui ha già pubblicato articoli e svolto interventi in presentazioni e convegni di carattere storico. Per maggiori informazioni sul Torrione di Pinerolo www.iltorrione.com.

Foto 1: Rosellina Piano.
Foto 2: copertina dell'ultimo libro di Rosellina Piano, La Città delle Donne, che racconta la storia di numerose figure femminili nella Torino del primo novecento. 
Foto 3, 4 e 5: immagini del Torrione di Pinerolo.
Documenti 1 e 2: materiale informativo sul Torrione e sul suo parco.




18 giugno 2011
Il Nuovo Torrazzo: competenza e obiettività

Sabato 26 febbraio, con un articolo del prof. Vittorio Dornetti intitolato La storia locale unisce, ha avuto inizio la pubblicazione, sul settimanale “Il Nuovo Torrazzo” di Crema, di una serie di approfondimenti dedicati al 150° anniversario dell’unità d’Italia. Nella presentazione dell’iniziativa, la dott.ssa Mara Zanotti, Redattore Editoriale dello storico giornale cremasco, precisava: “Come già annunciato ai nostri lettori, pubblicheremo una serie di articoli dedicati a questa tematica per affrontare, con competenza e obiettività, questo eccezionale passaggio della storia italiana che, di riflesso, vide anche il nostro territorio dare, a diverso titolo, il suo contributo. Analizzeremo anche le conseguenze dell’evento per permettere una riflessione storica ampia e aperta al confronto”. La serie di approfondimenti si è conclusa sabato 18 giugno, con l’articolo del prof. Vittorio Dornetti intitolato “Maria Salasco: patriota e ribelle”. Nell’arco di questi quattro mesi, l’apprezzato settimanale ha consentito ai propri lettori di conoscere meglio fatti e personaggi meritevoli di attenzione e considerazione, favorendo una riflessione storica molto interessante ed opportuna. Anche in questa circostanza il prof. Vittorio Dornetti ha dimostrato una competenza storica notevole, certamente unica nell’ambito della nostra storiografia risorgimentale locale, oltre a capacità non comuni di divulgazione culturale. La sua obiettività è nota a tutti coloro che da tempo apprezzano le sue ricerche e le sue pubblicazioni. Si tratta di uno studioso equilibrato e molto serio, che non ha mai tradito la verità delle fonti d’archivio per il redditizio esercizio del pettegolezzo storico, il quale è sempre foriero non di confronti ma di contrasti. Sono state dunque pienamente mantenute, nei quattro mesi da febbraio a giugno, le promesse di competenza e di obiettività formulate sin dall’inizio dalla redazione editoriale. Il titolo del primo articolo, La storia locale unisce, può quindi suggellare alla perfezione la conclusione positiva e il significato essenziale di questo ottimo ciclo di approfondimenti. Alla direzione e alla redazione de “Il Nuovo Torrazzo” va dunque, anche per questo motivo, il plauso di quanti apprezzano, nella ricerca storica, anche i motivi di possibile condivisione e non solo quelli di voluta contrapposizione, le ragioni della civile κοινέ e non quelle del sulfureo διαβάλλειν.




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04 giugno 2011
Premio Enrico Martini

Il Premio Enrico Martini è stato istituito alcuni anni fa a favore degli studenti frequentanti qualsiasi classe e sezione del Liceo Classico “Alessandro Racchetti” di Crema. Possono concorrere al Premio gli studenti di tutti gli indirizzi nei quali è attualmente differenziata l’offerta formativa di questo Liceo. Il Premio è assegnato allo studente che abbia presentato il miglior elaborato scritto riguardante un personaggio di Crema o del territorio cremasco, distintosi come patriota nel periodo risorgimentale, inteso dal 1815 al 1870, in ambito politico, militare, diplomatico o culturale, a favore dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. L’elaborato può riferirsi a un personaggio in generale oppure ad aspetti specifici della sua esperienza risorgimentale. La valida trattazione di elementi sinora inediti o non sufficientemente approfonditi può facilitare l’assegnazione.

L’importo assegnato, per ogni edizione annuale del premio, è di € 1.000.

Il Premio Enrico Martini è giunto alla sua terza edizione.

La Società Nazionale incoraggia questa iniziativa e partecipa al suo sostegno economico.

 

Foto: un’immagine di Enrico Martini (Crema, 1818-1869).





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19 maggio 2011
Festival Internazionale della Storia

Dopo il successo internazionale ottenuto nel maggio 2010, con riconoscimenti notevoli da parte della critica e con un afflusso di pubblico eccezionale, è ritornato a Gorizia il Festival Internazionale della Storia, giunto alla sua settima edizione. Il programma è stato curato dall’associazione èStoria di Gorizia, che fin dal 2005 organizza appuntamenti culturali di larga risonanza internazionale. “Guerre”: questo è stato il tema dell’edizione 2011, inaugurata giovedì 19 e conclusasi domenica 22 maggio. La guerra ha guidato gli equilibri e gli assetti del mondo sin dal primo apparire dell’uomo sulla terra. “Dedicare il VII Festival Internazionale della Storia al tema della guerra – ha affermato il curatore del Festival, Adriano Ossola – significa esplorare uno dei misteri insondabili della natura umana e riflettere sui suoi effetti devastanti nel corso del tempo, sui modi in cui si è manifestato e sulle forme di rappresentazione e narrazione a cui ha dato luogo, allontanando da noi l’illusione che il suo demone sia prossimo a essere sconfitto e piuttosto accettando, senza false ipocrisie, l’assunto alla base del celebre motto latino ‘si vis pace, para bellum’ ”. Il programma, davvero ricco e qualificato, ha proposto al pubblico più di una lectio magistralis, dibattiti con studiosi internazionali di chiara fama, presentazioni di libri attraverso incontri e interviste con gli autori, spettacoli, concerti, mostre, proiezioni. L'obiettivo di questa edizione è stato quello di spaziare dall'evo antico a quello contemporaneo sul tema della guerra, con una articolazione su due percorsi guida: il primo, intitolato "Tra pace e guerra", ha offerto un approccio interdisciplinare tra storia, biologia, antropologia, etologia e psicologia; il secondo, intitolato "Nelle tempeste della guerra", ha invece offerto un approccio più specifico al tema, di tipo essenzialmente storico-militare.  Il Festival ha inoltre dedicato un nucleo portante di incontri ed eventi ai festeggiatissimi 150 anni dell’unità d’Italia. Non a caso il logo di questa edizione è tratto dal celeberrimo dipinto di Cammarano raffigurante i bersaglieri a Porta Pia. Nell’ambito di questo percorso storico, il cartellone del Festival è stato scandito da alcune date cardine del processo di unificazione. Numerose quindi le iniziative in tema risorgimentale, con incontri, dibattiti e approfondimenti storiografici molto apprezzati dai partecipanti, che hanno affollato i luoghi in cui questi argomenti venivano trattati. Si è trattato di un modo efficace per mettere a fuoco i tratti più rilevanti dell’identità italiana e i percorsi seguiti dagli italiani per realizzare la loro unificazione nazionale. Ecco alcuni dei temi trattati in quest’ambito: “Uno su Mille. Ippolito Nievo e il Friuli al tempo del Risorgimento”; “Risorgimento: Chiesa, Stato, Società. Il ruolo dei cattolici nella vita politica dell’Italia unita”; “Cronache dell’Italia unita. Fare gli italiani fu un compito che fu intrapreso con vigore e passione anche dopo il 1861”; “Tra insorgenza e guerra civile: il Risorgimento italiano, un tempo da riscrivere”; “Miti, invenzioni e inganni del Risorgimento”; “Bismarck e Cavour: convergenze parallele per le due unificazioni”; “La collina insanguinata: Solferino 1859”; “Il Risorgimento possibile: frammenti di ucronia. E se la storia si facesse anche con i se? Per un Risorgimento alternativo da scoprire”. L’associazione èStoria di Gorizia può contare su un eccellente comitato scientifico internazionale, composto da esponenti di prim’ordine, ha dimostrato una volta di più di saper concretamente realizzare iniziative complesse come questa, di non facile organizzazione, e costituisce ormai un vanto non solo per lo scenario culturale friulano ma anche per quello nazionale italiano. Per maggiori informazioni: www.estoria.it.

Documento 1: il programma del Festival.




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15 maggio 2011
Viva l'Italia

Domenica 15 maggio Aldo Cazzullo ha presentato il suo libro Viva l'Italia al Teatro San Domenico di Crema. La presentazione multimediale dell'opera è stata curata dalla Fondazione Atlantide e dal Teatro Stabile di Verona. L'iniziativa è stata coordinata dal Presidente del Consiglio Comunale di Crema Antonio Agazzi.

 

Foto 1 e 2: due immagini, risalenti a circa un secolo fa, della Chiesa di San Pietro Martire, un tempo sede dell'Inquisizione a Crema, oggi Teatro San Domenico, dove si svolge la presentazione del libro.

Documento 1: l'invito alla presentazione del libro, indirizzato ai destinatari.

Documento 2: l'articolo di Primapagina pubblicato il 20 maggio 2011.




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14 maggio 2011
Convegno sui 150 anni dell'Italia

Sabato 14 maggio si è svolto a Crema, presso la Sala Consiliare del Comune, il convegno sul tema "1861-2011: i 150 anni dell'Italia tra storia e attualità". I relatori sono stati: il prof. Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e componente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150°; il prof. Giorgio Vecchio, Docente di Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Parma; la prof.ssa Maria Luisa Betri, Docente di Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Milano. L'iniziativa è stata coordinata dal Presidente del Consiglio Comunale di Crema Antonio Agazzi.

 

Foto 1: un'immagine, risalente a circa un secolo fa, del Palazzo Municipale di Crema, presso il quale si è svolto il convegno.

Documento 1: l'invito al convegno, indirizzato ai destinatari.

Documento 2: l'articolo del Nuovo Torrazzo pubblicato il 21 maggio 2011.

Documento 3: l'articolo di Primapagina pubblicato il 20 maggio 2011.




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12 aprile 2011
Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi
E' stata inaugurata il 12 aprile la mostra "Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi", presso la Pinacoteca di Brera a Milano. Magnifici ritratti, grandi quadri storici, dipinti molto noti, altri poco visti, uno addirittura inedito: sono di ottimo livello le opere selezionate per questa iniziativa, che riporta l'attenzione del pubblico sulla figura di Francesco Hayez (Venezia, 1791 - Milano, 1882), un artista che emerge sempre di più, a distanza di tempo, come il protagonista più significativo della pittura romantica italiana. Celebrato da Giuseppe Mazzini come riuscito interprete delle aspirazioni nazionali, Francesco Hayez è stato, insieme ad Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi, uno dei tre grandi personaggi che, nell'ambiente milanese di quel tempo, hanno maggiormente contribuito all'unità culturale del nostro paese. Le opere presentate testimoniano la lunga amicizia di Hayez con Manzoni e Verdi, da quelle ispirate agli scritti manzoniani, come il Carmagnola e i Promessi Sposi, a quelle che riprendono alcune delle più amate composizioni verdiane, come I due Foscari, I Lombardi e i Vespri Siciliani. L'esposizione risulta articolata, nel suo percorso di visita, in sei aree tematiche, dai due autoritratti iniziali sino alla musica di Rossini e Verdi. Esauriente e valido il catalogo Skira, con relazioni introduttive e apparati critici molto competenti e puntuali. La mostra è rimasta aperta sino al 25 settembre. Per maggiori informazioni: www.brera.beniculturali.it.  

Foto 1: copertina del Catalogo della mostra.
Documento 1: nota informativa sulla mostra.



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21 marzo 2011
Le battaglie per l'indipendenza
Al Palazzo Reale di Milano, il 150° anniversario dell'unità d'Italia si è celebrato con il ritorno della storica "Galleria delle Battaglie", la raccolta di dipinti costituita da Vittorio Emanuele II, che pose nella reggia milanese, a partire dal 1859, una scelta di quadri di questo soggetto. Tra le opere, le rappresentazioni delle battaglie di Magenta, Palestro, San Martino e Solferino, alle quali si aggiunsero Novara, Villafranca e Custoza. Una galleria storico-celebrativa, nata sull'esempio di quella, molto più vasta, di Versailles e della precedente raccolta torinese di Carlo Alberto. La "Galleria delle Battaglie", dispersa e ricostituita più volte, era stata destinata ad altre sedi, tra le quali il Museo del Risorgimento di Milano. Ora torna alla sua sede originale, dopo accurati restauri durati molti anni. Sono dipinti firmati da Domenico e Gerolamo Induno, che insieme ad Eleuterio Pagliano sono interpreti dal vivo e cronisti dell'epopea unitaria, accanto ai modi più tradizionali di Pontremoli ed ai diversi stili di Norfini, Rossi Scotti e Giacomelli. La mostra è allestita nella Sala delle Cariatidi. Sempre a Palazzo Reale, nelle Sale del cosiddetto Appartamento di Riserva, si svolge in contemporanea la mostra "Gioventù ribelle del '48", con dipinti, testimonianze, manoscritti e apparati multimediali, in buona parte basata sulle memorie di Giovanni Visconti Venosta. Le due mostre sono rimaste aperte sino al 5 giugno.

Foto 1: copertina del Catalogo della mostra.
Documento 1: informazioni sull'inaugurazione della mostra.
Documento 2: elenco delle opere esposte.
Documento 3: scheda informativa.



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20 marzo 2011
Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino

Si è riaperto il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, dopo cinque anni di chiusura. Il Museo di Palazzo Carignano si è profondamente rinnovato e si presenta ai visitatori con allestimenti all'avanguardia e collezioni di sicuro interesse. Per maggiori informazioni www.museorisorgimentotorino.it.

Foto 1, 2 e 3: immagini di Palazzo Carignano a Torino, sede del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
Foto 4 e 5: immagini della Biblioteca Nazionale di Torino, presso le adiacenti Scuderie di Palazzo Carignano.
Documento 1: informazioni da Ufficio Stampa.




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17 marzo 2011
Venezia che spera

Si è aperta il 17 marzo a Venezia, presso il Museo Correr, la mostra “Venezia che spera. L’unione di Venezia all’Italia (1859-1866)”. Il Comune di Venezia e la Fondazione dei Musei Civici di Venezia hanno organizzato questa iniziativa dedicandola al periodo tra la seconda e la terza guerra di indipendenza, quando il Regno d’Italia era da poco costituito ma Venezia e il Veneto rimanevano ancora sotto la dominazione austriaca. Sono presentate oltre duecento opere tra dipinti, documenti, cimeli, disegni, fotografie  e manifesti, che rappresentano quegli anni di attese deluse ma anche di intense speranze, una situazione sintetizzata idealmente nella Venezia che spera, il celeberrimo quadro del 1861 dell’Appiani, che fornisce il titolo al percorso espositivo. Il materiale è stato selezionato in modo da poter delineare un quadro significativo delle vicende risorgimentali veneziane, diverse da quelle di altre realtà italiane anche per lo stacco cronologico con cui la città lagunare e il Veneto entrarono a far parte del nuovo Regno. Da segnalare i documenti fotografici provenienti dagli Archivi della Fondazione, che presentano rare vedute della città durante l'occupazione austriaca, alcune riprese di avvenimenti e numerosi ritratti di protagonisti e testimoni dell'epoca. Interessante anche la parte riguardante la medaglistica, sia austriaca che italiana, e la monetazione, sia di Francesco Giuseppe I che di Vittorio Emanuele II. La mostra è rimasta aperta sino al 29 maggio.

 

Foto 1: copertina del Catalogo della mostra.




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17 marzo 2011
Bagnolo, Italia

Un programma equilibrato, intelligente, completo: lo offre il Comune di Bagnolo Cremasco in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Innanzitutto, un programma equilibrato perché gli appuntamenti più intellettuali si alternano ai momenti caratterizzati dalla più simpatica gradevolezza. Ci si aspetta molto sia dal dibattito tra i due professori Silvano Allasia e Vittorio Dornetti, sia dal brindisi tricolore e dalla cena risorgimentale sotto le stelle. Inoltre, un programma intelligente perché si sono operate scelte e selezionate iniziative incentrate su ciò che nel processo risorgimentale è contato davvero e non, come talvolta avviene in questi mesi di celebrazioni, su ciò che del Risorgimento costituisce oggi la rappresentazione più credulona. Per intenderci: meno favolistica mazziniana o aneddotica garibaldina e invece più spazio ai difficili rapporti tra cattolici e dirigenza liberale, così come alla relazione critica tra realtà locali e impulso patriottico nazionale. Insomma, a Bagnolo si sono operate scelte valide con buona cognizione di causa. Infine, un programma completo perché comprende una valida esposizione di materiale risorgimentale (i documenti sull'omaggio offerto al Governo Provvisorio di Lombardia e sul suo autore sono di notevole interesse), alcuni pregevoli eventi musicali, la sempre apprezzata fanfara dei bersaglieri (grazie per non averli diffamati poiché, da italiani, combattevano i briganti a payroll Wittelsbach) e poi eventi teatrali, conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di film e via dicendo. Il tutto non circoscritto a poche settimane intorno al 17 marzo ma nell’arco di otto mesi densi di avvenimenti. Un plauso alla bravissima Bagnolo, al Sindaco Doriano Aiolfi, all’Assessore alla Cultura e all’Istruzione Gian Mauro Dornetti ed al Comitato che sta realizzando le iniziative.

Foto 1: lo stemma del Comune di Bagnolo Cremasco. 
Documento 1: il programma delle iniziative per il 150° dell'unità d'Italia.
Documenti 1 e 2: articoli di stampa.




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16 marzo 2011
Da Napoleone a Vittorio Emanuele II

Mercoledì 16 marzo alle ore 18 è stata inaugurata la mostra "Da Napoleone a Vittorio Emanuele II", nella sala Francesco Agello presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco. La mostra è rimasta aperta sino al 25 aprile.

Foto 1: manifesto della mostra.





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16 marzo 2011
Contributo dei Cremaschi all'unità d'Italia
Il 16 marzo si è tenuta, presso la Sala Consiliare del Comune di Crema, la relazione sul tema "Il contributo dei Cremaschi all'unità d'Italia", riservata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. La presentazione è stata svolta dal prof. Vittorio Dornetti, noto studioso di storia risorgimentale e apprezzato relatore in recenti iniziative dedicate a questo argomento. Ha fatto gli onori di casa il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Agazzi. Impeccabile il suo stile di relazione e molto apprezzata la sua capacità di coinvolgimento dei presenti, oltre che la sua attenta gestione dei tempi e degli interventi. Tra i vari esponenti politici che hanno accolto i numerosissimi studenti giunti in Sala Consiliare, la prof. Paola Orini, Assessore Provinciale all'Istruzione, Formazione e Lavoro, ha saputo meglio di ogni altro parlare ai giovani che gremivano la sala: il suo è stato un intervento breve ma molto incisivo, nel quale ha sottolineato l'importanza del fatto che proprio dai giovani il Comune di Crema abbia inteso far partire le celebrazioni per il 150° dell'unità d'Italia, invitando poi tutti i ragazzi a non vivere questo anniversario solo con la mente ma anche con il cuore. Il suo è stato il best speech in sala, il modo migliore per trasmettere agli studenti quel senso di italianità che non si nutre solo di informazioni ma anche di emozioni. Bravo come sempre il prof. Dornetti, che è riuscito in poco più di mezz'ora di relazione a rappresentare un mondo, peraltro complesso e discusso, come quello del nostro Risorgimento locale, con i suoi principali riferimenti a quello nazionale. Un ottimo inizio per il Comune di Crema e per il suo Sindaco, il dott. Bruno Bruttomesso, che ha avuto ragione a credere in queste celebrazioni e che sta dando a tanti altri Comuni un bell'esempio di come festeggiare quest'anno l'Italia: inno nazionale eseguito sia all'inizio che alla fine dell'incontro; i giovani, numerosissimi, protagonisti delle celebrazioni sin dal primo evento in calendario, uniti ai loro insegnanti; esponenti politici che hanno espresso interventi tesi ad unire e condividere, non a polemizzare e screditare; un relatore equilibrato, affidabile, profondo conoscitore della materia e lontano da protagonismi ed esibizionismi. Un ottimo inizio. Complimenti a Crema, dove la parola unità sta diventando un fatto possibile. 

Documento 1: estratto dalla cartella consegnata alla stampa prima dell'incontro con gli studenti in Sala Consiliare.




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18 febbraio 2011
Il primo passo verso l'unità d'Italia - Fatti e personaggi del 1848 a Crema
Il Lions Club Soncino ha organizzato il 18 febbraio un'interessante iniziativa dedicata ai fatti che si sono svolti a Crema nel 1848 ed ai cremaschi che furono attivi durante le Cinque Giornate di Milano e la prima guerra d'indipendenza. La serata è stata introdotta dal Presidente, dott. Paolo Venturelli, che ha presentato il relatore, dott. Pietro Martini, e gli ospiti presenti, tra i quali il Presidente di Circoscrizione Roberto Rocchetti e il Delegato di Zona Gianni Marchesi, il Presidente della Pro Loco di Soncino Teresio Defendenti e il curatore del Museo del Risorgimento di Soncino Devio Cernuschi. L'evento comprendeva anche l'esposizione di cimeli storici di quel periodo, tra i quali una rara bandiera sabauda del 1848 ed alcune armi bianche e da fuoco.

Documenti 1, 2 e 3: articoli di stampa.



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07 febbraio 2011
Napoleone III e l'Italia. La nascita di una Nazione 1848-1870
E' stata inaugurata il 7 febbraio, presso il Museo del Risorgimento di Milano, la mostra "Napoleone III e l'Italia. La nascita di una Nazione 1848-1870". L'esposizione si propone di ripercorrere i momenti salienti del Secondo Impero francese e del Risorgimento italiano attraverso le circa 120 fotografie originali, per la maggior parte inedite, che vengono esposte nelle sale del Museo di via Borgonuovo e che consentono un'originale lettura della storia attraverso la fotografia, considerata, proprio a partire da quei momenti, come un potente mezzo di comunicazione e documentazione. Durante la campagna d'Italia, Napoleone III reclutò un fotografo, Léon Méhédin, per documentare le fasi del conflitto. L'imperatore comprese l'importanza della testimonianza diretta, raccolta attraverso le immagini scattate sul campo. Méhédin produsse una ricca documentazione fotografica, resa ancor più interessante dall'aggiunta di notazioni scritte sui cartoni a supporto delle stampe, dove riportò le parole dello stesso imperatore a commento delle attività militari. Si tratta di veri e propri reportage, che segnano la nascita della comunicazione per immagini, destinati anche all'opinione pubblica, sempre più coinvolta nelle vicende politiche e belliche. Uno straordinario nucleo di fotografie proviene dal Musée de l'Armée, che ha sede presso l'Hotel des Invalides a Parigi. Tre preziosi oggetti, provenienti dalla Francia e dalla Svizzera, arricchiscono il percorso espositivo: il bozzetto del congresso di Parigi, ad opera di Eduard-Luis Dubufe; l'agenda di appunti presi durante il Congresso di Parigi da Cavour; l'album fotografico della campagna d'Italia con gli appunti di Léon Méhédin. Sono esposte anche alcune suggestive immagini provenienti dalle Collezioni Alinari di Firenze e dalle Civiche Raccolte Storiche di Milano. La mostra è rimasta aperta sino al 10 aprile. Si prevede che nel 2012 l'esposizione venga effettuata al Musée de l'Armée di Parigi.

Foto 1: copertina del Catalogo della mostra.



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05 novembre 2010
I Cremaschi alle Cinque Giornate. Il contributo dato dai Cremaschi alle Cinque Giornate e alla prima guerra d'indipendenza

Di grande successo anche la seconda serata organizzata dall'Associazione degli ex alunni del Liceo Ginnasio "Alessandro Racchetti" di Crema, sul tema “Il Risorgimento e Crema”, condotta dal prof. Vittorio Dornetti davanti a una sala gremita di ascoltatori. L’argomento: “I Cremaschi alle Cinque Giornate. Il Contributo dato dai Cremaschi alle Cinque Giornate e alla Prima Guerra di Indipendenza”. Anche questo evento si è svolto a Crema, a Palazzo Vimercati. Circostanziata la ricostruzione del contesto storico e dei fatti di quel periodo, così decisivi per il processo risorgimentale. Ricca di nuovi elementi biografici la presentazione dei personaggi coinvolti in quelle vicende, con ruoli di rilievo che vanno oltre l’ambito locale.
Per primo Vincenzo Toffetti, attivo nei moti del 1821, importante figura di collegamento tra i liberali piemontesi e lombardi prima dell'insurrezione, Ambasciatore del Governo Provvisorio lombardo a Napoli, fidato consigliere di Cavour in occasione della guerra in Crimea, ultimo della sua famiglia, che lascia il palazzo di Ombriano ai banchieri Rossi di Genova. Quindi Enrico Martini, che promuove la formazione del Governo Provvisorio nella Milano assediata dagli austriaci, diviene intimo di Carlo Alberto e facilita la fusione tra Piemonte, Lombardia e Veneto, svolge come Ambasciatore importanti incarichi in Italia e in Europa, collabora strettamente con Cavour e poi con Rattazzi, è eletto al parlamento per ben quattro legislature e supera a Crema, negli ultimi mandati, ogni avversario politico senza alcun ricorso al ballottaggio e con uno schiacciante numero di preferenze, nonostante una mirata campagna diffamatoria in suo danno. Ottaviano Vimercati, che combatte come ufficiale dei bersaglieri, in battaglia salva la vita a Lamarmora, è a fianco di Vittorio Emanuele a Vignale e si afferma quindi come apprezzato diplomatico. Enrico Zurla, che alla notizia dell’insurrezione di Milano rischia con altri patrioti cremaschi la vita per costituire il nuovo governo locale contro gli austriaci. Paolo Marazzi, che in quei mesi riesce a dar voce politica alla nostra città in favore della fusione tra il Piemonte e la Lombardia, nonostante le resistenze, nel Governo Provvisorio, dell’abate Anelli spalleggiato da Cattaneo. Lodovico Oldi, personaggio riservato ed enigmatico, punto di riferimento per chi a Crema già progettava istituzioni liberali e civili, attivo anche nel decennio di preparazione e tra i primi reggitori cittadini dopo la definitiva cacciata degli austriaci.
Richiamati anche personaggi che si formarono in quegli anni e che onorarono Crema dopo l’unità, come Luigi Griffini e Pietro Donati. Al termine, riportati brani dal testo ancora inedito di Ferdinando Meneghezzi, dedicato agli avvenimenti svoltisi a Crema in quei mesi del 1848 e riprodotto grazie alla disponibilità della Direzione della Biblioteca di Crema.
Una serata dedicata ai cremaschi protagonisti di quel punto di svolta, di quello snodo cruciale della nostra storia che furono le Cinque Giornate e la Prima Guerra di Indipendenza. Un doppio atto di giustizia, quindi. Da un lato, verso avvenimenti storici spesso trascurati rispetto a talune enfatizzazioni degli eventi successivi. Dall’altro, verso uomini che fecero la storia ma poi furono messi in ombra da un certo modo di scrivere la storia. Nelle prossime celebrazioni locali del 150° dell'Unità dovrebbe esser più difficile insistere a ignorare Vincenzo Toffetti, Enrico Martini, Ottaviano Vimercati, Attilio Zurla, Paolo Marazzi, Lodovico Oldi e Ferdinando Meneghezzi.
Per maggiori informazioni sull'Associazione degli ex alunni del Liceo Ginnasio "Alessandro Racchetti" di Crema: www.exalunniracchetti.it.

Foto 1, 2, 3, 4, 5 e 6: immagini del relatore e del pubblico.
Documenti 1, 2 e 3: articoli di stampa.




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08 ottobre 2010
Il Risorgimento: un'occasione o un problema? Presentazione del processo risorgimentale
Sono iniziate a Crema le celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia. Un ottimo inizio, grazie alla prima delle due iniziative dedicate dall'Associazione degli ex alunni del Liceo Ginnasio "Alessandro Racchetti" di Crema al tema “Il Risorgimento e Crema”. L’argomento della prima serata è stato “Il Risorgimento: un’occasione o un problema? Presentazione del processo risorgimentale”. L'evento si è svolto a Crema, presso Palazzo Vimercati. Pubblico molto qualificato, posti esauriti in sala e forte attenzione verso gli argomenti esposti dal relatore, il prof. Vittorio Dornetti. Insegnante presso il locale Liceo Scientifico, stimato collaboratore di istituzioni e associazioni culturali, il prof. Dornetti è anche uno studioso noto per le sue ricerche storiche e per le sue apprezzate pubblicazioni. Da tempo sta approfondendo il processo formativo risorgimentale, con particolare attenzione ai collegamenti tra la storia nazionale e quella locale, riscoprendo, attraverso un rigoroso esame delle fonti, fatti e personaggi rimasti sinora nell’ombra a causa di talune impostazioni storiografiche a dir poco convenzionali. Presenti l’Assessore alla Cultura, l’arch. Paolo Mariani, e il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Agazzi, che ha introdotto la serata nel contesto del programma che il Comune di Crema ha iniziato a svolgere per il 150° anniversario dello Stato italiano.
Il prof. Dornetti ha presentato i principali elementi su cui la storiografia più critica verso il Risorgimento insiste: le teorie meridionaliste che spiegano il brigantaggio come lotta di popolo e reazione legittimista borbonica alla conquista "piemontese" del meridione; le tesi sugli attacchi della Massoneria al magistero della Chiesa, attraverso la soppressione degli ordini religiosi e l’appropriazione dei beni ecclesiastici; le nostalgie per il buongoverno austriaco del lombardo-veneto, alquanto idealizzato; la riduzione del Risorgimento a una sequenza di annessioni regie per scopi meramente dinastici.
Convincenti le argomentazioni con cui il prof. Dornetti ha controbattuto agli eccessi di queste tendenze storiografiche, che stanno portando, con uno stile molto libellistico, a un crescendo di sentimenti antitaliani, utilizzando una "retorica dell’anti-retorica" di facile presa emozionale.
Dopo aver passato in rassegna tutti gli elementi per cui il Risorgimento ha costituito un’occasione più che un problema e dopo aver sottolineato l’importanza del nostro divenire una realtà nazionale nel contesto europeo, dopo secoli di assoggettamento politico e di ritardo istituzionale, il prof. Dornetti ha ricordato come il Risorgimento sia stato fatto in buona misura dai giovani, con passione, speranza e coraggio. Oggi spesso la storia tace i fatti importanti e indugia sulle cose minute, sulle debolezze che persino i grandi uomini possono aver avuto. Si tratta della storia “vista dal buco della serratura”, figlia di un tempo che stenta a trovare il senso delle cose importanti, quelle per le quali da sempre gli uomini combattono e arrivano a dare, come nel Risorgimento, anche la propria vita.
Una storia che fa dell'Italia "il paese che nessuno vuole" e che rischia di riportare gli italiani a mentalità e attitudini preunitarie. O forse una storia che ha fatto il suo tempo e che sta per essere cambiata proprio da nuove generazioni ancora capaci di quella passione, di quella speranza e di quel coraggio indicati dal prof. Dornetti al termine della sua applauditissima relazione.
Per maggiori informazioni sull'Associazione degli ex alunni del Liceo Ginnasio "Alessandro Racchetti" di Crema: www.exalunniracchetti.it.

Foto 1, 2, 3, 4, 5 e 6: immagini del relatore e del pubblico.
Documenti 1, 2 e 3: articoli di stampa.




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06 ottobre 2010
I pittori del Risorgimento

Si è conclusa nel mese di gennaio a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, la mostra “1861 I pittori del Risorgimento”, che era stata inaugurata il 6 ottobre 2010. La mostra ha aperto a Roma le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Si tratta di una notevole rassegna di dipinti, centrata soprattutto sulla pittura di battaglia. Molte le opere dei protagonisti della pittura di quegli anni, come Giovanni Fattori, Federico Faruffini, Gerolamo e Domenico Induno, Eleuterio Pagliano e altri importanti artisti, definiti “pittori soldati” perché parteciparono direttamente alle campagne militari del loro tempo. Celeberrime alcune opere esposte, come la Meditazione dell’Hayez, di notevole forza emotiva, od i bersaglieri di Cammarano, che “bucano” la tela con un taglio già cinematografico. Una mostra che racconta come per fare l’Italia fu necessario scendere su terreni di guerra dove né il dolore, né la morte poterono fermare il coraggio di tanti giovani patrioti. Un racconto avvincente, che aiuta a rivivere un periodo straordinario della nostra storia.


Foto 1: copertina del Catalogo, con un dettaglio del quadro di Gerolamo Induno “La partenza dei coscritti nel 1866”, 1878, Milano, Museo del Risorgimento.




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19 settembre 2010
Pittori e patrioti nella Roma del Risorgimento

A gennaio si è chiusa a Roma, presso il Museo di Palazzo Braschi, la mostra “Il Risorgimento a colori: pittori, patrioti e patrioti pittori nella Roma del XIX secolo”, che era stata inaugurata il 19 settembre 2010. La mostra si è inserita nel programma delle celebrazioni per il 140° anniversario di Roma Capitale. Un anniversario molto importante, che questa iniziativa ha meritoriamente sottolineato, invitando il pubblico a riflettere sulle tappe più significative della Roma risorgimentale: dalla Repubblica Romana del 1849 alla sconfitta di Garibaldi a Mentana, fino al definitivo crollo del potere temporale della Chiesa con la presa di Roma da parte dei bersaglieri il 20 settembre 1870. Gli autori delle opere esposte furono pittori di storia e al contempo patrioti. I loro quadri sono espressione del clima di speranze, passioni ed eroismo che segnò il rapporto tra loro e Roma, luogo fisico ma anche luogo dello spirito, punto di arrivo dell’intera epopea risorgimentale. Una Roma divenuta, da sogno di pochi coraggiosi, certezza storica per tutti gli italiani.

Foto 1: copertina del Catalogo, con il quadro di Archimede Tranzi sulla breccia di Porta Pia.