Temi Risorgimento Italiano - Società Nazionale


Presentazione della Sezione

In questa Sezione del sito è proposta una scelta di temi del Risorgimento italiano che si riferiscono sia a capoluoghi come Torino, Milano e Roma, sia alle città di Pinerolo e di Crema, dove la Società Nazionale ha trovato un valido supporto organizzativo. Sono tuttavia gradite segnalazioni di temi di comune interesse anche da ogni altra parte d'Italia. Il sito è costituito da circa tre anni ed i contenuti iniziali saranno rapidamente ampliati e arricchiti, meglio se con i contributi provenienti da tutto il territorio nazionale.

Cliccando sul titolo di alcuni temi è possibile accedere ad ulteriori informazioni poste al livello inferiore. In altri casi non vi sono dati ulteriori ed il fatto si esaurisce nel testo posto al livello superiore.




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Il Governo Provvisorio di Lombardia

Siamo nel 1848, in Lombardia. Dopo l’insurrezione di Venezia e le Cinque Giornate di Milano, gli austriaci si ritirano nel loro Quadrilatero, nell’attesa dei rinforzi. A Milano ha preso il potere un Governo Provvisorio, che regge le sorti dei territori lombardi. Carlo Alberto, Re di Sardegna, scende in campo contro l’esercito più forte d’Europa. Il Re ha sostituito l’antica bandiera azzurra sabauda con il tricolore. Ha inizio così la prima guerra d’indipendenza italiana. Il Governo Provvisorio di Lombardia è alleato di Carlo Alberto, come lo sono i governi provvisori che sono sorti a Venezia e nei Ducati. Il Governo nasce quando le truppe austriache occupano ancora la linea dei bastioni milanesi. Termina, alcuni mesi dopo, con la sua fusione politica e giuridica con la realtà statuale piemontese. La fusione è decisa ed attuata anche dal Veneto e dai Ducati. Si crea in tal modo un nuovo Stato, limitato per il momento al nord della penisola. Si sta per procedere alla convocazione della assemblea costituente. Già si è provveduto a rinnovare la compagine ministeriale, composta ora dai rappresentanti piemontesi, lombardi e veneti del nuovo ordinamento. Purtroppo la sconfitta di Custoza e l’esito negativo della campagna militare provocano il ritorno degli austriaci nel Lombardo-Veneto. E’ la fine di questo primo tentativo di fare dell’Italia, od almeno dell’Italia settentrionale, una nazione indipendente. Il Risorgimento italiano occupa un periodo di tempo di alcuni decenni ed offre un’ampia gamma di scelta in ordine ai momenti ed alle circostanze del suo divenire. Perché occuparsi del 1848 ed in particolare del Governo Provvisorio di Lombardia? Perché nel 1848 si intraprende in Italia il primo progetto per raggiungere l’identità di nazione e superare le istituzioni degli Stati italiani preunitari. Per la prima volta si combatte, con coscienza e volontà, a viso aperto, per la formazione di uno Stato nazionale unito ed indipendente, dopo il periodo delle cospirazioni e dei moti. Le vicende del Governo Provvisorio di Lombardia e dei suoi rapporti con il Regno di Sardegna rappresentano in quel momento qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora ci stupisce per la sua improvvisa vitalità, che si realizza con forza, con uno stacco dal passato ed un salto nel futuro che hanno, anche a distanza di un secolo e mezzo, del sorprendente. E’ veramente un’avventura, coraggiosa e quasi incredibile, quella in cui ha inizio il Governo Provvisorio di Lombardia ed in cui Carlo Alberto entra in guerra contro l’Austria. Si tratta di un Governo che svolge un ruolo volto a facilitare il passaggio dal momento insurrezionale delle Cinque Giornate ad una nuova struttura politica stabile, ad un nuovo ordinamento giuridico. Una volta esaurito il suo ruolo di transizione, il Governo trasferisce i propri poteri alla nuova entità statuale nata dalla fusione con il Regno di Sardegna e termina così il suo compito. Poco dopo la fusione, come si è detto, la forza delle armi austriache impedisce che il nuovo Stato si sviluppi da tali premesse. Radetzky rioccupa il Lombardo-Veneto e Carlo Alberto deve ritirarsi nei suoi territori. I connotati giuridici del nuovo stato nato dalla fusione si rivelano dunque solamente formali e la storia, nel suo fattuale divenire, li archivia nel folto novero delle possibilità non realizzate.

Foto 1: copia del proclama del 23 marzo 1848, con cui Carlo Alberto dichiara l'entrata in guerra contro l'Austria, in difesa della Lombardia e del Veneto, Torino, Archivio di Stato.
Foto 2: il conte Gabrio Casati, Presidente del Governo Provvisorio di Lombardia, Milano, Museo del Risorgimento.
Foto 3: il conte Vitaliano Borromeo, Vice Presidente del Governo Provvisorio di Lombardia.
Foto 4: testate dei principali giornali pubblicati in Milano dalla fine di marzo all'inizio di agosto del 1848, Milano, Museo del Risorgimento.
Foto 5: copia di uno dei numerosi manifesti (questo è stampato a Cremona, per conto del dottor Marcello Cerioli, in data 17 maggio 1848) con cui il partito albertista in Lombardia propugnava la fusione immediata tra il Governo Provvisorio di Lombardia e il Regno di Sardegna, Modena, Museo del Risorgimento. 
Foto 6: copia del proclama dell'8 giugno 1848, con cui il Governo Provvisorio di Lombardia annuncia l'esito delle votazioni per il plebiscito, che è largamente favorevole alla fusione immediata con il Regno di Sardegna, Milano, Archivio di Stato.





Crema ai tempi della prima Italia

Ferdinando Meneghezzi è stato per molto tempo una sorta di involontario ghost-writer del ’48. Il suo “Diario delle cose notabili avvenute in Crema nell’anno 1848” è stato infatti lo scritto da cui molti hanno preso informazioni se non anche interi brani di testo, in alcuni casi citandolo, in altri casi no. Naturalmente gli addetti ai lavori hanno sempre saputo riconoscere certe espressioni, certi giri di frasi provenienti da quell’unica cronaca dalla quale si sono poi sviluppati tanti testi a stampa. E’ giusto, in questo 150° anniversario dell’unità d’Italia, non dimenticarsi di lui. Uomo intelligente, colto, riservato sino ad una malcelata scontrosità, Meneghezzi avrebbe forse preferito continuare a scivolare tra le pieghe di una memoria storica locale in cui ineffabilmente il suo nome pareva destinato a diradarsi e scomparire. Invece no, ecco che oggi lo ricordiamo volentieri, partendo proprio da quella cronaca che fu per lui un modesto esercizio di scrittura, almeno rispetto all’importanza letteraria delle sue opere di ispirazione goldoniana fino al 1858 ed al valore giornalistico dei suoi articoli pubblicati sull’Eco di Crema dal 1859 alla sua scomparsa, nel 1863. La sua descrizione di quel paio di settimane del 1848 non solo merita attenzione perché di quei momenti abbiamo ben poco d’altro, ma anche perché può indicare una strada ancora da percorrere per coloro che intendano conoscere meglio com’era Crema in quei quattro mesi di improvvisa libertà dal governo austriaco. In fondo Meneghezzi ha scritto solo il primo capitolo di quella prima Italia che, anche a Crema, rappresentò una grande novità. Certo, qualcosa ha scritto Benvenuti, qualcosa ha cercato di scrivere Perolini. Di altri si tace per carità di patria. Ma esiste ancor oggi del materiale, piuttosto eterogeneo e sparso in contesti diversi, che attende di essere ordinato, ricomposto e finalizzato ad un’opera sulla Crema di quel tempo. Si potrebbe partire proprio dalla cronaca di Meneghezzi e portarla avanti, dal giorno successivo alla partenza di Carlo Alberto verso Cremona, cioè dal 3 aprile, al giorno precedente al ritorno degli squadroni di cavalleria austriaca, cioè il 31 luglio.




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Italiane

E’ probabilmente Francesco Hayez che, per primo, riesce a dare compiuta espressione non solo alla sembianza fisica ma anche all’idea dell’italiana del Risorgimento, della giovane donna che vive il dramma dell’oppressione straniera. Dopo i celebri quadri della pittura di storia degli anni venti e trenta, come i Vespri Siciliani o Gli abitanti di Parga, a partire dagli anni quaranta Francesco Hayez rappresenta in alcuni suoi dipinti, attraverso le sue modelle, la bellezza struggente dell’eroina malinconica, sofferente ma fiera, umiliata ma con negli occhi una luce indomabile di coraggio, insomma una donna così italiana, e soprattutto così esemplificativa della donna italiana dopo Custoza e Novara, da divenire subito la personificazione di una generazione di donne in attesa di riscatto e rivincita, l’esemplificazione pittorica della stessa Italia, sconfitta ma non perduta. Sono opere che sin da allora colpiscono profondamente al cuore e sviluppano una forte emozione in moltissimi italiani. Un grande Romanticismo, questo di Francesco Hayez, non solo per la sua lezione pittorica ma anche per la capacità di dare espressività e contenuto artistico ad un momento storico e ad una situazione psicologica di notevole drammaticità. Magistrale la scelta del soggetto apparentemente indifeso, nella sua dolcezza e sensualità, ma in realtà dotato di una forza primitiva, di un fascino inquietante. Alcune opere dissimulano, ma poi non troppo, la loro appartenenza al filone della pittura patriottica, mediante ambientazioni storiche o di costume eterogenee, come la Ciociara del 1842 o la Tamar del 1847. Altre sono esplicite nel loro messaggio, come il Pensiero malinconico del 1842 o le due versioni della Meditazione, quella del 1850 e quella del 1851. L’influenza di Francesco Hayez sugli artisti del tempo, anche su questo tema della bellezza italiana oppressa ma non per questo meno nobile, si manifesta in modo evidente e molto rapido. Basti pensare alla Malinconia di Domenico Induno, del 1849, alla Giovane italiana emigrata che tiene stretti al cuore i colori nazionali di Andrea Appiani jr, del 1850-1855, alla Italia in catene di Francesco Canella, del 1851-1855, ed anche alla più tarda Venezia che spera di Andrea Appiani jr, del 1861. Non è da trascurare il valore di questo impatto emotivo, di questo messaggio sentimentale sul pensiero risorgimentale e sul vissuto patriottico del tempo. Molto si è scritto sul ruolo che certe opere musicali hanno avuto sull’immaginario collettivo nel Risorgimento. Molto resta da scrivere riguardo alle arti figurative, partendo dalla pittura ma non trascurando la scultura. Si pensi, ad esempio, alla Desolazione di Vincenzo Vela.

 

Foto 1: Pensiero Malinconico, Francesco Hayez, 1842.

Foto 2: Meditazione, Francesco Hayez, 1850.

Foto 3: Meditazione, Francesco Hayez, 1851.

Foto 4: Giovane italiana emigrata, Andrea Appiani jr, 1850-1855.
Foto 5: Italia in catene, Francesco Canella, 1851-1855.

Foto 6: Venezia che spera, Andrea Appiani jr, 1861.